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Domenica, 23 Gennaio 2022
Politica

Salva Roma, il decreto incassa la fiducia: cancellate le liberalizzazioni

La norma dovrà passare il 27 dicembre al vaglio di Montecitorio poi il voto definitivo in Senato. Sabato scorso era stato approvato un emendamento del Pd che cancella l'apertura al mercato per le aziende capitoline

Il Governo ha incassato la fiducia alla Camera sul decreto legge salva Roma, il provvedimento che contiene diverse norme per la Capitale comprese alcuni importanti provvedimenti relativi al bilancio 2013. Ora l'appuntamento è per il 27 dicembre a Montecitorio dove dalle 12 avrà inizio l'esame degli ordini del giorno. Infine il decreto approderà a Palazzo Madama per il via libera definitivo. Il tutto andrà fatto entro il 31 dicembre.

Se le discussione nazionale è accesa, soprattutto per via della Lega contraria a un provvedimento a favore della Capitale e del Movimento cinque stelle, deciso a fare battaglia sugli affitti d'oro dei palazzi della politica, per i romani il fine settimana ha spazzato via definitivamente l'apertura a liberalizzazioni e privatizzazioni per le aziende capitoline.

Sabato notte infatti è stato approvato un emendamento che ha cancellato i punti 5 e 6 del comma 5 ter dell'emendamento presentato giorni fa da Linda Lanzillotta che aprivano alle liberalizzazioni, seppur ammorbidite, di Atac e Ama e che vincolavano il comune a liquidare le società strumentali non strumentali. Oltre alle polemiche sulla vendita di Acea infatti, alcune modifiche al testo depositato dalla deputata montiana avevano reso liberalizzazioni e privatizzazioni 'solo' una possibilità.

L'emendamento è stato depositato dai deputati del Partito Democratico Umberto Marroni, Andrea Ferro,  Marietta Tidei, Matteo Orfini, Roberta Agostini, Monica Gregori, Renzo Carella, Micaela Campana, Marco Miccoli, Manlio Di Stefano, Michele Meta.

Dopo le polemiche sulla possibilità di vendere un ulteriore 20% delle quote Acea, cancellato dopo un'ondata di polemiche da parte del centrosinistra romano e dello stesso sindaco, nel decreto legge che ha ottenuto la fiducia oggi è stata cancellata anche ogni possibilità ad aprire alle liberalizzazioni per il servizio di trasporto pubblico e per la raccolta dei rifiuti.

"Il dispositivo Lanzillotta era lesivo dell'autonomia dell'ente territoriale come dimostra peraltro il parere contrario espresso dalla Commissione Affari Costituzionali" commenta il deputato Umberto Marroni. "Come PD ci siamo battuti in passato e lo abbiamo fatto anche adesso per scongiurare la privatizzazione dell'acqua pubblica facendo rispettare così l'esito referendario, che non può essere cancellato da un emendamentino, ed abbiamo più volte ribadito la necessità che le aziende di servizi strategici per la cittadinanza debbano rimanere pubbliche" ha continuato. "Inoltre è lo stesso Premier Letta ad aver ribadito che il governo non si sogna di svendere le aziende per fare cassa. Invito quindi i colleghi di scelta civica a non alzare barriere ideologiche, ma ad affrontare insieme una seria discussione sulle difficoltà che i comuni stanno vivendo in questi anni".

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