Mercoledì, 12 Maggio 2021
Politica

L'eterna luna di miele tra la giunta Raggi e i dipendenti comunali: così in 5 anni è stata invertita la rotta

Fra contratti integrativi approvati, aumenti in busta e un nuovo clima nelle relazioni sindacali, il bilancio della sindacatura Cinque Stelle su questo fronte è estremamente positivo. A creare malcontento rimane la questione insegnanti.

I dipendenti comunali durante uno sciopero all'epoca della giunta Marino

Ai punti, appare più che buono il risultato della giunta di Virginia Raggi se si prende in considerazione l’impegno verso il personale di Roma Capitale. Fra salario accessorio, nuovi concorsi e nuovi contratti, non si registrano nei cinque anni della sua amministrazione in Campidoglio rilevanti scioperi proclamati contro la sindaca. Una centralità, quella riconosciuta dalla giunta Raggi al personale capitolino, testimoniato dalla delega che Raggi nella prima parte del mandato ha voluto tenere per sè. Per lei a trattare ci ha sempre pensato Antonio de Santis, l’uomo di fiducia presidiando e portando a termine complicati tavoli di trattativa, si è guadagnato la stima e la fiducia delle forze sindacali. Ed anche per questo da delegato  è stato promosso sul campo ad assessore al personale a tutti gli effetti. Un esito e un cursus honorum che, come vedremo, appaiono decisamente meritati.

“Invertita la rotta”

“Oggi la macchina amministrativa di Roma Capitale è radicalmente diversa rispetto a quella che ci fu consegnata nel 2016”, ha dichiarato la sindaca nel 2020: “Le norme anticorruzione e le principali regole di trasparenza guidano l’azione del Campidoglio. Tantissimi sono i dirigenti, funzionari e dipendenti che hanno ritrovato motivazioni, sono stati valorizzati dall’attuale Amministrazione e stanno dando un grande contributo per migliorare la qualità dei servizi ai cittadini. Un percorso lungo e tortuoso, va detto. Ma finalmente abbiamo invertito rotta”. E una ricostruzione dell’azione promossa dall’amministrazione Cinque Stelle sembra, in effetti, disegnare una serie di azioni e di impegni solidi nei confronti del personale del Campidoglio.

Numeri, assunzioni e concorsi

Qualche numero: l’ultimo report ufficiale del Dipartimento Personale afferma che al 2019 lavorano per l’amministrazione di Roma Capitale quasi 24mila dipendenti, con un incremento dell’1,6% rispetto al 2018. Secondo la giunta, grazie allo sblocco del turn-over in favore degli idonei delle varie procedure concorsuali congelate da anni sono stati assunti dal Campidoglio tra il 2016 e il 2018 oltre 5mila dipendenti “nei vari settori”. Fiore all’occhiello della giunta Raggi è poi il concorsone per quasi 1500 posti, bandito lo scorso giugno: porterà a lavorare per il Comune 1050 diplomati, 420 laureati e 42 dirigenti.

Gli scioperi

Dicevamo degli scioperi: sull’archivio della Commissione di Garanzia per l’attuazione della legge sugli scioperi nei servizi pubblici essenziali, nel tempo di mandato della sindaca Virginia Raggi si rintracciano le proclamazioni del solo sciopero del 21 marzo 2019, proclamato dalla Funzione Pubblica della CGIL e poi revocato, così come dai Cobas del Pubblico Impiego che cambiarono poi idea. L’unico sciopero portato a termine è invece quello della SGB, un turno di astensione l’11 aprile del 2019. Ben poco se pensiamo che negli anni 2014-2015 Roma Capitale venne interessata da ben 14 scioperi proclamati dalle più diverse sigle, fra cui il maxisciopero convocato contro il sindaco Ignazio Marino, promotore dell’atto unilateriale che portò in piazza quasi il 90% dei dipendenti del Campidoglio: “Un record”, ricordano le forze sociali interrogate da Roma Today.

