Tommaso Caldarelli

Opinioni

Tommaso Caldarelli

Giornalista RomaToday

Una proposta per la sinistra: il dentista comunale. Come a Barcellona

Il progetto per l’odontoiatria pubblica promosso da Ada Colau ha ricevuto un primo stop dai tribunali; è l’occasione per riflettere sui servizi sanitari e sociali nelle nostre città

Ada Colau, sindaca di Barcellona, si muove sul filo: il tribunale di primo grado ha accolto il ricorso dell’ordine dei dentisti che ha chiesto che si bloccasse il servizio odontoiatrico pubblico messo in piedi dall’Ajuntament della capitale della Catalogna. In primo grado il tribunale ha detto che il comune non ha competenze per aprire un simile servizio: dovrebbe farlo la Generalitat, che dispone di competenze sanitarie. Un po’ come la regione in Italia. Ada Colau ha commentato su Facebook: “Mi piacerebbe che lo facesse la Generalitat! Ma finché non sarà così, faremo del nostro meglio per proteggere la salute dentale. Quanto alla sentenza, faremo ricorso”. Sono due i punti odontoiatrici aperti negli ultimi anni a Barcellona: uno per i bimbi, uno per i più grandi. E già 2mila cittadini sono stati aiutati con sconti dal 10 al 40% rispetto ai prezzi del dentista privato.

Quel che la sinistra che vuole governare Roma sembra doverci spiegare risiede più o meno nella relazione con questo esempio barceloneta: che cosa farne dei servizi pubblici? Chi scrive c’era ai tempi di Ignazio Marino, il quale diceva “non è possibile che il comune gestisca delle farmacie” – Farmacap, ovviamente – e già allora pareva un po’ semplificatoria come posizione. In sintesi: perché no? Dipende da come sono gestite, se i bilanci sono a posto, se il servizio funziona. Se tutti questi sono dei sì, non si vede perché non si dovrebbe fornire un ausilio pubblico ai propri cittadini a prezzo sotto-concorrenziale. Qualche comunista ortodosso – Marco Rizzo, ad esempio, che ha così risposto in un’intervista su Roma Today – replicherebbe: tali iniziative non può prenderle il comune perché nell’ambito delle norme europee tali servizi devono essere affidati al mercato; i sindaci che si azzardano a invertire la rotta vengono sanzionati dai tribunali.

Possibile: sta allora all’area che vive nella sinistra del Partito Democratico – ma anche al PD, che non può chiamarsi fuori dalla questione – dare una risposta adeguata. Cosa fa il comune per il sociale? Che cosa significa "servizio pubblico" nel 2021? Le istituzioni possono dare una mano alle fragilità delle nostre città? Può farlo il mercato ? E se sì, a che condizioni? E sì, prendendo a base l’esempio del dentista comunale, non sfugge il tema delle competenze – la salute è di competenza regionale – come però non può sfuggire il fatto che questa sia un’obiezione di carta velina: i municipi, il comune possono chiedere, promuovere, firmare protocolli, sollecitare le istituzioni competenti, o quantomeno possono esprimere delle posizioni. E’ un po’ la partita dell’Ospedale San Giacomo al centro storico, per sommi capi: la competenza è regionale che ha detto “il piano sanitario del Lazio è già ok”, ma questo non elude il tema di una nuova destinazione d’uso dello stabile. Anche da trovare con creatività.

Insomma: “Il dentista comunale per Roma” è una proposta che nasconde visioni della città, del mondo o almeno dell’Europa che varrebbero la pena discutere, esplorare e spiegare. I progressisti che vogliono tornare al Campidoglio potrebbero cogliere l’occasione per dire ai propri elettori cosa ne pensano. 

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