Sabato, 31 Luglio 2021
Politica

Contributi ai disabili gravi, famiglie restano senza assegni. L'assessore M5s: "Dramma, la Regione non collabora"

Scontro politico tra i due enti sui fondi per la non autosufficienza provenienti dal Governo. Nel mezzo centinaia di nuclei familiari rimasti esclusi dall'assistenza

Immagine d'archivio

"La situazione è drammatica e la regione Lazio non vuole collaborare". L'attacco arriva dall'assessore alle Politiche sociali della giunta Raggi, Veronica Mammì, convocata oggi in un'apposita seduta di commissione. Oggetto dello scontro tra Comune e Pisana: i fondi nazionali per la non autosufficienza - di provenienza governativa - destinati ai disabili gravi, un contributo mensile di 700 euro a famiglia. Le risorse per il 2020 infatti sono risultate inferiori a quelle che erano in cassa per l'annualità precedente, questo ha costretto il Campidoglio a ridurre la platea degli aventi diritto modificando i criteri di assegnazione, e ritrovandosi centinaia di famiglie escluse, alle quali il fondo è stato tolto. Di chi è la responsabilità dell'accaduto? Lo scontro tra le parti è aperto. 

L'attacco del Campidoglio alla Regione

Per il M5s, la colpa è della Regione per due motivi. Il primo: se è vero che sono arrivati nelle scorse settimane a far da salvagente 6 milioni di euro aggiuntivi, questi devono essere ripartiti su più annualità per ragioni legate a vincoli contabili. "Ci hanno autorizzato a spendere solo 2 milioni per l'anno corrente, 1 per il 2021 e la stessa cifra per il 2022. Insufficienti per coprire il fabbisogno complessivo" tuona Mammì. Che poi illustra la seconda colpa in capo a suo dire alla giunta Pd di via Cristoforo Colombo. "

Devono rivedere le linee guida che permettano una diversa ripartizione del fondo in proporzione alla gravità". L'idea avanzata dall'assessore è semplice: per far rientrare tutti si potrebbe valutare (come fatto in altri Comuni con lo stesso fondo che, lo ricordiamo, è nazionale) di assegnare assegni con cifre diverse (non il fisso a 700 euro) a seconda delle diverse situazioni. 

In attesa di capire la fattibilità della cosa, resta il problema: a centinaia di famiglie è stata tolta l'assistenza domiciliare. Per il Comune appunto è stato necessario farlo, perché i fondi per il 2020 non erano più sufficienti. E qui arriviamo però all'origine del problema. Perché non erano più sufficienti? Facciamo un rapido passo indietro.

Perché centinaia di famiglie sono rimaste escluse

Per l'anno 2019, la Regione ha stornato circa 11 milioni di euro del fondo, che però sono quasi raddoppiati perché il Campidoglio aveva in cassa, inutilizzati, anche quelli dell'annualità precedente, quando le risorse erano disponibili ma ancora gli uffici stavano lavorando alla definizione delle modalità di assegnazione e formazione delle graduatorie. Con più fondi a disposizione il Comune ha quindi scelto di accettare tutte le domande arrivate, circa 2300. "Hanno 'gonfiato' il fondo realmente a disposizione e preso in carico molte più persone di quelle possibili" ha denunciato l'assessore dem del I municipio Emiliano Monteverde. "Era chiaro che ci sarebbe stato un effetto boomerang negli anni successivi".

Lo stanziamento regionale infatti è rimasto per il 2020 intorno agli 11 milioni, ma le richieste sono addirittura aumentate a circa 2900. Quindi, il 1 gennaio 2020 sono state congelate le erogazioni. Il Comune ha chiesto alla Pisana un aiuto e sono arrivati 6 milioni di euro, non utilizzabili però tutti nel 2020, come già spiegato. Quindi insufficienti. Da qui il nuovo sistema di punteggi elaborato dagli uffici capitolini e la nuova graduatoria, con un tetto minimo a 50 punti sotto il quale non viene più recepitato l'aiuto economico. Dirette conseguenze: centinaia di famiglie escluse alle quali il fondo, prima erogato, è stato tolto. 

"Servono più fondi"

Lo stesso delegato alla Disabilità della sindaca, Andrea Venuto, ha ammesso: "E' un punteggio altissimo, ci sono persone con la Sla che si fermano a 49". Poi ha rivendicato la scelta di aver allargato la platea nel 2019: "I soldi si danno a tutti quelli che hanno bisogno". E ha attaccato la Regione: "Poteva dare più fondi a Roma nella ripartizione per Comuni". 

Le testimonianze delle famiglie 

Che in generale le risorse non siano mai abbastanza per sollevare le famiglie è opinione unanime sia delle forze politiche in campo che dei rappresentanti di associazioni presenti. E allora la domanda sorge spontanea: andare direttamente a Palazzo Chigi, bypassando la Regione, dal momento che al governo stanno entrambe le parti, Pd e M5s, che sulla questione si stanno scontrando? "Non è affatto un'ipotesi lontana dalla realtà" ha ammesso l'assessore.

In commissione era presenti alcuni familiari di persone con disabilità, tra cui la signora Enza, che ha portato all'attenzione il suo caso: "Sono madre di un ragazzo affetto da autismo e sono vedova. A me il Municipio, il IV, ha tolto il caregiver abbassandoci il punteggio. In altri casi analoghi di altri municipi non è successo. Io sono una donna sola e l'autismo di mio figlio pè  in una forma molto grave. Non è autonomo anche se cammina e io non so come fare". Un'altra madre di un ragazzo disabile ha preso la parola, con toni disperati: "Un giorno vi renderete conto che avrete creato un'altra piaga sociale con tutte queste famiglie finite in povertà per accudire i propri figli o parenti disabili. Continuate a fare piste ciclabili, fate pure, e a noi riservate le briciole". 

La replica della Regione

In serata la replica dell'assessore regionale alle Politiche sociali Alessandra Troncarelli: "Basta giocare sulla pelle dei più fragili. Sulla disabilità gravissima, la verità non è quella che Roma Capitale sta cercando di far passare: la Regione Lazio ha fatto e sta facendo di tutto perché l’assistenza sia garantita, nonostante gli errori del Campidoglio nella programmazione della spesa. Abbiamo innanzitutto messo a disposizione 6 milioni di euro aggiuntivi rispetto ai 14,2 milioni già stanziati per l’anno in corso. Si tratta di 4 milioni spendibili nel 2020 e 1 rispettivamente nel 2021 e nel 2022. Abbiamo inoltre specificato che procederemo all’aggiornamento delle linee guida per la disabilità gravissima. I distretti socio-sanitari del Lazio avevano tempo fino al 7 febbraio per segnalare alla Regione le rispettive esigenze. Il nostro obiettivo è allargare la platea degli utenti con disabilità gravissima, senza però mettere a rischio la sostenibilità futura della continuità assistenziale. Questo significa governare in maniera seria, per garantire i servizi ai cittadini più vulnerabili. Non seguiremo chi, invece, vuole fare propaganda sfruttando le difficoltà delle persone"
 

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