Il salario accessorio

Insediata da poco più di un mese, nel luglio 2016, Virginia Raggi si presentò all’incontro delle RSU capitoline che discutevano del salario accessorio e disse: “Ho tenuto per me la delega al personale”. Uno spunto ben indicativo di quella che fosse la sua intenzione, quella di affrontare come prima delle urgenze la questione del pubblico impiego capitolino. In effetti l’accordo per il salario accessorio si trovò presto: a novembre 2016 venne sbloccato l’aumento salariale da 300 euro, dopo un fermo impegno della sindaca che si recò anche a Palazzo Chigi per fluidificare la vicenda, individuando la base legale nel decreto Salva Roma del 2014. I sindacati minacciarono uno sciopero che, rassicurati dalla prima cittadina, in effetti non si fece: “Pagheremo”, aveva detto la sindaca, e mantenne.

Le rotazioni

Il 31 gennaio 2017 la Giunta Capitolina ha approvato Il piano triennale della corruzione e della trasparenza con l’obiettivo di superare definitivamente “le criticità e le patologie che hanno segnato la macchina amministrativa nel recente passato e promuovere la ricostruzione di un rapporto di fiducia e di proficuo scambio con i cittadini”. Cardine delle politiche anticorruzione impostate dall’ANAC di Raffaele Cantone era stato fin dall’inizio il principio di rotazione, formalmente inserito e valorizzato nel piano capitolino; nel 2018 fu la stessa Anac, nel contesto di un giudizio complessivamente lodevole sulle politiche anticorruzione della giunta, a far però notare che uno dei punti deboli era proprio l’attuazione dei principi di rotazione del personale.

Il contratto integrativo

Altra e forse principale pietra miliare dell’azione di Virginia Raggi nei confronti dei dipendenti pubblici fu la conclusione, molto attesa, di due contratti collettivi integrativi, prima nel 2017 e poi nel 2019; secondo la FP Cgil, il secondo accordo, che rilanciava il primo, fu frutto di “mesi di lavoro e di leale collaborazione tra sindacati e amministrazione”; fra le misure, molto apprezzate dai sindacati, vennero inserite robuste clausole di welfare aziendale. Intanto, forse presa dall’entusiasmo riguardo l’approvazione del decreto Concretezza del quale si era definita “molto contenta”, la giunta nel 2018 aveva aperto in autonomia un tavolo di monitoraggio sulle performance dei dipendenti capitolini; i sindacati si erano piuttosto indisposti e l’allora delegato De Santis, oggi assessore al personale molto apprezzato dalle parti sociali, aveva rassicurato le organizzazioni dei lavoratori: l’azione autonoma della giunta fu ritirata e il tavolo delle performance venne riaperto con l’accordo delle parti sociali, come d’altronde prevede la legge.

Questione insegnanti

In tempi di Covid non sono mancati gli aiuti: a fine 2020 Roma Servizi per la Mobilità, società partecipata al 100% da Roma Capitale, distribuì con l’ok dei sindacati un premio Covid da quasi 1000 euro. Ma sempre in ambito Covid, su un fronte completamente diverso si registra un quadro radicalmente mutato se dal parco dei dipendenti capitolini si passa alle politiche rivolte alle educatrici degli asili nido e agli insegnanti e alle insegnanti della scuola dell’infanzia. Anch’essi sono dipendenti capitolini e si prendono cura dei bambini da 0 a 6 anni; sono però afferenti al diverso assessorato alla Scuola, guidato da Veronica Mammì. Sui temi della loro sicurezza in epoca Coronavirus si è sollevato un deciso malcontento che ha portato, lo scorso ottobre, alla proclamazione dello stato di agitazione sindacale: estremamente insoddisfatti, i sindacati chiesero “ alla sindaca Virginia Raggi di riassumere la delega al sistema educativo scolastico, vista la totale mancanza di indirizzo politico e organizzativo in cui è lasciato il settore. Nonostante le proposte concrete che abbiamo avanzato, da parte dell’amministrazione non un solo punto è stato preso in considerazione in maniera chiara e comprensibile. L’assessora Veronica Mammì e la dirigenza del Dipartimento servizi educativi si sono limitate a parlare di futuri quanto generici “tavoli” e a riproporre presunte soluzioni che costituiscono la mera riproposizione di un quadro operativo ben lontano da una qualsiasi configurazione organizzativa adeguata a fronteggiare la contingenza emergenziale in atto. Nulla di concreto, dunque, ma solo l’espressione di un atteggiamento dilatorio, sintetizzato nell’imbarazzante ed elusiva espressione dell’assessora Mammì ‘fate quello che volete, arrivederci”.

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