Stadio, Grancio attacca il M5S: "Sospesa dopo un'ora". Sul web spunta volantino con suo sostegno al Pd

Diffusa solidarietà alla consigliera sospesa dal M5S capitolino per non aver votato la delibera sulla pubblica utilità. Con lei anche il magistrato Imposimato. E rispunta il volantino del 2007 con suo sostegno al Pd

"Ci vuole più tempo ad avere una pizza quattro stagioni sotto casa, che un procedimento disciplinare nel Movimento cinque stelle a Roma". Non si dà pace Cristina Grancio, la consigliera pentastellata sospesa dal gruppo capitolino venerdì scorso per aver deciso di astenersi dal voto in commissione sulla pubblica utilità dello stadio. "Il mio non è un voto contro lo stadio" aveva spiegato. "E neppure dissenso politico. Sono stata sospesa per aver espresso perplessità e chiesto chiarimenti". 

Un 'intoppo' nell'iter a tappe forzate per l'approvazione della delibera, che il M5S capitolino ha deciso di prendere a caldo, poche ore dopo l'astensione della consigliera. Così lei si sfoga su Facebook: "Due ore dopo (la decisione di non votare, ndr) ricevo per mail dal Collegio dei Probiviri la sospensione cautelare dal Movimento 5 Stelle. E sapete come si concludono le motivazioni?" continua. “Potenziali ricadute mediatiche della mia condotta”. Grancio non scende dalle barricate e conclude: "Se siete così veloci, perché non rispondete ai quesiti che ho posto sullo Stadio. Le ricadute mediatiche non sono un mio problema".

Uno strappo in piena regola che, in sede di Consiglio, alla luce di quanto accaduto, dovrà essere digerito anche da quel gruppetto di consiglieri che, anche se non si sono esposti come Cristina Grancio, sarebbero pronti a non dare il proprio sì al progetto. Certamente, quanto accaduto ha invece creato non pochi mal di pancia tra gli attivisti. La posizione fortemente critica del M5S sullo Stadio della Roma è stata uno dei punti forti della campagna elettorale di Virginia Raggi e in molti non condividono la strada intrapresa dalla Giunta. 

L'architetto ha ricevuto molte dichiarazioni di solidarietà. La sua è una storia politica vissuta tutta tra i Comitati di Quartiere del Municipio III, territorio di provenienza: presidente prima del CdQ Piazza Ateneo Salesiano, dove ha combattuto per la progettazione partecipata di una piazza, e CdQ Porta di Roma dove ha lottato "contro la speculazione edilizia dei cambi di destinazione d'uso". La sua scelta sembra avere radici storiche e profonde. E' molto conosciuta e apprezzata per il suo lavoro.

Proprio ieri, quasi un sostegno alla decisione della consigliera, l'architetto Francesco Sanvitto, coordinatore del tavolo dell'Urbanistica, è sceso in campo direttamente spiegando tutti i dubbi tecnici in merito. Non solo. Sulla sua pagina Facebook ha espresso "solidarietà e stima" alla consigliera  anche il magistrato Ferdinando Imposimato, sostenitore di molte battaglie cittadine, per le sue posizioni molto rispettato dagli attivisti pentastellati. Imposimato definisce la scelta di Grancio un "giusto rifiuto di votare al buio la pubblica utilità dello stadio Tor d Valle, senza avere accertato la complessa vicenda relativa al terreno su cui dovrebbe sorgere lo stadio". La consigliera, continua, ha agito "in difesa del bene comune" chiedendo "trasparenza e controllo". 

Il giudizio verso il Campidoglio è chiaro: "Appare non solo legittimo quanto doveroso che l’Amministrazione di Roma Capitale consideri circostanze e documenti allegati all'atto di significazione nella istruttoria ad hoc e consenta ai cittadini firmatari, portatori di interessi in quanto residenti nell’area interessata al progetto edificatorio, di partecipare al procedimento amministrativo". La conclusione: "Siamo orgogliosi che al Comune di Roma ci siano amministratori ed esperti del calibro di Cristina Grancio".

Intanto la memoria del web non perdona. Proprio ieri è spuntato un volantino del 2007, anno nel quale Grancio era tra le fila del nascente Partito Democratico. Erano esattamente dieci anni fa e il suo nome compariva nella lista regionale "Democratici con Veltroni per Zingaretti" a sostegno della candidatura dell'attuale presidente della Regione Lazio a segretario regionale. Tra i grillini più intransigenti già si mormora: una "Dem nell'animo che torna all'ovile".

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