Povertà a Cinque Stelle: senza casa trattati come gli sfollati di una guerra

La Croce Rossa: "Soluzione di brevissima durata e d'emergenza"

Roma in guerra, bombardata. Roma terremotata. Alluvionata. Perché la sensazione che si avverte immaginando abitati i container che la Croce Rossa ha montato all'interno della propria sede di via Ramazzini 31, che questa mattina sono stati mostrati ai giornalisti in seguito alle proteste dei movimenti per il diritto all'abitare, è l'estremo disagio di vivere in uno stato d'emergenza. Le brandine una a fianco all'altra nelle tende, il freddo mattutino per raggiungere i bagni all'esterno, lo stesso pranzo distribuito a tutta la comunità nel tendone, la ghiaia che diventa fango a due passi dal letto ad ogni gelido acquazzone invernale. 

E invece questa è la Roma dell'eterno disagio abitativo nell'era di Virginia Raggi. Questa mattina i residenti delle occupazioni si sono dati appuntamento fuori dai cancelli di via Ramazzini 31 per protestare contro l'ipotesi di utilizzare i 'rifugi' marca Ikea per dare agli sgomberati dalle occupazioni quell'alternativa richiesta dal ministro dell'Interno Marco Minniti dopo la figuraccia internazionale seguita alle operazioni delle forze dell'ordine in via Curtatone, con i rifugiati eritrei cacciati da piazza Indipendenza a colpi di idranti. Non si tratta di una risposta alle esigenze abitative di Roma ma di una soluzione di brevissima durata per tamponare le emergenze cittadine, hanno fatto sapere i responsabili della Croce Rossa alla delegazione di manifestanti. Lì verranno collocate le persone segnalate dalla Sala operativa sociale. "L'aveva affermato anche l'assessora alle Politiche Sociali Laura Baldassarre martedì scorso in commissione: "La gara si rivolge al sistema di accoglienza delle fragilità estreme attraverso la Sala operativa sociale".

Il video: Dentro la 'cittadella della solidarietà' della Croce Rossa

Formalità a parte, il testo della "gara a procedura negoziata" lo scrive nero su bianco. Tra i destinatari ci sono i migranti in transito e i rifugiati con "gravi problematiche psicosociali" e "nuclei familiari in gravissime condizioni di fragilità" e di "vulnerabilità sociale e sottoposti a sgomberi". E il richiamo alla circolare Minniti non fa altro che andare in questa direzione. Perché uno degli scogli maggiori incontrati fino ad oggi dall'amministrazione capitolina nel far accettare agli sgomberati l'accoglienza del comune tramite la Sala operativa sociale è stata proprio la divisione dei nuclei, con donne e bambini da una parte e i padri per strada. Superare questo limite, nei piani dell'amministrazione, significava aprire la possibilità di procedere con gli sgomberi ormai da mesi sul tavolo di Prefettura e Questura, con pressioni crescenti da parte dei proprietari, senza lasciare troppe tracce per le strade. E magari sfoltire la tendopoli di piazza Santi Apostoli, ormai entrata nel quarto mese e in pieno inverno. Un accampamento nel cuore della capitale, accolta nel portico di una chiesa, non si è rivelato in cima alle preoccupazioni dell'opinione pubblica ma a lungo andare, con le elezioni sempre più vicine, può minare l'immagine di qualsiasi amministrazione. 

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Come emerso anche nei giorni scorsi, l'unico ente ad aver partecipato è la Croce Rossa. Il via libera definitivo da parte del Comune non è ancora stato dato, "la commissione dovrà effettuare un sopralluogo e valutare" la posizione ufficiale, ma il montaggio dei container modello 'better shelter' è già quasi ultimato. Mancano i bagni e parte dell'illuminazione esterna. In totale si tratta di 25 'rifugi temporanei' sviluppati da Ikea Foundation insieme a Unhcr per le emergenze umanitarie negli scenari di guerra. Costruite con materiale ignifugo, non necessitano di riscaldamento perché mantengono al loro interno una temperatura costante, fanno sapere. In uno spazio di 17,5 metri quadrati e 2,83 metri, nel punto più alto, andranno a viverci circa 100 persone, 4 a tenda, senza alcuna divisione, ma in caso di necessità la popolazione di via Ramazzini, potrà crescere fino a 150 persone. "Moduli abitativi anche prefabbricati", per tornare a citare la gara, pensati per l'amministrazione guidata da Virginia Raggi appositamente per famiglie con bambini, anziani, persone con disabilità e con "problematiche psicosociali". 

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Di fronte alle polemiche la Croce Rossa specifica: "Chi vive in condizioni di povertà non può essere eternamente ostaggio di conflitti politici. Croce Rossa di Roma è parte di un'Italia operosa che aiuta, non sta a guardare e soprattutto non può essere considerata il nemico o l'avversario di scelte che hanno prodotto nella nostra città, non solo da oggi, una povertà sempre più diffusa che è l'unica da sconfiggere" scrive su Facebook la presidente della Croce Rossa di Roma, Debora Diodati. E verso le proteste precisa che "se lo spazio che abbiamo proposto non viene inteso dalle Istituzioni come una soluzione di brevissima durata e di emergenza, saremo i primi noi a ritirare la disponibilità". Ma di soluzioni alternative all'orizzonte per queste categorie, ad oggi, non ce ne sono. 

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"Si tratta di un ghetto di case di plastica per sgomberati così che si possa dire che è stata trovata una soluzione" la denuncia di Gianluca Staderini, dei Blocchi precari metropolitani. "In una città piena di case vuote e spazi disabitati si continua a non mettere in campo soluzioni reali distribuendo soldi in maniera emergenziale. Trattandosi dell'unico progetto presentato, quello della Croce Rossa sta fungendo da stampella affinché questi sgomberi si effettuino davvero". Aggiunge Andrea Alzetta, ex consigliere comunale e storico esponente di Action: "Al posti di utilizzare i 197 milioni di euro messi in campo dalla delibera regionale, impiegare il patrimonio sequestrato alla criminalità organizzata o pensare all'ex caserme, ecco come Raggi vuole affrontare la situazione: trattare le persone come spazzatura da nascondere". 

Intanto sul fronte delle politiche abitative e sociali l'amministrazione Raggi si è incagliata in un altro intoppo. Di fronte alla gara per il reperimento di 800 appartamenti per svuotare i Centri di assistenza abitativa temporanea, meglio conosciuti come residence, e aprire il Servizio di assistenza e sostegno socio alloggiativo, ribattezzati Sassat, sono arrivate solo due buste, una delle quali chiede di riconfermare il residence di via Tovaglieri. Nonostante i valori da libero mercato che erano stati fissati. A denunciarlo è Massimo Pasquini delll'Unione Inquilini, presente questa mattina al momento dell'apertura delle buste. "A disposizione del Comune quindi abbiamo al massimo 100 alloggi (sulle proposte vanno effettuate ancora una serie di verifiche, ndr) su 800 richiesti dal bando" ha spiegato il sindacato in una nota. E con i contratti in scadenza o già in regime di proroga nei piani dell'amministrazione queste 800 famiglie avrebbero dovuto lasciare le vecchie strutture entro il 2 febbraio del 2018. 

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