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Diritto di conoscere le proprie origini: la Cedu condanna l’Italia

"Il diritto dell'adottato di conoscere le proprie origini deve essere bilanciato con quello della madre biologica che ha scelto di non essere nominata"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RomaToday

Il diritto dell'adottato di conoscere le proprie origini è protetto dall'articolo 8 CEDU e, nell'ipotesi ex art. 28 Legge 184/1983 deve essere adeguatamente bilanciato con quello della madre biologica che ha scelto di non essere nominata.

Il divieto di conoscere le proprie origini per tutelare il diritto della madre biologica di rimanere anonima è contrario alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell'uomo nella sentenza Godelli contro Italia (ricorso n. 33783/09) depositata il 25 settembre che è costata una condanna all'Italia. Il divieto di accesso alle informazioni sulle proprie origini, imposto all'adottato ai sensi dell'art. 28 legge n. 184/1983, quando la madre biologica abbia chiesto di non essere nominata, fa emergere l'assenza di un equo bilanciamento tra gli interessi coinvolti, vale a dire quello della madre a non essere nominata e quello dell'adottato a voler conoscere le proprie origini, la provenienza e le ragioni dell'abbandono. La tutela esclusiva dei diritti riconosciuti alla madre che chiede l'anonimato determina, pertanto, una violazione dell'articolo 8 della Convenzione, perché finisce per prevalere incondizionatamente su quella che, parimenti, dovrebbe essere garantita all'adottato, specie laddove il silenzio sulle origini abbia causato a quest'ultimo una grave sofferenza psicologica e morale.

"Si tratta di una questione delicatissima perchè conoscere le proprie origini - commenta l'Avv. Maria Giovanna Ruo, Presidente Nazionale CamMiNo - ha a che fare con la costruzione dell'identità di ogni persona. Si tratta di un diritto fondamentale che va prioritariamente garantito e tutelato. E poi ci sono anche problematiche connesse con il diritto alla salute. Dovrebbe essereconsentito a tutti l'accesso ai dati sanitari dei genitori. Sappiamo che la familiarità è un indice di rischio per molte malattie (ad es. quelle cardiocircolatorie) e conoscere la storia sanitaria dei genitori è importante per prevenire e curare nel migliore dei modi. Quello individuato dalla Corte europea è un nodo da sciogliere al più presto, tenendo anche presente che la norma che prevede il diritto della donna a non essere nominata ha anche la finalità di offrire un'alternativa all'interruzione della gravidanza".

Emanuele Pireddu

Ufficio stampa Camera Minorie

 

 

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