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Acea, Alemanno minaccia le dimissioni: non c'è accordo con i capigruppo

La riunione tra il sindaco e i capigruppo non ha sbloccato la situazione intorno alla vendita di Acea. Alemanno minaccia di dimettersi se non si supera il blocco

Su Acea si stanno giocando i gli assetti e gli equilibri dell'assemblea capitolina e, secondo i bene informati, anche sulla poltrona del primo cittadino della capitale. Proprio per discutere della delicata questione della vendita di parte di Acea, oggi si è tenuto un incontro riservato tra i capigruppo dei partiti e Gianni Alemanno e, quindi, il colpo di scena: Alemanno avrebbe minacciato le dimissioni.

A riferirlo sono alcuni capigruppo usciti dalla riunione, secondo i quali il sindaco avrebbe minacciato di dimettersi in caso non si fosse superato lo stallo. La riunione perà non ha sbloccato la situazione, spiega Marroni: “ Alemanno ci ha chiesto di ritirare gli emendamenti, noi gli abbiamo risposto che non lo faremo. Anzi abbiamo chiesto ancora una volta di ritirare la delibera. Il sindaco ha ammesso che non esiste obbligo di legge per la cessione di Acea e ha minacciato le dimissioni se la questione non si sblocca."

Le dimissioni minacciate sarebbero confermata anche da Rossin de La Destra che dichiara: “Sindaco e maggioranza si sono 'incartati'. Le dimissioni minacciate da Alemanno sono un messaggio al suo partito. Una pantomima che sa di ricatto o, come più volte da noi ventilato, non è altro che una exit strategy del sindaco che ha confermato la non obbligatorietà dell’approvazione della delibera Acea,  su cui avanziamo dubbi di legittimità, e ancora più convinti continueremo a chiederne l’accantonamento. Non vogliamo svendere l’acqua pubblica”.

Quindi, anche Alemanno commenta quanto circolato sulle sue dimissioni: “E' inutile che qualcuno si illuda: la mia affermazione sulle dimissioni era chiaramente provocatoria per sottolineare la nostra volontà di non farci ricattare o intimidire dalle pratiche ostruzionistiche dell' opposizione di sinistra". Lo afferma, in una nota, il sindaco di Roma Gianni Alemanno. "Non ci facciamo ricattare da 160.000 emendamenti - aggiunge -, né siamo disponibili ad accettare il blocco dell'amministrazione di Roma, tra l'altro in un momento di crisi economica. Dopo la montagna di debiti ereditati dalle amministrazioni di centrosinistra, non vogliamo aumentare le tasse ai romani, oltre a quelle già inflitte dal Governo, e non faremo andare Roma Capitale in default. Per questo andremo avanti fino in fondo". "Nella prossima settimana presenteremo - sottolinea il sindaco - un maxi-emendamento e un documento collegato, in modo da accogliere tutte le critiche costruttive che sono state fin qui avanzate. Siamo disponibili a ogni forma di confronto, ma non ci faremo ricattare per rinunciare alla sostanza delle nostre decisioni assunte con trasparente procedura democratica". (Fonte Ansa)

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