Nicolò, rider ai tempi del Coronavirus: "Diminuiscono i pasti, romani chiedono spesa e sigarette"

Ai microfoni di RomaToday Nicolò Montesi, presidente dell'Associazione Nazionale Autonoma dei Riders: "Vi racconto come è cambiato il nostro lavoro: clienti a distanza e utilità sociale"

Guanti e mascherine reperiti in autonomia, consegne sì a domicilio ma a debita distanza. Il Coronavirus fa sentire i propri effetti anche sul mondo dei riders, i corrieri che in sella alle loro biciclette attraversano i vari quadranti della città portando ai tanti che si rivolgono al delivery il necessario per superare queste settimane di isolamento. Se negozi e ristoranti si fermano, loro no. Nemmeno ai tempi del Covid-19. 

I riders: “Svolgiamo servizio utile”

“In questo periodo di emergenza ci sentiamo un po’ l’anello di congiunzione tra la casa e le attività che vendendo beni necessari sono rimaste aperte. Non svolgiamo sicuramente un lavoro sociale ma siamo un servizio utile alla società”. A parlare ai microfoni di RomaToday è Nicolò Montesi, presidente dell’Associazione Nazionale Autonoma dei Riders (Anar), che a Roma conta quasi 300 iscritti. 

Nella categoria, tra le più esposte viaggiando di porta in porta, con i pacchi che passano di mano in mano, c’è qualche timore: se l’unione sindacale autonoma Riders Union Roma chiede alle istituzioni di lasciare i corrieri a casa prevedendo per loro “ammortizzatori sociali per garantire la continuità di reddito”, l’ANAR attraverso un sondaggio ha fatto parlare gli associati. 

Sondaggio riders: “Si al lavoro per il 75%”

In base all’indagine, rende noto Montesi, “il 75% dei rider vuole continuare a lavorare con i dispositivi di sicurezza, il restante 25% è fermo e richiederebbe un sussidio per Partite Iva al governo ma senza bloccare il servizio permettendo comunque a chi vuole di poter lavorare”.

Il rider che rinuncia alle proprie consegne però ad oggi non incassa nulla. Così in molti scelgono comunque di proseguire nella loro attività. “Un servizio stravolto dall’emergenza Coronavirus” – ammette Montesi, riders 23enne di Glovo

Così il Coronavirus ha cambiato il lavoro dei riders

“Per noi è tutto cambiato, nelle merci che trasportiamo e nelle modalità di lavoro. Ci siamo attrezzati con guanti, mascherine e igienizzante. Al momento ce li siamo procurati da soli ma siamo in attesa che, come già successo a Milano, ci arrivino tramite Assodelivery (l’associazione di categoria delle imprese del food delivery alla quale aderiscono Deliveroo, Glovo, Just Eat, Uber Eats e Social Food ndr.)”. 

Per i riders la consegna ad oggi è contactless, ossia senza contatto. “Prima di consegnare chiamiamo il cliente avvisandolo che stiamo lasciando il prodotto richiesto sulla maniglia della porta. In caso di pagamento in contanti, che però alcune piattaforme hanno disabilitato, i soldi vengono lasciati sul tappetino e il resto anche. Non c’è contatto tra persone, riders e clienti sono sempre a debita distanza”. In più per verificare il rispetto delle misure di sicurezza parte dei colossi del food delivery hanno incaricato alcuni riders di fare i “controllori”, “è bene che le prescrizioni siano rispettate in tutte le fasi dalla preparazione dei pacchi, alle file, alla consegna”. 

Negli zaini dei riders: “Sigarette e spesa a domicilio”

Ma cosa ordinano i romani? Il Covid-19 ha cambiato anche la natura delle richieste. “Gli ordini di ricevere un pasto caldo a casa sono drasticamente scesi, salgono invece quelli per la spesa a domicilio e la consegna di sigarette”. Seguono medicinali da banco e pacchi da destinare da un indirizzo all’altro. 

Consegne non solo per sé. La solidarietà tra famiglie e vicini è tanta e tangibile: “L’altro giorno mi è capitato di consegnare la spesa che la nipote aveva fatto a distanza per la nonna per non farla uscire. E’ stato come se le avessi portato un regalo, la signora era stupita che qualcuno, fondamentalmente uno sconosciuto con un fratino colorato, le avesse portato la spesa richiesta a casa. Tuttavia è necessario che i ‘nonni’ stiano comunque attenti a truffe e malintenzionati, i riders sono ben riconoscibili e il consiglio che diamo ai committenti è quello di avvisare i propri anziani del nostro arrivo”. 

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Proprio come tante realtà di quartiere anche tanti riders, abbandonate bici e pettorine con logo, si sono messi a disposizione della collettività in particolare quella più vicina: “In molti – racconta Montesi – finito il ‘turno’ fanno da corrieri per gli anziani del proprio palazzo o condominio. Siamo tutti giovani, abbiamo il dovere di metterci a disposizione per i più deboli”. 
 

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