I minisindaci tra rabbia e amarezza: "Ora andiamo avanti per il bene del territorio"

Con le dimissioni del sindaco Marino, anche i presidenti dei 15 municipi della Capitale dovranno lasciare la poltrona. Le reazioni

C'è chi, tra i più giovani, ha "le lacrime agli occhi e il groppo in gola", chi cela la rabbia dietro al silenzio, chi riconosce con amarezza che non c'erano più i presupposti per proseguire l'esperienza politica, e chi annuncia che andrà avanti a testa china per 20 giorni. Poi, chissà. Non c'è solo il sindaco e l'assemblea capitolina a mollare gli scranni occupati dal 2013. Con l'addio di Marino vanno a casa anche i presidenti dei 15 municipi, lasciando a metà un lavoro svolto a fatica tra decentramento mancato e bilanci ridotti all'osso, ora pronti a trasformarsi in tecnici per continuare a rispondere al territorio, aspettando lo scioglimento del Campidoglio e la nuova tornata elettorale.  

"Non nascondo la gravità della situazione, ma ritengo comunque che alla città non manchino le persone che possono risollevare la situazione restituitendo ai romani la dignità che meritano - commenta fredda la presidente del XII municipio Monteverde, Cristina Maltese - la politica è un atto di servizio, e anche in questi mesi dobbiamo comunque lavorare per il territorio". Stessa linea di pensiero anche dal presidente del XV, Daniele Torquati, che assicura un lavoro senza sosta "per rispetto di quei cittadini e di quelle cittadine che ci hanno sostenuto, incoraggiato, che hanno gioito, ma anche per quelli che ci hanno contestato, criticato, sgambettato, minacciato o mancato di rispetto". 

Ricorda i risultati raggiunti, il "segno lasciato sulla strada percorsa", il minisindaco del III municipio Montesacro: "Entro l'anno partiranno i lavori per il mercato di piazza Menenio Agrippa, per piazza Corazzini, per aprire il nuovo nido di Castel Giubileo. Tra qualche giorno esauriremo la lista di attesa di persone con disabilità in attesa da anni dei servizi di assistenza domiciliare. Sono risultati che resteranno a testimoniare chi siamo e quello che abbiamo fatto in solo due anni".

Per il minisindaco del V municipio, Giammarco Palmieri, "è grande il dispiacere per l'esperienza che si interrompe", ma allo stesso tempo non si può non riconoscere "che non c'erano più i presupposti per mandare avanti l'esperienza politica, e in questo il Pd è stato chiaro". Colpi di scena nei prossimi 20 giorni? "Non credo proprio che ci siano i presupposti per pensare che cambi qualcosa". 

C'è poi chi, proveniente dall'area di Sel, puntualizza con vena polemica. "Solo pochi mesi fa,mentre chiedevamo da più parti di fare un reset puntando su un diverso rapporto con la città, il sindaco Marino sceglieva il monocolore Pd e si circondava di assessori simili ai senatori dei tempi di Giulio Cesare - scrive su Facebook il minisindaco dell'VIII munipio, Andrea Catarci - ora, con tutto il suo monocolore e il governo Renzi a chiederne la resa, si dimetta e si prenda i 20 giorni previsti, per spiegare la sua limpidezza sul piano etico-morale e per avanzare una proposta di governo di respiro 'giubilare'. Se non può fare queste due cose la corsa è finita".

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E chi invece lascia da parte le schermaglie politiche e fa parlare solo l'emozione. "Con le lacrime agli occhi ed un groppo in gola, ho davanti a me le immagini dei due anni più belli della mia vita. Non so cosa accadrà domani, ma so che questa notte sarà particolarmente difficile prendere sonno. Un grazie di cuore a tutti quelli che qui, in privato, su wattsapp o via e mail mi stanno mandando messaggi di grande affetto e stima". Così il presidente del XIV municipio, Andrea Barletta, appena 30enne. "È stato un onore per me, figlio di una sarta e di un vigile urbano in pensione, ricoprire l'incarico di Presidente di Municipio". 

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