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Un alloggio rimasto vuoto da due mesi dopo la morte dell'inquilino (Foto di Asia Usb)

Un alloggio rimasto vuoto da due mesi dopo la morte dell'inquilino (Foto di Asia Usb)

Rappresentanza sindacale nelle case popolari: Vivarelli annuncia la disdetta come una novità, ma è possibile da sempre

Unico cambiamento: la possibilità di utilizzare una Pec. I sindacati: "Finto provvedimento per attaccarci". Asia Usb: "Segnaliamo alloggi vuoti ma il Comune non li riassegna"

“C’è un’altra novità per chi vive in una casa popolare. Con una semplice raccomandata o Pec è ora possibile disdire la delega con la quale viene inserita direttamente nel bollettino del canone di affitto la quota di adesione ai sindacati associativi degli inquilini”. È questo l’annuncio, pubblicato dall’assessora alle Politiche abitative del Comune di Roma, Valentina Vivarelli, che dal 18 febbraio scorso ha suscitato un’ondata di polemiche tra i sindacati degli inquilini.

Polemiche che durano ancora oggi, soprattutto per le parole della delegata alle Periferie, Federica Angeli, che, nel rilanciare l’annuncio con un suo post personale, ha lasciato intendere che molti inquilini non avessero mai dato l’assenso ad essere rappresentati dai sindacati e accusato le organizzazioni di “aver gestito il racket delle case popolari prendendo soldi per occupazioni abusive in combutta con mafie locali”. L’operazione è stata descritta come un atto di giustizia verso gli inquilini, una “specifica richiesta della sindaca Virginia Raggi”, precisa Vivarelli nel post, “per rispondere alle esigenze più volte espresse da alcuni inquilini delle case popolari”.

Peccato che, a parte la modalità via Pec, non ci sia nulla di nuovo da annunciare. Per i comune ed enti gestori delle case popolari è possibile promuovere la partecipazione degli assegnatari degli alloggi attraverso l’adesione alle organizzazione sindacali in base a due leggi regionali (la 33 del ‘87 e la 12 del ‘99) che disciplinano la determinazione dei canoni di locazione e le modalità di assegnazione dell’edilizia residenziale pubblica. Nel 2002, come riporta lo stesso sito del Comune di Roma, il dipartimento Patrimonio e Casa ha approvato un protocollo d’intesa tra Comune e organizzazioni sindacali che regola le modalità di riscossione delle quote associative tramite i bollettini di pagamento del canone di locazione pari a circa 2 euro al mese.

Il protocollo stabilisce che l’inquilino ha la facoltà sia di sottoscrivere delega formale, quindi su base volontaria, sia di revocare tale delega con disdetta scritta da inviare con raccomandata con ricevuta di ritorno. Lo stesso accordo assegna al Comune di Roma 0,28 centesimi a bollettino per il servizio di riscossione della quota associativa versata insieme all'affitto. L’unica novità introdotta da Vivarelli è quindi la possibilità di utilizzare la Pec al posto del servizio postale. 

Per questo i segretari dei sindacati Sunia, Sicet, Uniat aps, Unione Inquilini, Feder.casa e Sai Cisal di Roma parlano di “finto provvedimento”. Le deleghe ai sindacati "sono volontarie, sottoscritte da chi sceglie autonomamente di farsi rappresentare, da sempre possono essere disdettate in qualunque momento e soprattutto consentite soltanto a chi in possesso di regolare assegnazione e non a chi ha occupato abusivamente un alloggio popolare”, spiegano i sindacati nella nota congiunta. “Pertanto ben venga anche una facilitazione da parte del Comune sulle modalità con cui i cittadini possano comunicare con loro”. Poi aggiungono: “Aspettiamo a questo punto un provvedimento che consenta con la stessa facilità che chiunque voglia conferire la delega possa farlo”.

Non manca l’attacco all'inefficienza del dipartimento guidato da Vivarelli: “Non ci sembra però che questa facilitazione si sia resa disponibile verso tutti quei cittadini che chiedono semplici informazioni quali la loro posizione nelle graduatorie dei bandi per l’assegnazione di una casa popolare o per il contributo all’affitto o, men che meno, per chi deve accedere a qualche ‘banale’ servizio come la restituzione di un alloggio popolare (servizio attualmente sospeso, con incommensurabile danno per chi deve lasciare l’alloggio e per chi, in graduatoria, deve averlo)”, concludono evidenziando "che la graduatoria del contributo all’affitto del 2019 non è pubblicata, negli ultimi mesi non sono state assegnate case popolari, il contributo all’affitto straordinario per l’emergenza Covid è stato erogato al 20%. Il reale tentativo di questa amministrazione" per i sindacati è quindi "quello della delegittimazione dei corpi intermedi per coprire le assolute inefficienze". 

Attacca anche Asia Usb che denuncia di continuare a segnalare senza successo al Comune le case popolari che si liberano che restando vuote a lungo sono a rischio occupazione. “L’ultimo caso in termini temporali è quello che abbiamo segnalato a Quartaccio dove a dicembre 2020 è deceduto l’anziano assegnatario. L’abitazione è in condizioni igieniche preoccupanti ed è stata lasciata aperta la porta anche dopo l’intervento delle forze dell’ordine, come si può riscontrare dalle foto allegate scattate a oggi, dopo quasi due mesi dall’evento”, scrive Asia Usb nella nota, allegando la fotografia. “Nessuna pulizia e bonifica dell’alloggio è stato fatto lasciando, in piena pandemia, a rischio di esposizione sanitaria gli abitanti del palazzo”.

Così Asia Usb punta il dito verso l’amministrazione comunale: “Chi ha distrutto ogni forma di gestione del patrimonio comunale è il vero complice del fenomeno del cosiddetto racket, ha di fatto indotto chi si trova senza casa, che non ha risposte dai bandi congelati da anni, a trovare una soluzione occupando gli alloggi liberi. Goffamente, additando i sindacati con campagne diffamatorie dal sapore solo elettoralistico, si cerca di nascondere questa realtà”. Conclude il sindacato di base: “Con ingiustificata arroganza, viene lanciata una campagna contro i sindacati presenti nel territorio che sono l’unico punto di riferimento degli inquilini più deboli per resistere al degrado e all’abbandono, alla continua criminalizzazione degli abitanti delle case popolari, che li vede oggetto di richieste di somme ingenti di arretrati mai dimostrati, spesso per servizi mai erogati”.

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