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Della Casa sfiduciata, fronda di consiglieri M5s alla Raggi: "Non la nomini delegata, serve discontinuità" 

Netta presa di posizione contro la sindaca. E c'è chi copia e incolla il post di Monica Lozzi, la minisindaca del VII ormai in aperto scontro con Raggi

Chiedono discontinuità, che tradotto significa: un delegato che non sia l'ormai ex minisindaca Roberta Della Casa. Il messaggio di un nutrito gruppo di consiglieri M5s diretto a Virginia Raggi è fin troppo chiaro e sposta lo scontro dal municipio al Campidoglio. Ieri la pupilla della sindaca è stata sfiduciata da una maggioranza compatta che l'ha messa alla porta. Guai adesso a sceglierla come delegata, (una sorta di commissario che resta in carica per l'ordinaria amministrazione) facendola quindi rientrare dalla finestra. 

"Ora bisogna agire in discontinuità e volgersi altrove per trovare la giusta forza per portare a compimento il percorso già intrapreso" scrive la presidente della commissione Lavori pubblici Alessandra Agnello, in un lungo post su Facebook in cui si schiera pubblicamente dalla parte dei 15 consiglieri municipali. A farle eco anche la consigliera Donatella Iorio, presidente della commissione Urbanistica. "Credo che responsabilmente si dovrà agire in discontinuità rispetto al passato, evitando di creare ulteriori fratture e conflittualità". Discontinuità. Eccola, la parola chiave. 

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No a Della Casa delegata di Raggi. Questo è il senso tra le righe. Mentre la sindaca è proprio in quella direzione che si starebbe muovendo. Un po' perché l'ha sempre appoggiata senza riserve, in un continuo scambio di attestati di stima reciproca, un po' perché è lo stesso schema già utilizzato per altri municipi caduti, testato prima per Roberta Capoccioni, ex minisindaca del III municipio (passato al centrosinistra nel 2018), poi per Mario Torelli, ex presidente dell'XI, ancora delegato in carica. I presidenti sfiduciati sono sempre stati ripiazzati al posto di comando. 

Stavolta però, con la sfiducia arrivata da un'intera maggioranza, il quadro è diverso, gli animi esasperati e la misura colma. Serve "discontinuità". A chiederla pubblicamente ci sono anche altre due presidenti di commissione, Agnese Catini (al Sociale) e Eleonora Guadagno (alla Cultura). "Auspichiamo che la scelta di un eventuale delegato alla guida del Municipio ricada al di fuori delle parti interessate. Bisogna agire in discontinuità" si legge nei rispettivi post. Che sono identici e copiati da quello della presidente del VII municipio Monica Lozzi, autrice dello scritto. 

In aperto scontro ormai da tempo con la sindaca Raggi, è stata la prima a lanciare il messaggio: nominare l'ex presidente del Tiburtino nel ruolo di commissario sarebbe un gesto autoritario. Lozzi è su tutte le furie. Ieri ha abbondato le chat con i presidenti di municipio. "Non voglio saperne più niente" commenta ai nostri taccuini. Come lei la pensano in tanti, qualcuno si è espresso, qualcuno nell'illusione di mantenere equilibri in realtà già saltati preferisce tacere. Una bomba a orologeria pronta esplodere per Virginia Raggi. Tenere insieme i pezzi a un anno dalle elezioni sembra oggi più ardua che mai. 

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