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Cremazioni, attesa di oltre un mese: le salme restano nei depositi. Sui cimiteri il Comune è in ritardo di tre anni

I forni crematori previsti in una delibera di giunta del 2017 mai arrivati, i cimiteri capitolini in affanno dopo l'incremento di decessi: "Pandemia non sia alibi, fragilità è strutturale"

Decessi in aumento a Roma dove nell’ultimo anno se ne sono registrati 33.838, il 10 per cento in più rispetto al 2019. Cimiteri in affanno con i depositi talmente pieni da costringere Ama a noleggiare alcuni container per conservare le salme in attesa di cremazione. Lo sforzo messo in campo da Ama, con il potenziamento di tutte le linee produttive e lo snellimento della burocrazia, non basta a smaltire l'enorme mole di corpi in attesa di cremazione: così i lavoratori del comparto funebre lanciano l’allarme. La situazione nei cimiteri capitolini è “tragica”. 

Cimiteri in affanno, i depositi restano pieni di cadaveri

"La domanda di cremazioni non riesce ad essere esaudita dall'Ama a causa della mancata manutenzione dei forni e per la carenza di personale. Questo comporta depositi pieni di cadaveri, con le salme in attesa della cremazione, quindi non contenute in contenitori di zinco, in piena decomposizione e con perdita di liquami” - il quadro fatto dai rappresentanti della Federcofit (Federazione Comparto Funebre) in commissione capitolina. 

Cremazioni: a Roma attesa "dai 30 ai 40 giorni"

“I tempi per una cremazione a Roma vanno dai 30 ai 40 giorni, a fronte delle 48 ore necessarie a Milano. E questo comporta la necessità di utilizzare forni fuori Roma. Anche i tempi burocratici per autorizzare la cremazione sono troppo lunghi”. Gli operatori chiedono di abbattere la burocrazia e velocizzare i processi di cremazione per poter rispondere al meglio alle esigenze delle famiglie che hanno perso un caro e lavorare in condizioni meno estreme.

Cimiteri al collasso, mezza giornata ed è già caos: le salme restano senza cremazione

Il quadro di Ama sui cimiteri capitolini: "Disastro pandemia, ma stiamo lavorando"

"La pandemia sta compiendo un autentico disastro” - ha replicato il presidente di Ama, Stefano Zaghis, riportando i numeri dei decessi a Roma. Incremento del 10 per cento rispetto all’anno precedente e circa 3000 morti in più concentrati soprattutto nell'ultimo trimestre dell'anno. "Fino a settembre la situazione era normale, seppur con un numero di morti superiore - ha concluso Zaghis- a giugno abbiamo avviato la manutenzione straordinaria dei forni. Ma poi e' arrivato un aumento record dei decessi con un +40% a ottobre, un +60% a novembre e il +45% di dicembre. Ama ha messo in campo una serie di attività per affrontare la situazione, aumentando, ad esempio, il numero di ore di lavoro dei crematori. Nel corso del 2020 abbiamo fatto, nonostante la manutenzione di giugno, più cremazioni del 2019, con 15.542 unità, ed abbiamo anche aumentato le inumazioni e le tumulazioni. A differenza di Milano che nello stesso periodo ha chiuso il crematorio di Lambrate con un'ordinanza del sindaco qui - rivendica il numero uno di Ama - non lo abbiamo fatto. Viaggiamo ad un ritmo di 200 cremazioni a settimana e dal 30 dicembre, con una memoria di giunta, l'amministarzione ha tolto la tassa di 250 euro per cremare fuori dal territorio comunale le persone decedute nel Comune di Roma. Abbiamo anche in corso un piano assunzionale che prevede ingressi anche nel personale dei cimiteri. Nei prosismi 90 giorni svolgeremo le attività di selezione e poi di assunzione. Ritengo che entro aprile o maggio avremo i nuovi assunti abili e arruolati".

Caos cimiteri, Ama: "Le cremazioni eccedenti saranno esaudite con forme di sepoltura alternative” 

Ma per il sindacato Ama e il Comune non hanno alibi su un sistema, quello dei cimiteri capitolini, già da tempo indicato come fragile. “Quella della pandemia è una scusa” - ha detto Natale Di Cola, segretario della Cgil Roma e Lazio. “L'amministrazione Raggi si è nascosta dietro al problema dell'aumento della mortalità per il covid ma in realtà si tratta di un problema strutturale. Questo lo sappiamo perchè ce lo hanno spiegato i lavoratori. Già a giugno avevamo notato che nei calcoli dell'Ama la capacità ricettiva degli impianti di cremazione non avrebbe potuto far fronte alle richieste per il 2020, 2021 e 2022, senza interventi correttivi. Servono nuove linee crematorie. Inoltre denunciamo anche problematiche sulle enumazioni". 

Sui cimiteri il Comune è in ritardo di tre anni

Il Comune ha stanziato 2,7 milioni, una parte dei quali serviranno per tre nuovi forni crematori del Cimitero Flaminio: ma sui cimiteri il Campidoglio è in ritardo di almeno tre anni. Già nel 2017 una memoria di giunta, analizzando i dati della mortalità a Roma e la capacità del sistema, considerando che circa il 50 per cento delle famiglie romane chiede la cremazione per i defunti, annunciava la necessità di predisporre un piano di implementazione degli impianti crematori. Forni ben lontani dall’essere realizzati: “La progettazione porterà via circa 6 mesi e poi - ha detto Zaghis - serve l'approvazione del Comune e lo stanziamento dei fondi". 

Soffrono anche i cimiteri più piccoli come Cesano e Isola Farnese

Soffrono anche i cimiteri più piccoli, come i suburbani di Cesano e Isola Farnese “in condizioni di degrado e criticità”. "Inutile nascondersi dietro al fantasma del Covid: le criticità in merito ai cimiteri sono strutturali, e investono drammaticamente i defunti e le loro famiglie che devono subire, oltre al lutto, il peso di una cremazione che arriva ad un mese dalla morte del proprio caro. Una vergogna, una mancanza di rispetto davvero enorme" - incalza il capogruppo Lega in XV Municipio, Giuseppe Mocci. "Il problema cremazioni è la punta dell'iceberg di questa gestione”. 

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