Il decreto Salva Roma prima vittima della staffetta Letta - Renzi

Dieci giorni per approvare il decreto, pena il caos per il Campidoglio. Ma invece di agevolare il passaggio in aula, i capigruppo ne spostano la discussione. La paura della 'trappola' per la Capitale va via via aumentando

Non è solo la formazione del governo Renzi a tenere con il fiato sospeso il Campidoglio. A far tremare Marino e la sua amministrazione è anche, e forse soprattutto, l'approvazione del Salva Roma. Il provvedimento, se non approvato entro il 28 febbraio, decadrebbe. Le conseguenze sarebbero nefaste per Roma, visto che il bilancio 2013 è stato approvato proprio basandosi sullo spostamento di fondi dalla gestione commissariale a quella ordinaria, ovvero sul passaggio cardine del Salva Roma.

Ieri la riunione dei capigruppo al Senato ha deciso di votare in aula prima il decreto carceri, poi il cosiddetto Destinazione Italia e solo in ultimo il Salva-Roma, attualmente in commissione Bilancio. Uno spostamento importante perché allontana il Salva Roma dall'orizzonte del governo Letta e lo mette nell'orbita di quello Renzi, chiedendo al neo premier in qualche modo di pronunciarsi. Una calendarizzazione importante perché l'approvazione potrebbe andare a cadere nei giorni della fiducia, ovvero in un Senato ingolfato.

Più del calendario però assume valore la posizione della senatrice Lanzilotta (Scelta Civica) che ha chiesto al governo il ritiro del provvedimento per farlo riformulare al nuovo esecutivo. Una posizione che da un lato ha mandato su tutte le furie i senatori democratici, dall'altro ha evidenziato una necessità: quella di creare un asse con il Movimento Cinque Stelle. Solo l'appoggio pentastellato infatti sembra poter garantire il via libera al provvedimento. Ma la paura che il Salva Roma possa essere la prima vittima della staffetta Letta Renzi è grande.

Anche per questo la nota emessa dai parlamentari democratici romani rappresenta una sorta di grido disperato: "Con la richiesta esplicita di ritiro del decreto Salva Roma, la senatrice Lanzillotta ha finalmente gettato la maschera. E' ormai chiaro a tutti che la posizione politica di questi mesi dell'esponente di Scelta Civica, come abbiamo più  volte sostenuto, è frutto di un atteggiamento ostile alla Capitale e all'attuale giunta di centrosinistra. Ci dispiace, e auspichiamo che si abbandoni un'impostazione di parte e ideologica garantendo a Roma non solo un impegno positivo del Governo e del Parlamento, ma anche l'autonomia costituzionale dell'Ente. Torniamo quindi a chiedere che il Senato licenzi al più presto il decreto, evitando l'introduzione di norme contro la Capitale, affinchè arrivi alla Camera e venga convertito entro il 28 febbraio senza ulteriori modifiche".

Umberto Marroni poi mette in guardia sugli effetti dell'emendamento Svendi Roma, altro nodo da sciogliere verso l'approvazione. "L'obbligo di liquidazione, oltre a rappresentare un provvedimento folle in un momento di crisi perchè causerebbe la perdita di lavoro per oltre 5.000 persone ed un'interruzione dei servizi, creerebbe una disparità di trattamento tra Roma e gli altri comuni. Una necessaria opera di razionalizzazione del sistema aziendale delle controllate non puo' essere fatta, infatti, con colpi di mano dal mero scopo punitivo nei confronti della capitale ma attraverso una discussione seria che valuti la reinternalizzazione dei servizi e che tuteli i livelli occupazionali".

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