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Affitti bassi per 15 anni, case per l'emergenza: prosegue l'iter della 'convenzione' per gestire appartamenti privati in housing sociale

La delibera ha ricevuto parere favorevole in commissione Urbanistica. Contrario il Pd: "Passaggi poco chiari. Va ritirata e riscritta"

Dopo il via libera in Giunta lo scorso 14 luglio, prosegue ai tavoli delle commissioni capitoline competenti l’analisi della delibera con lo schema di ‘Convenzione sociale’ che fissa le modalità di locazione, fruizione e gestione degli appartamenti in housing sociale realizzati all’interno di interventi urbanistici privati. Martedì era sul tavolo della commissione capitolina Politiche sociali, ieri a quello dell’Urbanistica che ha dato il suo parere favorevole, con voto contrario del Pd.

Si tratta della prima delibera attuativa che segue le ‘Linee di indirizzo’ approvate in Assemblea capitolina ad ottobre del 2019 su iniziativa della maggioranza pentastellata. Il testo è stato lavorato a quattro mani dagli assessori all’Urbanistica e alle Politiche abitative, Luca Montuori e Valentina Vivarelli. Lo schema di ‘Convenzione sociale’ è composto da 15 articoli che i costruttori titolari di programmi urbanistici che prevedono la realizzazione di immobili di housing sociale dovranno sottoscrivere prima del rilascio dei titoli abilitativi. In particolare si guarda a quegli interventi di demolizione e ricostruzione che, in base al cosiddetto Piano casa del 2009, prevedono premi di cubatura in cambio di appartamenti da affittare a canoni più bassi rispetto a quelli di mercato. Dopo la pubblicazione del registro di tali immobili sul sito del Comune di Roma, arriva la convenzione per regolarne l’utilizzo. “? importante che il Comune si doti di uno strumento di questo tipo per promuoverlo e regolamentarlo e non lasciarlo in una zona d’ombra come accaduto fino ad oggi”, ha commentato a Romatoday Donatella Iorio, presidente della commissione capitolina Urbanistica.

Lo schema di convenzione, che Romatoday ha potuto visionare, definisce nei particolari le modalità di locazione, accesso e di gestione della quota di immobili in housing sociale destinati soprattutto a quella cosiddetta ‘fascia grigia’ di famiglie non così povere da poter accedere a una casa popolare ma nemmeno abbastanza ricche per affittare o acquistare una casa a prezzi di libero mercato. Non solo. L’amministrazione capitolina prevede che il 10 per cento di questi appartamenti sia destinato a nuclei in emergenza abitativa. Non per sempre: la convenzione dura 15 anni, calcolati in base all’effettivo utilizzo dell’abitazione e non a partire dal termine dell’operazione urbanistica così da evitare che restino vuoti in attesa di essere venduti. Al termine di questo lasso di tempo l’immobile potrà essere ceduto, con prelazione agli inquilini, a un prezzo non superiore alle quotazioni minime dei valori di mercato di riferimento.

Il canone sarà pari a 5 euro al metro quadro.  Un appartamento di 70 metri quadrati costerebbe così attorno ai 350 euro. Diverse le tipologie di fruizione previste dalla convenzione: locazione a lungo termine; locazione con facoltà di riscatto a favore del conduttore con un prezzo di alienazione che non potrà essere superiore al 70 per cento delle quotazioni medie di mercato (non più del 30 per cento della superficie totale); alienazione a fondi immobiliari o ad altri soggetti privati con vincolo di locazione di lunga durata (non più del 15 per cento della superficie totale). Infine, una quota non inferiore al 10 per cento della superfcie residenziale destinata ad alloggi sociali deve essere riservata a Roma Capitale per tutta la durata della convenzione sociale, al fine di sostenere nuclei in emergenza abitativa. Sempre per lo stesso scopo, per gli interventi la cui realizzazione derivi da cessione o trasferimento di diritti edificatori precedentemente di proprietà di Roma Capitale, una quota non inferiore al 30 per cento della superficie residenziale destinata ad alloggi sociali deve essere riservata a favore di Roma Capitale per tutta la durata della convenzione.

Fissati i criteri anche per i fruitori di questi immobili che dovranno essere individuati tramite avvisi pubblici sui quotidiani. La metà di queste case andrà destinata a soggetti inseriti in particolari categorie sociali e il reddito annuo complessivo dei nuclei familiari che ne faranno richiesta non potrà essere superiore a quello della terza fascia previsto per l'accesso all'edilizia agevolata, pari a 46 mila euro annui. Una porzione di intervento in housing sociale, infine, potrà essere affittato a enti del terzo settore.

Con lo scopo di “sperimentare modalità innovative di gestione sociale degli alloggi”, il soggetto attuatore potrà decidere di ricorrere a un ‘gestore sociale’, che sarà un soggetto ‘no profit’ o ‘limited profit’ che si occuperà di assicurare massima diffusione della dotazione di alloggi, favorire integrazione, percorsi di costruzione della comunità, coinvolgere gli abitanti nella gestione e cura degli spazi comuni”, si legge nella convenzione.

Il compito di produrre e sottoscrivere la convenzione spetterà al dipartimento Programmazione e attuazione urbanistica mentre gli uffici del Patrimonio e delle Politiche abitative dovranno vigilare sulla corretta applicazione delle prescrizioni contenute nella convenzione e di pubblicare gli avvisi di offerta di alloggi sociali. In caso di mancato rispetto della convenzione sono previste sanzioni.

Il provvedimento ha visto il voto contrario del Pd. “Il nostro giudizio sulla delibera è negativo perché nel testo viene confusa l’emergenza abitativa delle famiglie che necessitano di alloggi popolari con il fabbisogno espresso dalla cosiddetta ‘fascia grigia’. Si tratta di due tipologie differenti che necessitano di risposte differenti”, spiega a Romatoday il capogruppo capitolino del Pd, Giulio Pelonzi. “Come verrà affittata la percentuale da destinare all’emergenza abitativa? A quali costi per il costruttore? Inoltre non è chiaro il campo di applicazione di questo nuovo schema: riguarda i nuovi programmi urbanistici o anche quelli in itinere? Se così fosse si rischierebbe di aprire una stagione di contenziosi. Avanziamo dubbi anche sul concetto del ‘gestore sociale’ perché non si capisce il suo fondamento giuridico. Che rapporto avrà con l’amministrazione condominiale? A chi spetterà la gestione degli spazi comuni?”.

Il capogruppo dem attacca anche l’impianto generale del provvedimento: “Altro punto riguarda il fabbisogno della fascia grigia, stimato dalla stessa amministrazione Raggi in circa 56mila unità abitative. Quanti milioni di metri cubi bisogna costruire per dare risposta a tutti? Infine questa delibera punta tutto sull’affitto mentre per noi è centrale prevedere la possibilità che nel tempo le famiglie possano raggiungere l’indipendenza economica patrimonializzando la proprietà della casa. Per tutti questi motivi abbiamo chiesto di ritirare il provvedimento e riscriverlo insieme”.

La richiesta, per il momento, non è stata accolta dalla maggioranza. “Dopo l’approvazione in Giunta, con i pareri favorevoli della commissione Urbanistica e di quella Patrimonio e Politiche Abitative procede l’iter che porterà in Aula la delibera che dà forma al modello dell’abitare integrato”, ha scritto Iorio in una nota.

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