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La presentazione della diffida al centro sociale Corto Circuito

La presentazione della diffida al centro sociale Corto Circuito

Sgomberi illegittimi degli immobili comunali: centri sociali e associazioni diffidano la Sindaca

Al Corto Circuito consiglieri di maggioranza ed opposizione si sono confrontati sugli effetti della Delibera 140 e sulla necessità di scrivere un regolamento sulle concessioni che sia condiviso

Stop alle riacquisizioni degli immobili capitolini. I centri sociali, le associazioni culturali e quelle sportivo-dilettantistiche, hanno deciso di passare al contrattacco. In assenza d’ un regolamento sulle concessioni del patrimonio indisponibile di Roma Capitale, la Sindaca ha ricevuto una diffida.

Chi ha presentato la diffida

Al Centro sociale Corto Circuito, gli avvocati che hanno firmato l’atto e le realtà che fanno capo al coordinamento Caio (Comunità per le Autonome Iniziative Organizzate) hanno esposto le ragioni del provvedimento, depositato il 15 giugno. La diffida, secondo le tredici realtà che l'hanno promosso, rappresenta “un passaggio importante nella lotta che conduciamo da anni per contrastare le aberranti pratiche che vogliono ridurre gli spazi sociali ad 'asset' da mettere a rendita”.

La delibera 140

Il contesto è quello della delibera 140. Un provvedimento emanato dall’amministrazione Marino con cui si puntava a “fare cassa” recuperando gli immobili che, nel 1995, l’allora sindaco Rutelli aveva concesso a canone calmierato. Le realtà che li avevano ottenuti, in cambio d’uno sconto dell’80 % sul valore di mercato, dovevano erogare servizi socio culturali alla collettività. La concessione è però scaduta. E Roma Capitale, dal 2015, ha chiesto di restituire i locali e di pagare anche i canoni arretrati. Calcolati però, dalla scadenza della concessione, sulla base del prezzo di mercato. Una batosta economica contro la quale gli spazi sociali hanno presentato e vinto singoli ricorsi. Sul futuro di queste realtà, che spesso hanno investito molti soldi per ristrutturare i locali assegnati, continua però a pendere una spada di Damocle. Almeno fin quando, l’amministrazione, non avrà predisposto un apposito regolamento.

Da Raggi a Marino: la storia della delibera 140

Perchè una diffida

Nel merito le tredici associazioni che fanno parte di Caio hanno diffidato la Sindaca dal procedere  con le riacquisizioni senza prima aver “valutato l’importanza economica e sociale della attività svolte all’interno dell’immobile”. La diffida è un mezzo per difendersi dal fatto che, come ha ricordato l’avvocato Giuseppe Libutti “si sta andando avanti nelle riacquisizioni  e nelle richieste dei canoni arretrati”. Procedimenti che però evedenziano delle falle.

“Intanto la riacquisizione è ammissibile quando lo stabile è di proprietà del comune” ha ricordato il legale. Un fatto tutt’altro che scontato visto che  “al Centro Sociale Auro e Marco è stato chiesto di pagare sei milioni di euro e di restituire un immobile che non era censito neppure nel catasto fabbricati, poiché quello spazio risultava essere pascolo agricolo”. In secondo luogo la richiesta di riacquisizione, è stato fatto notare, può avvenire solo in presenza di un regolamento. Ma il Campidoglio ancora non ne ha predisposto uno. 

Il regolamento del M5s

“Serve un criterio oggettivo che valga per tutti e che sappia distinguere le realtà che realmente erogano servizi da quelle che non lo fanno” ha spiegato Francesco Ardu, il presidente della commissione Patrimonio di Roma Capitale. E’ lui l’estensore del regolamento comunale che, avendo fatto il giro delle commissioni, attende ora di essere presentato in Assemblea Capitolina. “Questo regolamento serve per tutelare, nel novero di una concessiona amministrativamente valide, le stesse associazioni”. Eppure sono proprio quest’ultime a criticarlo.

L'assenza di confronto

In particolare, tutte le realtà intervenute al centro sociale Corto Circuito, hanno accusato l’amministrazione cittadina di non essersi confrontata con chi, in quegli immobili del patrimonio indisponibile, svolge da anni attività socio culturali. “Noi siamo i primi a chiedere una regolamento, sono venticinque anni che lo aspettiamo – ha sottolineato Massimo Mattei Otranto, dell’associazione Spinaceto Cultura  – però al Campidoglio chiediamo di realizzarlo mettendoci, insieme, alla ricerca di soluzioni”. 

Il ruolo della politica

C'è una critica evidenziata nei vari interventi avvicendatisi  al Corto Circuito. Ed entra nel merito del ruolo che deve svolgere la politica. “La delibera 140 era stata pensata male da chi ha immaginato che la città fosse un foglio bianco su cui mettersi a fare l’architetto – ha riconosciuto il consigliere PD Giulio Bugarini – però sbaglia anche chi ha concepito l’attuale regolamento, perché è pervaso da una neutralità legalista che non condividiamo. Serve invece una visione della città, bisogna indicare nel regolamento quali sono le priorità, partendo dalle realtà esistenti per arrivare al modo in cui s’immagina il futuro di questa città”. Quel regolamento è fermo. Ora però dovranno fermarsi anche le riacquisizioni e le richieste dei pagamenti arretrati. Sul tavolo della Sindaca, e questa è la novità, c’è ora una diffida. E l’amministrazione dovrà tenerne conto.
 

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