Discarica Corcolle, si spacca il governo: dopo Carandini, lascia il ministro Ornaghi?

Dura presa di posizione del ministro dei beni culturali: "Se insistono nel voler localizzare a Corcolle una discarica, troveranno un ministro più disponibile. Io non ci sto". Ieri le dimissioni dell'archeologo Carandini

Nuova puntata nella querelle che potrebbe portare la discarica del post Malagrotta a Corcolle. Dopo l'appoggio al prefetto di ieri da parte di Monti, con annesse polemiche politiche, al Ministero dei Beni Culturali è in atto una vera e propria levata di scudi. E non mancano i gesti concreti. Ieri è toccato all'archeologo Andrea carandini lasciare il Mibac in protesta contro lo sfregio al sito Unesco di villa Adriana. Oggi a minacciare il passo d'addio è direttamente il ministro Ornaghi.

ORNAGHI - Dura la sua presa di posizione: "Se insistono nel voler localizzare a Corcolle una discarica, troveranno un ministro più disponibile. Io non ci sto". Il ministro spiega a Repubblica che "non si tratta di una questione di secondo piano. Non posso ignorare i vincoli imposti sull'area dalla Soprintendenza. Nè possiamo permetterci un'ondata di critiche internazionali. Villa Adriana e il suo ambiente non vanno sfregiati".

Sulla scelta del governo che appare fatta, il ministro avverte: "Si deve passare per una conferenza di servizi. Altri ministri sono perplessi. Non vorrei addossare al governo ulteriori affanni, le dimissioni si danno nei momenti facili" ma "c'è un limite che non può essere superato".

CARANDINI - Ieri era toccato a Carandini sbottare: "Esistono per ciascuno di noi dei limiti di tolleranza civica e personale. Le ultime notizie giuntemi sulla discarica prevista a Corcolle, straordinariamente gravi per la prossimità a Villa Adriana e alle quali non arrivo a credere, rappresentano la goccia che ha fatto traboccare il mio vaso".

Nella lettera, Carandini ringrazia Ornaghi per avergli per tre volte "espresso e rinnovato la fiducia", "l'ultima dopo lo scioglimento per legge dell'ultimo Consiglio Superiore, quando mi ha chiesto di presiedere il nuovo Consiglio in formazione. Benché fossi stanco, per l'aver retto la presidenza in tempi tanto difficili, ho accolto la sua proposta per il tempo necessario ad avviare i lavori e a vedere sulla buona strada progetti ai quali tengo, tra i quali quello che riguarda Pompei, ahimé ancora non illustrato agli italiani, come si dovrebbe, il che fugherebbe le preoccupazioni che continuano a manifestarsi in Italia e all'estero". Ma i problemi non sono mancati. "La mancanza di una politica del Governo - scrive Carandini - verso la cultura intesa come investimento e presupposto di uno sviluppo del Paese, che sia insieme economico e umano, già mi aveva sorpreso e deluso - trattandosi di un governo di meritevoli -, tanto che a più riprese ho sollecitato un qualche pronunciamento di carattere strategico, che segnasse un cambiamento di rotta. Ero e sono combattuto fra la consapevolezza che non si può tornare alla spesa pubblica di un tempo e insieme ero e sono convinto che la rovina culturale dell'Italia ha come conseguenza anche una sua rovina materiale"
 

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