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De Vito lascia il Movimento 5 stelle: “Troppe capriole ideologiche”

Il primo candidato sindaco del M5s lascia il partito di Grillo ed elenca i motivi della sua scelta

Marcello De Vito lascia il Movimento cinque stelle. Il partito fondato da Beppe Grillo perde uno dei suoi protagonisti. Il primo ad essersi candidato alla guida del Campidoglio. Uno dei decani, insieme alla Sindaca, a Daniele Frongia, che ha già lasciato il Campidoglio e ad Enrico Stefàno, che ha fatto sapere di non volersi più candidare. Di fatto, a sostenere la compagine pentastellata in Comune, inclusa Virginia Raggi, sono rimasti 24 consiglieri su 49. Significa che con l'addio di De Vito la maggioranza, anche sul piano formale, non c'è più.

Le capriole ideologiche ed il senso d'appartenenza

“Il mio percorso nel M5s finisce qui” ha annunciato il De Vito, dal 2016 presidente dell'Aula Giulio Cesare. Lascia “dopo 9 anni, un periodo “intenso”, definito “importante”, che però è anche giunto al capolinea. “Il motivo è che non avverto più alcun senso di appartenenza. Non riesco più a dire alle persone 'Noi del Movimento 5 Stelle'...”. Una difficoltà che è “il risultato delle tante capriole ideologiche degli ultimi due anni”. 

Le capriole ideologiche 

Cos’è successo di così grave in questo periodo? La risposta è contenuta in un lungo messaggio pubblicato su Facebook. Al primo posto De Vito indica quel “mai stare col PD” ribadito a luglio 2019 e poi smentito un mese dopo, per la nascita del governo giallorosso. Punta l’indice sul fatto che sia stato nominato “un reggente eterno”, Vito Crimi, che “non ha voluto capire che il suo ruolo aveva funzione limitata nel tempo”. Ma cita anche il ritardo con cui sono stati convocati gli stati generali “rinviati all’infinito”.

I capisaldi smantellati

Tra le ragioni che l'hanno spinto a lasciare il M5s, De Vito elenca una serie di motivazioni, quasi tutti ascrivibili a livello nazionale. Tra queste figura lo “smantellamento di due totem” vale a dire “il divieto di alleanze ed il vincolo dei due mandati che sono stati archiviati “in una votazione agostana senza alcun vero dibattito”. C’è poi l’indice puntato contro la ricerca del consenso, che non ha permesso di nominare il comitato direttivo scelto dagli iscritti “probabilmente perché si intende sostituirlo con una figura più popolare, più social e con più like, che consenta più voti”. C’è spazio anche per puntare l’indice sulla contrapposizione interna, definita la “battaglia tra Conte e Casaleggio/Rousseau”, finalizzata ad ottenere “il vero oro”, vale a dire “i dati degli iscritti”.

Due anni travagliati

Ma in questi due anni è successo anche altro, che De Vito non ha riportato nel suo post. C'è stata una vicenda giudiziaria, che lo ha visto imputato con l'accusa di corruzione e che lo ha portato a stare lontano dall'Aula Giulio Cesare per molti mesi. E' tornato citando Enzo Tortora ed in attesa di giudizio ha ripreso l'incarico di presidente dell'Assemblea Capitolina. Una scelta che ha creato qualche malumore, soprattutto in maggioranza. Ma è stato proprio con la compagine pentastellata che, negli ultimi 2 anni, la sintonia è venuta progressivamente meno. Ad esempio sulla questione delle ZTL con De Vito che, come i rappresentanti dell'opposizione, voleva mantenere i varchi elettronici spenti. Ma anche sulla vicenda legata alla messa a bando delle licenze per gli ambulanti

L'addio volontario

Se ne va così dal Movimento uno dei suoi più noti rappresentanti. In polemica recentemente con la maggioranza, De Vito fa sapere che esce “senza rimpianti”, con la serenità di aver “dato quello che ho potuto” e ringraziando per quello che “ha avuto”. Come il ruolo più ambito in Assemblea capitolina.  Esce “volontariamente e non da espulso” ha tenuto a sottolineare, con l’intenzione di “proseguire l’impegno politico” anche in Aula Giulio Cesare. Ha ricevuto un mandato che intende onorare  “sino alla fine”, ha spiegato, perchè gli è stato conferito da quasi 7mila persone. Tanti sono infatti gli elettori che avevano scritto il suo nome, sotto il simbolo del M5s. Ma erano altri tempi. Sono passati cinque anni. Sembra trascorsa un'era geologica

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