Dipendenti capitolini in smart working: buoni pasto anche per chi lavora da casa

Il Campidoglio ha raggiunto accordo con sindacati per regolare modalità organizzative e retributive del lavoro da remoto: “Roma Capitale laboratorio di innovazione”

Regolare le modalità organizzative e retributive legate allo smart working per i dipendenti di Roma Capitale: è questo l’obiettivo dell’accordo raggiunto tra l’Amministrazione capitolina e le organizzazioni sindacali della funzione pubblica. 

L’intesa prevede l’erogazione dei buoni pasto, a partire dal 1 aprile, per tutti i lavoratori cui è stato disposto il mantenimento del consueto orario di lavoro anche in modalità da remoto. 

Coronavirus, i buoni pasto tornano ai dipendenti capitolini

I buoni relativi alle settimane di marzo attraversate dall’emergenza Covid erano stati utilizzati per acquistare beni di prima necessità a beneficio delle fasce più indigenti della popolazione cittadina.
 
L’accordo prevede il mantenimento delle indennità di responsabilità e funzione proprie della qualifica professionale del dipendente, mentre le indennità relative alle condizioni di lavoro non vengono erogate perché connesse con la presenza fisica ufficio. Le somme non erogate saranno accantonate ed incrementeranno il fondo per il salario accessorio così da finanziare in futuro specifici istituti incentivanti.

Smart working dipendenti capitolini: "Roma laboratorio di innovazione"

“Si tratta di un accordo che garantisce ai dipendenti il riconoscimento del salario accessorio anche in una fase in cui il lavoro viene organizzato prevalentemente da remoto. Roma Capitale si sta affermando come vero e proprio laboratorio all’avanguardia in Italia per quanto concerne lo smart working, sia a livello di produttività dei servizi che riguardo la tutela e la valorizzazione delle competenze e delle professionalità” – ha sottolineato l’assessore al Personale, Antonio De Santis.

Per i dipendenti capitolini anche nelle prossime settimane lo smart working verrà mantenuto come modalità di lavoro ordinaria, limitando la presenza del personale negli uffici per assicurare esclusivamente le attività ritenute indifferibili che richiedono la necessaria presenza sul luogo di lavoro. 

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E se al tempo del Coronavirus l’80% dei dipendenti capitolini lavora in smartworking la Giunta Capitolina ha approvato una “memoria” affinchè una parte ci rimanga anche post emergenza, quando le condizioni torneranno ad essere ordinarie.“In questo ambito Roma Capitale è pronta a fare un passo in avanti strutturale: nella delibera – aveva anticipato De Santis - stabiliamo che la quota di personale in ‘lavoro agile’ non dovrà mai essere inferiore al 30% totale dei dipendenti”.
 

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