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Cancelli chiusi e giardini impraticabili: la gestione del verde delude i romani

Dal parco di Tor Marancia a quello degli Acquedotti i residenti protestano: "Durante il lockdown l'erba è cresciuta di un metro"

L’apertura delle aree verdi, messe sotto chiave durante la prima fase dell’emergenza Coronavirus, non è stata all’altezza delle aspettative. Il “giardino d’Europa”, vagheggiato spesso dall’amministrazione cittadina, in assenza di manutenzione si è trasformato nel suo opposto: una giungla.

Giardini dimenticati

Ville storiche, parchi urbani e piccoli giardini, con l’arrivo della primavera, si sono trasformati in rigogliose praterie. E’ un problema che ogni anno si ripete ma che, il lockdown, ha reso ancor più evidente. Non ci sono infatti solo i problemi segnalati a Villa Pamphilj o al parco Nemorense. Anche i piccoli giardini che, in alcuni quartieri, rappresentano l’unico polmone verde, hanno risentito dell’assenza di interventi. E’ ad esempio il caso di Ostiense. “Nel giardino' Antonio Pisino'  - segnala Laura Manciati, una residente – l’erba è cresciuta oltremisura ed ha finito per sommergere anche i giochi a molla dei bambini”. I cespugli e le piante infestanti rendono impraticabile l’area verde di via Pellegrino Matteucci la cui manutenzione è invece necessaria anche per evitare, come accaduto in passato, che torni ad essere frequentata dai roditori.

La delusione dei cittadini

Nello stesso municipio, il Comitato di Quartiere di Grottaperfetta segnala anche un’altra anomalia. “Il 4 maggio abbiamo trovato il cancello di viale Londra chiuso. Si tratta della cosiddetta AFA2 del Parco di Tor Marancia, la cui apertura era stata inaugurata dall’amministrazione pentastellata nell’estate del 2018. “Vogliamo denunciare questo atteggiamento arrogante da parte dell’amministrazione che non si degna di fornirci delle motivazioni. Quell’area verde è stata adottata dal nostro comitato di quartiere ed è solo grazie a noi, ed ai guardiaparco, se in questi due anni è rimasta in condizioni decorose” ha dichiarato Mario Semeraro, il presidente del Comitato di Quartiere. 

L'erba cresciuta di un metro

“Abbiamo ricevuto decine di richieste da parte dei residenti che ci chiedono quando riaprirà. Non sappiamo cosa rispondere, l’unica certezza che abbiamo è che, durante il lockdown, l’erba è cresciuta di un metro” ha ribadito il presidente del CdQ. Segnalazioni relative all’assenza di manutenzione arrivano anche dal parco degli Acquedotti, dove le panchine sono ormai nascoste sotto il manto erboso. Ma anche da molte altre zone della capitale.

La aree degradate

“Abbiamo visto immagini di Villa Pamphilj con zone in cui l'erba arriva alle ginocchia. Parchi ancora chiusi e zone in cui è stata data una ripulita veloce ma che di fatto versano ancora nel degrado più assoluto. Solo per fare alcuni esempi, erba alta anche al Parco del Forte Ardeatino via di Grotta Perfetta. Il parco archeologico di Centocelle, a quanto abbiamo visto, è una savana – ha sottolineato Marco Palumbo il presidente della commissione Trasparenza di Roma Capitale -  Degrado anche nelle aree verdi del Municipio lungo la via Cassia, da Corso Francia a Cesano. Stessa situazione di abbandono nel parco di Colle del Sole”.

Una gestione da ripensare

La fase 2, relativamente alla gestione di parchi, giardini e ville storiche, non è iniziata secondo le aspettative. “È grave che la sindaca Raggi non abbia programmato la riapertura dei parchi con la dovuta attenzione e organizzazione. Di fatto, tutto è stato lasciato all'ultimo minuto, all'improvvisazione e alla fretta, con conseguenze sotto gli occhi di tutti” ha obiettato Palumbo. L’amministrazione ha spiegato che, il problema, è stato in parte causato dalla sospensione degli interventi da parte delle ditte private. “Alcune di queste – è stato spiegato con una nota dal Campidoglio – avevano la sede fuori dalla regione Lazio” e di conseguenza avevano “sospeso del tutto le loro lavorazioni”. Il risultato è che ora, solo una minima parte dei 1600 parchi cittadini, versa in condizioni davvero accettabili.

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