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Coronavirus, migliora la qualità dell’aria: "Senza smog diminuisce anche il rischio contagio"

L’ex ministro dell’Ambiente commenta le attuali restrizioni alla circolazione: “Studi scientifici mostrano una correlazione tra lo smog e la diffusione del Covid 19. Ricordiamocene ad emergenza finita”

Limitare al massimo gli spostamenti non è utile solo ad evitare la diffusione del Coronavirus. Indirettamente riduce la quantità di polveri sottili che sono presenti nell'aria. E questo, oltre a restituire una città meno inquinata, può a sua volta contribuire a contenere i contagi da Covid 19. L'ex ministro dell'Ambiente Alfonso Pecorario Scanio, oggi presidente della fondazione Univerde, se ne dichiara convinto.

Pecoraro Scanio, intanto come le sembra la Capitale, in questi giorni in cui circolano pochissime auto?

E’ una città in cui si riscopre quanto sia piacevole ascoltare il cinguettare degli uccelli.  Chi abita in centro, spesso, lo aveva dimenticato. Ma soprattutto è una città che ha un’aria pulita come non la si registrava da decenni. Un fatto ancor più positivo se si considera che, una città senza smog, può ridurre anche il rischio di contagio dal Coronavirus.

Appare un accostamento azzardato. Come si è arrivati a questa conclusione?

Non sono considerazioni personali. Sono conclusioni a cui è giunta la Società Italiana di Medicina Ambientale esaminando, insieme alle Università di Bari e di Bologna, h i dati pubblicati sui siti delle Agenzie Regionali per la Protezione Ambientale. Li hanno incrociati con i casi di contagio riportati dalla Protezione Civile. 

E cos’hanno scoperto?

Dallo studio risulta che le polveri sottili possono essere vettori del Coronavirus. E questa potrebbe essere un motivo per cui il virus si è propagato velocemente nella Pianura Padana e prima ancora in Cina, in un’area fortemente industrializzata come Wuhan. Per questo vale la pena cominciare a riflettere sulla necessità di abbandonare la produzione di auto con motore a scoppio.

Sembra un discorso da teorico della decrescita felice….

No, al contrario. Io dico che così favoriamo una crescita felice. Bisogna puntare sul cambiamento e non solo per il Coronavirus. Ora ci troviamo nella condizione d’essere bloccati a casa. Senza auto inquinanti in circolazione abbiamo riscoperto che si può, ed io dico si deve, scommettere sullo smart working. Che poi, in prospettiva, non significa solo lavorare da casa. Oggi dobbiamo farlo ma in un futuro penso si debba ragionare anche sulla possibilità di collegarsi da postazioni di coworking che siano vicino casa. Senza il bisogno di attraversare la città in macchina.

Per ora tuttavia il ricorso alle auto, per molti cittadini, è una scelta obbligata. Inutile dire che sono quasi tutte con motore a scoppio le vetture che circolano. Quante sono le auto elettriche?

Ma infatti si tratta di investire, di supportare con fondi statali l’innovazione e lo sviluppo. Abbiamo 60mila morti l’anno, in Italia, a causa dello smog. E sono in gran parte anziani e bambini. E’ arrivato il momento di scommettere su tecnologie che già esistono. Ad esempio i motori ad idrogeno che si possono utilizzare nelle auto che vanno a scoppio. Vanno a idrometano, cosa che comporta già una riduzione drastica dei livelli inquinanti. 

Sembra uno scenario da società del futuro. Nel presente però c’è da fronteggiare il coronavirus e forse si fa prima a trovarne un vaccino che a mettere in pratica questo cambiamento, non crede?

Bisogna agire su tutti e due i fronti. Sulla ricerca nel campo sanitario, anche perché noi italiani abbiamo dimostrato che siamo molto bravi in questo settore. occorre lavorare sul fronte delle cure  visto che rappresentano ua soluzione più rapida di quella legata alla realizzazione d’un vaccino, utile invece a bloccare il contagio. Ma bisogna darsi da fare anche per migliorare la qualità dell’aria. La ricerca va incoraggiata anche da questo punto di vista. A maggior ragione se, come sembra, le polveri sottili possono aumentare la diffusione del Covid-19.
 

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