Delibera 140: da Marino alla Raggi, 700 associazioni chiedono risposte contro gli sgomberi

La Corte dei Conti, la delibera 140, l'iniziativa della Giunta Raggi e le proteste dell'associazionismo romano. Ecco tutto quello che c'è da sapere sulle vicende legate al patrimonio capitolino dato in concessione

“Atti concreti e coerenti” da parte dell’amministrazione comunale. E’ quanto sperano d’ottenere le realtà  che venerdì 10 marzo si sono date appuntamento in Campidoglio. Sono tante le associazioni e gli spazi sociali che sono finiti nelle maglie della delibera 140. Scuole di musica, organizzazioni di protezione civile, mondo del volontariato, centri sociali. Una galassia di realtà sotto sfratto che ora vuole incontrare la sindaca per conoscere, “al di là di tecnicismi e di cavilli”, cosa intenda fare il Campidoglio.

LE ORIGINI DELLE DELIBERA - Per comprendere appieno il disagio delle esperienze socio-culturali capitoline bisogna fare un passo indietro. Riavvolgere il nastro e tornare con la mente all’amministrazione Marino.  Bisogna risalire fino allo scandalo di affittopoli. Alle pagine di cronaca riempite sui giornali. Al clima d’ingiustizia sociale che per mesi si è respirato. Occorre tornare al 2015 per capire come mai, ad un certo punto, la Corte dei Conti abbia deciso di scendere in campo indicando la necessità, per il Campidoglio, di recuperare una cifra esorbitante. Un danno erariale che, nelle cronache di quei giorni, è stato stimato intorno ai cento milioni di euro. 

IL CLIMA SOCIALE E LA GIUNTA MARINO - Si parte da lì, per capire le ragioni che hanno portato la Giunta Marino a licenziare la fatidica delibera 140.  “Penso che quella delibera sia stata pessima, ma che la sua gestione sia stata ancor peggiore” ha recentemente spiegato l’ex Vicesindaco Nieri  puntando il dito verso “il Commissariamento che ne ha fatto una lettura molto restrittiva”. Ribadendo oggi la propria contrarietà, Nieri ha sottolineato anche “il clima che si respirava nel paese in quel momento” in virtù del quale era passata l’idea che “il patrimonio pubblico andasse messo a reddito”. Per farlo, era dunque necessario riprenderne possesso. La delibera 140 nasce in questo solco ed è stato alimentato da una filosofia che, l’ex Vicesindaco, nel video pubblicato da USB dichiara fosse ampiamente condivisa nella Giunta Marino.

LA DELIBERA 140 - Con l’arrivo del Commissario Tronca la situazione ha subito un'accelerata. Una dopo l’altra, decine di realtà associative hanno cominciato a ricevere lettere dal Dipartimento Patrimonio in cui chiedeva di lasciare bonariamente il bene entro dieci giorni dalla ricezione della raccomandata. Contestualmente, si comunica l’impossibilità di procedere al rinnovo della concessione e, ciliegina sulla torta, si chiede di corrispondere un’indennità d’uso del bene che dovrà essere versata al 100% del valore di mercato. Una cifra che dovrà essere corrisposta a partire dalla data di scadenza della concessione, “in quanto come indicato dalla Magistratura Contabile, in mancanza di perfezionamento del titolo concessorio – si legge nelle lettere del Dipartimento – non è applicabile il beneficio dell’abbattimento dell’indennità d’uso”. Una mazzata. 

LA NUOVA DELIBERA - Le realtà colpite dalla delibera  140 che avrebbe dovuto “fissare le linee guida per il riordino del patrimonio in concessione” cominciano subito a mobilitarsi. Nasce la rete Decide Roma quella che, nel pomeriggio di venerdì 10, si è data appuntamento in Campidoglio. Per chiedere alla Sindaca “gli atti concreti e coerenti”. Per ora, dalla nuova Giunta, è stata licenziata un’altra delibera ad integrazione della precedente. Si parte da una fotografia della condizione attuale che vede, nel gennaio del 2017, “programmati o da programmare 113 sgomberi”, ai danni di “73 Associazioni e 40 alloggi di servizio, fabbricati, aree ad uso commerciale”. Una quantità esorbitante. "In ragione dell’effettiva sostenibilità organizzativa e funzionale degli interventi" questi sgomberi “non possono essere realizzati tutti contestualmente”. Da qui l’esigenza di fissare delle priorità. E' questo in sintesi che decide di fare la Giunta Raggi. Fissare una scaletta d'interventi.  I primi a subire l'esecuzione degli sgomberi, dovranno quindi essere  "gli immobili non ascrivibili ad aree di intervento aventi rilievo prevalentemente socio culturale”. Tradotto: prima gli esercizi commerciali e poi, inevitabilmente, le altre realtà. 

LE PROTESTE - La scelta assunta dall'amministrazione Raggi, è sembrata una foglia di fico. Le associazioni socio culturali senza fine di lucro, non si sentono infatti messe al riparo dagli effetti della vecchia delibera 140. Per questo il Centro Servizi di Volontariato (CESV) ha organizzato un incontro per giovedì 9. A fronte dell’ “ordine di sfratto ricevute dalle prime 73 su oltre 700 realtà che hanno sede in strutture comunali” si è passati al contrattacco.  Secondo il CESV infatti “si è creata una situazione complessa nella quale la Corte dei Conti sembra aver travalicato i propri compiti e l’Amministrazione sembra avere perso la capacità decisionale". Un combinato disposto che mette le associazioni "a rischio di chiusura o di sospensione  dell’attività”. A fronte di questa condizione il CESV propone di chiedere “il deferimento del Vice Procuratore della Corte Regionale del Lazio alla Commissione Disciplinare, per abuso della funzione inquirente”. La controffensiva del mondo dell'associazionismo non è rivolta solo alla Magistratura Contabile. Si punta infatti anche a sensibilizzare i rappresentati politici  “perché si riapproprino del proprio potere di indirizzo e decisionale”. E per riuscirvi il CESV ha preparato “una proposta di delibera del Consiglio Comunale, che aiuti a impostare in futuro una collaborazione limpida e proficua tra Amministrazione e associazioni”. E' quello che chiede anche la rete Decide Roma. Una presa di posizione dell'attuale amministrazione. Chiara ed inequivocabile, “al di là di tecnicismi e dei cavilli”.


 

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