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Una protesta dello scorso ottobre a Campo de' Fiori (foto Ansa)

Una protesta dello scorso ottobre a Campo de' Fiori (foto Ansa)

"Zona arancione sarà un dramma per le imprese": il grido disperato di negozi e bar di Roma

Confartigianato: "Ristoratori e baristi già stremati vedranno con le nuove restrizioni i loro incassi ridursi ancora di più, si stima un ulteriore calo del 40%"

Dopo mesi in giallo, anche il Lazio diventa arancione. Da ieri domenica 17 gennaio le maglie delle regole per frenare il contagio da coronavirus si fanno più strette e i primi a farne le spese sono bar e ristoranti. La misura più significativa del nuovo pacchetto di regole riguarda infatti la chiusura degli esercizi di somministrazione (finora rimasti sempre aperti durante la seconda ondata, almeno fino alle 18) che ora gridano al dramma. 

"Altro calo del 40% di fatturato"

"Una situazione che per alcune categorie diventa sempre più disperata" commentano dalla Confartigianato del Lazio. "Ristoratori e baristi già stremati vedranno con le nuove restrizioni i loro incassi ridursi ancora di più al lumicino, si stima un ulteriore calo del 40%, e si troveranno a far fronte ad una crisi ancora più nera di quella che stavano già affrontando". Per non parlare di altri settori, come ad esempio quello del wedding e degli eventi che vedono già compromessa irrimediabilmente la stagione 2021 e che "difficilmente potranno reggere botta ancora a lungo".

Non tutte le imprese poi potranno usufruire dei 51 milioni di euro di ristori stanziati dalla Regione. "I più piccoli e deboli non sono soggetti ad IRAP - spiega ancora Confartigianato - chiediamo per soluzioni legislative che permettano a queste categorie di poter lavorare in quanto hanno dimostrato di saper rispettare le regole e garantire la massima sicurezza ai loro clienti". Già, migliaia di euro investiti per adeguare spazi e personale alle nuove normative sanitarie varate la scorsa primavera ma serviti a poco. Ora che la saracinesca deve necessariamente abbassarsi. 

Proteste e contro proteste

Qualcuno ha deciso di non abbassarla aderendo alla campagna di protesta diffusa in tutta Italia, #ioapro. Ma nella Capitale si è rivelata un mezzo flop e i ristoranti si contano sulle dita di una mano. Anzi. Le principali associazioni di categoria si sono sfilate dall'iniziativa. Fipe, Fieper, Confesercenti e l'associazione IHN. Quest'ultima ha invece lanciato la controproposta #Abbassoechiudo.

"A manifestazioni estemporanee, pericolose per le aziende e strumentalizzate politicamente, preferiamo il lavoro quotidiano nella ricerca di soluzioni reali che possano davvero rilanciare il nostro comparto" hanno spiegato gli organizzatori, pronti a un nuovo flash mob contro il Governo, domani martedì 19 gennaio al tramonto. Sullo sfondo, Castel Sant'Angelo.

 
 

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