Colpo alla delibera 140: "Non si poteva guadagnare di più dagli affitti alle associazioni"

La Corte dei Conti smonta la tesi del danno erariale che era alla base della delibera 140. Assolti i dirigenti capitolini. Le realtà associative colpite dagli sgomberi attendono ora un segnale dal Campidoglio

Assolti. I dirigenti di Roma Capitale che non avevano usato il pugno duro contro le realtà assegnatarie di spazi comunali possono tirare un sospiro di sollievo. Il pagamento d'un canone ridotto del 20% era corretto. Anche perchè, come riporta la sentenza, i beni comunali di cui molte associazioni romane beneficiavano erano, e sono ancora oggi, “destinati a usi di pubblica utilità sociali e culturali”. E questa particolare finalità, di fatto “non li rendeva utilizzabili e sfruttabili alla stregua di locali da affittare”. 

Non c’è stato alcun danno erariale. In altre parole, il Comune non poteva ottenere di più di quanto l’ordinanza del Sindaco Rutelli disponesse: un affitto pari ridotto dell'80% rispetto al valore di mercato. Smontata la tesi della Procura regionale, si riapre la partita sui beni indisponibili di Roma Capitale. Perché a beneficiare della sentenza della Corte dei Conti, potrebbe essere la galassia delle realtà operanti in campo socio-culturale. Vale a dire quelle centinaia di associazioni che sono state colpite dalla delibera 140

La sentenza arriva a pochi giorni dalla manifestazione annunciata da “Roma non si Vende”. Il 6 maggio infatti la rete di comitati ed associazioni, ha annunciato un grande corteo, ispirato da alcuni concetti chiave. Tra questi, anche la diversa “gestione del patrimonio pubblico”. Al riguardo, gli organizzatori hanno fatto notare come l’amministrazione finora “è stata incapace di produrre un' inversione di tendenza”. Il cambio di passo era stato chiesto anche in occasione della manifestazione che le realtà colpite della delibera 140 avevano organizzato in Campidoglio. In quell'occasione Nunzio D'Erme, storico attivita della galassia dei centri sociali, aveva sottolineato le pesanti eredità lasciate dalla precedenti amministrazioni. Contemporaneamente aveva  però rimarcato che “doveva arrivare un segnale di speranza rispetto a quanto avvenuto prima”. Speranza disattesa da un M5s divenuto “prigionierio di un meccanismo e di una macchina burocratica amministrativa che se li sta divorando”.

IL RUOLO DI ROMA CAPITALE - Oggi a chiedere quest'inversione di tendenza sono le “importanti esperienze sociali e culturali della città che - ricorda la rete Roma non si Vende - sono state sfrattate o rischiano di esserlo, mentre va avanti la persecuzione economica per delle realtà che più che in debito risultano in forte credito nei confronti del Comune”. Come viene sottolineato nell'appello alla mobilitazione, questi spazi hanno portato avanti "un'azione meritevole non solo sul piano sociale ma anche della semplice cura e salvaguardia del patrimonio immobiliare abbandonato”. Il destino di tutte queste realtà potrebbe cambiare. Perché accada, il Campidoglio deve fare la propria parte, fermando la spirale degli sgomberi che stanno colpendo le realtà associative della Capitale. Occorre cioè che il Sindaco e la sua Giunta raccolgano un assist indirettamente offerto dalla sentenza della Corte dei Corti.

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