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Discarica Albano, le proteste non bloccano la riapertura: "Chiederemo controlli costanti ad ASL ed Arpa"

Dopo sei anni i camion sono tornati a conferire i rifiuti nell'impianto di Roncigliano

Ci sono volute quattro ore per consentire al primo camion in arrivo da Roma di conferire il proprio carico di rifiuti nella discarica di Roncigliano.

Le proteste e l'ingresso del primo camion

La riapertura del sito, chiuso nel 2016 a seguito di un incendio ad un TMB collegato, non è stata semplice. Nel corso della mattinata del 2 agosto, più di cinquanta residenti si sono infatti presententati al km 24,6 della via Ardeatina. E lì che si trova il cancello che consente l'accesso in discarica. Ed è lì che gli abitanti si sono dati appuntamento  per contestare la decisione di Virginia Raggi di rimettere in funzione l'impianto di Albano Laziale. 

Dopo quattro ore di presidio, con il rischio di essere identificati e di subire delle ripercussioni penali, i manifestanti hanno deciso di sospendere il blocco stradale. Ed è stato a quel punto che è potuto entrare il camion giunto dal TMB di E. Giovi, con 25 tonnellate di rifiuti trattati. I primi in arrivo dalla Capitale.

I controlli chiesti ad ASL ed ARPA

“È stata una violenza - ha commentato l'ingresso del bilico il sindaco Massimiliano Borrelli -  Le persone che erano qui, compresi i bambini, l'hanno vissuta come un oltraggio al territorio". Il primo cittadino, presente con la fascia tricolare, ha inoltre annunciato l'intenzione di chiedere “controlli in maniera quasi quotidiana ad Asl e Arpa” che dovranno verificare la qualità dei rifiuti e lo stato di  falde e pozzi. Ora le proteste, inscenate a Roncigliano con striscioni, slogan e le note di “Grazie Roma”, lasceranno il posto soprattutto alle iniziative legali.

Il ricorso al TAR

Sulla riapertura della discarica, dopo la contestazione messa in atto in Campidoglio dai sindaci dell’ex Provincia, pende anche un ricorso al TAR. Il  Tribunale amministrativo regionale del Lazio, non ha accolto la richiesta di sospensiva. L’ordinanza firmata da Raggi resta quindi valida. Ma la Città Metropolitana, ha stabilito il giudice, entro i prossimi 7 giorni deve fornire  alcuni documenti. Tra questi gli “accertamenti condotti in merito al superamento dei livelli di contaminazione nella falda idrica sottostante il bacino VII della discarica in questione, ivi compresa l'acquisizione dei previsti pareri ambientali”.

I rilevamenti preoccupanti

A proposito di inquinamento, in una relazione firmata dall’Arpa Lazio lo scorso 21 giugno, sono emerse delle informazioni risalenti al 2019. Nonostante fosse chiuso già da 3 anni, all'epoca di questi rilievi l’impianto aveva fatto registrare il superamento della soglia di contaminazione di cinque inquinanti. Anche in maniera piuttosto consistente rispetto ai limiti previsti dal Testo unico ambientale. Si tratta di dati che, inevitabilmente, non lasciano dormire sonni tranquilli ai residenti di Albano Laziale. E finiscono per rafforzare le loro convinzioni sulla discarica imposta dalla Capitale.

La discarica riaperta da Raggi

Nonostante le proteste, al netto dello slittamento dovuto alla ritardata presentazione della fidejussione bancaria, l'ordinanza firmata da Virginia Raggi è pertanto diventata esecutiva. La discarica di Albano Laziale, dopo cinque anni, è tornata ufficialmente in funzione.


 

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