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Delibera partecipate, dopo la bocciatura in consiglio comunale tutti contro Raggi

Da Gualtieri a Calenda, ai 4 quattro ex pentastellati di Il Piano di Roma, tutti all'attacco della sindaca. La difesa del vicesindaco Calabrese

L'uscita di scena è mesta, segnata da una bocciatura. Salvo emergenza la consiliatura Raggi si è chiusa ieri con lo stop alla delibera sulle partecipate. Un blitz in piena regola, fallito per il voto contrario delle opposizioni. Blitz perché all'ultimo si è provato a far passare un provvedimento importante che ridisegnava alcune importanti partecipate capitoline. Un fallimento perché, una volta di più, in consiglio comunale si è certificata l'assenza di una maggioranza pentastellata, sfibrata e consumata dalle crepe tra la sindaca Raggi e molti consiglieri fuoriusciti. 

Inevitabile che l'ultimo atto finisca nella campagna elettorale per le prossime elezioni comunali di Roma. E' Roberto Gualtieri a puntare il dito contro il provvedimento respinto: "La gestione Raggi in cinque anni ha peggiorato la condizione economica e funzionale delle aziende municipalizzate. L'assenza di indirizzi strategici, il valzer degli amministratori delegati e dei cda, l'incapacità di programmazione hanno portato al depauperamento delle risorse professionali e dei bilanci aziendali.Tutto ciò la città lo ha pagato in questi anni con un netto peggioramento della qualità dei servizi come nel caso dei rifiuti, dei trasporti, dei servizi alla persona. Ulteriore conseguenza di questa cattiva gestione è stata la mancanza di capacità progettuale che non ha consentito a Roma di utilizzare come dovuto i fondi nazionali ed europei.Le due società di progettazione, Risorse per Roma e Roma Metropolitane, sono una senza contratto di servizio, l'altra in liquidazione". 

Duro anche Carlo Calenda: "Dopo una campagna elettorale, quella del 2016, in cui la Sindaca si lanciava in proclami finalizzati a mirabili processi di razionalizzazione ed efficientamento delle partecipazioni di Roma Capitale, oggi l’Amministrazione Raggi ripassa dal via". Il candidato sindaco entra poi nel merito del provvedimento bocciato: "La vicenda Farmacap. Immaginare la costruzione di un ‘polo dedicato al benessere del cittadino’ che connetta i più disparati settori tra cultura, turismo, moda, salute, sociale e che propone di fatto la sola acquisizione del ramo di farmacie comunali (4 commissari in cinque anni) da parte di Zètema, rappresenta il tentativo di realizzare scelte che, prive di qualsiasi visione strategica, rischiano di condizionare nel medio periodo l'azione politica amministrativa del prossimo Sindaco. Azione – conclude Calenda - che dovrà essere, viceversa, pronta e chiara in una prospettiva di breve, medio e lungo periodo e volta a perseguire sistematicamente l'obiettivo di migliori servizi ai cittadini ed efficiente gestione del portafoglio delle partecipate".

Molto duro anche l'attacco degli ex M5s di Il Piano di Roma: "Fusioni improvvisate di aziende in crisi senza piani chiari di risanamento, intollerabile inerzia e cambio di decisioni su questioni come Farmacap e Roma Metropolitane. Non dimenticando che fra le altre delibere era inserita una proposta transattiva sui mutui contratti per i Punti Verde Qualità sulla quale l'Organismo di Revisione Economico Finanziaria ha chiesto chiarimenti. Un grosso calderone disordinato di provvedimenti senza garanzie sulle conseguenze, sempre sulle spalle di lavoratori e cittadini. Dispiace per alcune delibere non urgenti che potranno comunque essere recuperate e sottoposte in futuro all'Assemblea, avendo completato l'iter istruttorio".

La difesa è affidata a Pietro Calabrese, vice sindaco di Roma Capitale che ovviamente attacca l'opposizione: "Oggi in Assemblea capitolina abbiamo assistito a un teatrino imbarazzante delle opposizioni: dal Pd a FdI hanno votato unite per bocciare l'approvazione dei lavori d'Aula in cui era in discussione la delibera per la razionalizzazione delle partecipate. Un atto che avrebbe permesso la continuità delle attività in capo a Roma Metropolitane nel pieno rispetto della delibera della Corte dei Conti di giugno scorso. Lo hanno fatto con estrema superficialità, senza pensare al bene della città, ma solo alle urne. Uno schiaffo in faccia ai lavoratori di queste aziende e ai romani, con le solite conseguenze disastrose che hanno sempre dimostrato di perseguire per la Capitale". 

Secondo Calabrese "Ci vuole coraggio per non condividere un provvedimento che avrebbe permesso ai contribuenti di risparmiare denaro, risanare le società e non produrre più debiti. Soprattutto se si pensa che sono gli stessi che hanno portato queste società al fallimento. Gli stessi partiti politici che oggi se ne sono lavati le mani. Del resto come accaduto in passato non hanno avuto remore nello spolpare queste aziende, producendo 'buffi' e bilanci in rosso. Oltre 1,3 miliardi di debiti in Atac, un buco di oltre di 250 milioni di euro in Ama, prodotto in decenni di cattive gestioni. Ma nei lavori d'Aula c'era anche un altro atto epocale: il mandato per risolvere uno dei due contenziosi con le banche legati ai famosi Punti Verdi Qualità di Rutelliana memoria, uno degli innumerevoli disastri per cui con un accordo transattivo saremmo riusciti a risparmiare ulteriori 50 milioni di euro rispetto ai miliardi già risparmiati in soli 5 anni di amministrazione".

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