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Discarica Albano: dall’avvocatura dell’ex provincia dubbi sull’ordinanza. Ma Raggi non cambia idea

I legali della Città Metropolitana hanno espresso perplessità sul provvedimento annunciato da Raggi

Rischia di trasformarsi in un braccio di ferro l’ordinanza con cui la Sindaca vuole riaprire la discarica di Albano. Il provvedimento, contestato dal primo cittadino del comune castellano ed anche dalla Regione Lazio, non convincerebbe neppure la Città metropolitana, ente presieduto dalla stessa Raggi. Secondo i legali dell’ex provincia la strada scelta dalla Sindaca infatti  “non è percorribile”.

La notizia, diffusa dall'Agenzia DIRE, non sembra però destinata a scombinare i piani di palazzo Senatorio. Anzi, secondo quanto apprende RomaToday da fonti del Campidoglio,  si sta lavorando alla stesura del provvedimento, che terrà conto di tutti i pareri e gli atti istruttori. Dunque, ci è stato ribadito da Roma Capitale, si va avanti con l'ordinanza. 

Le perplessità dell'avvocatura

L'intenzione della Sindaca, di procedere con un provvedimento urgente per mettere l'impianto di Albano Laziale a disposizione di Roma, è stata sottoposta all'’avvocatura della città Metropolitana. I legali dell'ex provincia, nel valutarla, hanno avanzato delle “perplessità” nel metodo. Dubbi che, a questo punto, suonano come una bocciatura. La sindaca infatti non avrebbe le competenze per firmare un’ordinanza che, nella modalità in cui è stata annunciata, sembrerebbe più nelle corde di un commissario. Ed ovviamente Raggi non assolve questa funzione.

Le ragioni del no all'ordinanza

Ad ostacolare il ricorso allo strumento indicato dalla Sindaca, sempre secondo una ricostruzione dell’agenzia DIRE, sarebbe il Testo Unico dell’Ambiente ed anche, banalmente, un conflitto d’interesse. Raggi infatti, oltre ad essere sindaca di Roma, è anche a capo delle Città metropolitana. Ma proprio per questo, l’intenzione di aprire la discarica di Albano Laziale per raccogliere i rifiuti della Capitale, potrebbe essere interpretata come una scelta nata per avvantaggiare il Campidoglio a discapito di un altro comune dell’ex provincia.

Il tavolo interistituzionale

La volontà di ricorrere alla misura dell’ordinanza “per imporre l’apertura della discarica di Albano Laziale” era stata annunciata a margine dell’incontro tenutosi il 28 giugno. In quell'occasione, per affrontare il delicato tema della gestione romana dei rifiuti, intorno allo stesso tavolo si erano seduti la Sindaca, la prefettura di Roma, la Regione, l’Ama ed il Ministero della transizione ecologica. La successiva nota del Campidoglio, che comunicava l'intenzione di ricorrere ad un'ordinanza urgente per aprire la discarica castellana, ha però finito per sorprendere tutti. Perchè a quella riunione, semplicemente, non era stata comunicata. 

La discarica inutilizzata dal 2016

Il tavolo interistituzionale del 28 giugno aveva contribuito ad affrontare il tema della gestione immediata dei rifiuti. E gli attori presenti, per risolvere il problemi degli scarti non raccolti in strada, aveva convenuto di puntare nell'immediato sull'impianto di Viterbo. L'intenzione di puntare su Albano Laziale, l'impianto chiuso nel 2016 dopo un incendio, è arrivata come un fulmine a ciel sereno. Ma a questo punto non è detto che la strada, indicata dal Campidoglio, resti percorribile. Lo spazio, visto che la disarica è autorizzata fino al 2024, ad Albano Laziale c'è. La possibilità di ricorrervi, per un'imposizione di Roma Capitale, appare a questo punto tutt'altro che scontata.

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