Leodori: "Sì ad aperture differenziate tra regioni dal 18 maggio". E il Lazio guarda anche alla "fase 3"

Il vicepresidente della regione Lazio su fase 2, fase 3 e sull'ipotesi di allentare le misure nelle regioni dove il contagio rimane contenuto

Il vicepresidente Daniele Leodori con Nicola Zingaretti

Riapertura "a ondate" con differenziazioni regionali sulla base dell'andamento del contagio? Il Lazio accoglierebbe con favore. "Penso che con un accordo Governo-Regioni si possano ipotizzare differenze a macchie di leopardo sul territorio nazionale" ha detto il vicepresidente della Regione, Daniele Leodori, parlando nel corso della tavola rotonda 'Far ripartire l'Italia: il punto di vista di Roma e Milano', e commentando l'ipotesi avanzata dalla task force di Governo guidata da Vittorio Colao: procedere a scaglioni, a seconda di quanto continua a diffondersi il virus, e consentire maglie più larghe nelle regioni dove il quadro è maggiormente sotto controllo. 

Certo, "saranno determinanti i primi dieci giorni dopo il 4 maggio per capire se accelerare e come eventuali nuove aperture" precisa Leodori. Ma il Lazio, con i suoi 6545 contagiati da inizio pandemia, è tra la regioni dove il sistema sanitario fin'ora ha retto meglio e i numeri del contagio, tutto sommato, sono rimasti contenuti rispetto al nord. E dagli uffici di via Cristoforo Colombo, seppur con le dovute prudenze, lo si è sempre sottolineato: "Roma è stata una sorpresa positiva nell'espansione del virus - ha detto il vicepresidente - e anche se ci sono stati certamente momenti drammatici a marzo, forse i due primi casi di cinesi contagiati ci hanno consentito di alzare le antenne con anticipo". 

I nodi da sciogliere: scuola e trasporti

E allora, se il quadro resterà tale, sì a concessioni maggiori per le attività produttive del territorio, magari già dal 18 maggio. Attività che intanto, comunque, dal 4, potranno cominciare, lentamente, a rianimarsi tra take away per bar e ristoranti e riaperture vere e proprie per i settori manufatturiero ed edilizio. Fermo restando che la cosiddetta fase 2 ha ancora una serie di incognite importanti. "Sono i due settori - dice Leodori - dove il modello di distanziamento è più complicato da fare girare". Già, scuola e trasporto pubblico. 

Mantenere un metro tra passeggeri sui bus, o tra alunni in classe, sarà una grande sfida da vincere, insieme alle azioni necessarie per contenere il contagio sul piano epidemiologico: "Contrasteremo il virus se individueremo i nuovi contagi nella maniera più rapida possibile, tracciandoli, isolandoli e individuando tutte le persone che sono venute a contatto col nuovo contagiato". E su quelle degli aiuti alle imprese, della cassa integrazione per i lavoratori (ancora decine di migliaia attendono la copertura economica) e degli investimenti pubblici. "Il fondo del bando 'Pronto cassa' passa da 100 a 400 milioni" fa sapere ancora il vicepresidente della regione, in riferimento ai prestiti alle aziende a tasso zero, tra le misure economiche messe in campo a livello regionale a inizio aprile. 

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Verso la "fase 3"

Mentre, in parallelo, accanto alle tante urgenze ancora sul piatto, si prova a fare un passo un po' più in là. Addirittura guardando a una cosiddetta "fase 3". "Siamo a lavoro per dare un indirizzo preciso, a lungo termine, allo sviluppo della regione - spiega Leodori - abbiamo individuato cinque gruppi di lavoro coinvolgendo professori  universitari delle maggiori università italiane e puntando su temi specifici". Cinque tavoli di confronto aperti su: sostenibilità ed economia circolare, digitale, infrastrutture e logistica, semplificazione e sburocratizzazione dei percorsi amministrativi, e smart working nei luoghi di lavoro. Cinque pilastri che, superata una prima fase di assestamento, vadano a rivoluzionare, è la speranza, il tessuto economico produttivo del territorio. 

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