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Palazzo Senatorio, immagine d'archivio

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La Corte dei Conti boccia i bilanci della Capitale dal 2008 al 2017: "Giudizio non positivo" 

La relazione dei giudici contabili sulla gestione delle finanze capitoline: "Mancanza di trasparenza"

È un giudizio "complessivamente non positivo" quello della Corte dei conti sugli squilibri latenti del bilancio di Roma Capitale. I giudici contabili si sono pronunciati sulla gestione finanziaria e contabile del Campidoglio dal 2008 al 2017 e nella relazione hanno evidenziato "numerose problematiche rilevate, che hanno posto in evidenza la non completa trasparenza delle scritture e reso difficile il collegamento di debiti e crediti". 

Tra queste, "nella fase di impostazione della gestione commissariale" anche "l'erogazione di finanziamenti straordinari in favore della gestione ordinaria, sottoscrivendo a sua volta operazioni di indebitamento finalizzate a rimpinguare la massa attiva unitamente a contribuzioni statali annue straordinarie nonchè al gettito di appositi tributi di scopo comunali (addizionale commissariale sui diritti d'imbarco dei passeggeri in partenza dagli aeroporti di Roma e incremento dell'addizionale comunale all'Irpef)". 

La pronuncia della Corte, sintetizzata in una nota, espone contenuti ed esiti degli accertamenti concernenti la conformità della gestione finanziaria e contabile dell'ente Roma Capitale, dal 2008 al 2017, "ai principi e alle regole che presiedono alla tutela del bilancio, al fine di garantirne la fisiologica funzione di strumento di corretta pianificazione dell'azione istituzionale in una prospettiva di tendenziale e armonica equivalenza fra entrate e spese, nonchè di veicolo di informazioni idonee a consentire la verifica del grado di realizzazione delle azioni programmate".

Il Collegio ha esaminato nella specie i bilanci di Roma Capitale fino al 31 dicembre 2017, "con riguardo al particolare aspetto dell'incidenza che, rispetto alla costruzione e al mantenimento dei prescritti equilibri, è venuto ad assumere il peculiare sdoppiamento della gestione finanziaria comunale originato dall'articolo 78 del d.l. 25 giugno 2008, n. 112, convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato e integrato a più riprese in sede di legislazione finanziaria".

"Sulla base di una puntuale ricostruzione normativa, ampiamente esposta in delibera e nell'allegato tecnico sino alla recente ultima legge di bilancio - si legge nel comunicato - si pongono in luce i profili essenziali di una realtà che non risulta allineabile all'archetipo di una gestione liquidatoria pura, ancorchè improntata a regole speciali. E ciò - spiega la Corte dei Conti - non tanto e non solo per la formale alternatività enunciata dall'articolo 78, comma 5 del d.l. n. 112/2008 rispetto all'istituto del dissesto finanziario disciplinato dagli articoli 244 e seguenti Tuel, quanto piuttosto per il solo criterio temporale di individuazione delle partite debitorie da essa recepibili, per la conseguente potenziale ampiezza del suo oggetto, per l'assenza di fissazione di un termine di durata, nonchè per l'obiettivo di integrale estinzione delle dette passività".

I tratti evidenziatisi nella fase di impostazione della gestione commissariale "con l'inserimento in massa passiva non soltanto di debiti verso terzi già scaduti ed esigibili, ma anche di debiti di finanziamento gia' contratti e da restituire secondo piani di ammortamento diluiti nel tempo- si legge ancora nella nota- risultano poi accentuati per effetto di altre disposizioni di legge sopravvenute, per le quali la stessa si è fatta carico dell'erogazione di finanziamenti straordinari in favore della gestione ordinaria, sottoscrivendo a sua volta operazioni di indebitamento finalizzate a rimpinguare la massa attiva unitamente a contribuzioni statali annue straordinarie nonche' al gettito di appositi tributi di scopo comunali (addizionale commissariale sui diritti d'imbarco dei passeggeri in partenza dagli aeroporti di Roma e incremento dell'addizionale comunale all'Irpef)". 

Le risultanze delle analisi effettuate dalla Corte - in attuazione dei programmi annuali di controllo richiamati in premessa e nell'ambito di un'attività istruttoria più ampia, condotta secondo le tecniche dei controlli ex art. 148 bis - "hanno portato ad alcuni significativi risultati circa il conseguimento dei pertinenti equilibri del bilancio. Va precisato che le conclusioni a cui perviene la Sezione vengono a rappresentare gli esiti parziali, ancorchè quanto al descritto oggetto definitivi e aggiornati alle evidenze della contabilità ufficiale capitolina dal 2008 fino a tutto il 2017, senza esaurire il giudizio complessivo sugli andamenti del bilancio di Roma Capitale a tutto il periodo indicato e senza assorbire gli aspetti non espressamente trattati, che il Collegio ritiene di riservare a separato esame, nel previo rispetto di un ulteriore confronto con l'Amministrazione interessata".

Ne scaturisce "un giudizio complessivamente non positivo sugli squilibri latenti in ordine al bilancio di Roma Capitale occasionati dalle numerose problematiche rilevate, che hanno posto in evidenza la non completa trasparenza delle scritture e reso difficile il collegamento di debiti e crediti dovuti alle operazioni di reimputazione con i giustificativi contabili originari attestanti, relativi ai debiti e crediti verso terzi al fine di una più chiara definizione dell'indebitamento pregresso trasferibile alla Gestione commissariale, nonchè della coerente pianificazione delle necessarie coperture finanziarie". 

Si tratta in particolare, prosegue il Collegio, di "carenze nelle scritture di riconciliazione e di atti di riaccertamento e/o di ricognizione di crediti e debiti espunti ab initio dal bilancio di Roma; ai disallineamenti con le partite imputate al bilancio commissariale si accompagnano errori di imputazione e irregolarità delle procedure di rettifica, che non rendono facilmente tracciabile la gestione vincolata. Non esaustivi sono risultati altresì i criteri di quantificazione dei debiti fuori bilancio maturati al 28 aprile 2008. Permangono in specie incertezze nella quantificazione degli oneri da espropriazioni illegittime o occupazioni sine titulo avvenute prima del 28 aprile 2008 (con il rischio di ulteriori contenziosi) e con riguardo ai prestiti flessibili e le aperture di credito da ammortizzare a carico della massa passiva. Di ciò si dà carico espressamente il legislatore nella legge di bilancio 2019". 

Anche in tale prospettiva, spiega infine la nota, "si riafferma dunque il rilievo operativo e funzionale degli adempimenti prescritti, intesi alla individuazione definitiva della massa passiva imputabile con riguardo agli effetti sugli equilibri di Roma Capitale, che la Sezione si riserva di monitorare. In sintesi, il giudizio della Sezione si caratterizza per un verso nell'accertamento di una serie di profili di non regolarità nelle gestioni dal 2008 al 2017 e, per altro verso, alla individuazione di puntuali adempimenti conseguenziali da parte dell'Amministrazione in esito alla pronuncia". 

(Fonte Agenzia Dire)
 

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