Consumo di suolo, a Roma gli ettari sono 30 mila: il 13% sono zone a 'massima pericolosità idraulica'

Lo studio è stato realizzato dal Roma Capitale e dall'Ispra

Immagine di repertorio

Oltre 30mila ettari (23,54%) di suolo consumato a Roma, di cui oltre il 92% è irreversibile. Un'area estesa circa 3.600 volte il Circo Massimo, in cui è stato consumato anche il 13% delle zone a massima pericolosità idraulica del quale oltre l'80% è irrecuperabile. A metterlo nero su bianco è Roma Capitale che, in collaborazione con l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), ha realizzato uno studio nell'ambito di un progetto sviluppato in 12 mesi con quattro volontari del Servizio Civile di Roma Capitale sul tema del consumo di suolo, con particolare attenzione alle aree a rischio idraulico. 

I risultati del progetto, inserito nell'attuale Piano Statistico Nazionale con partner Ispra ed Istat, sono stati presentati stamattina in Campidoglio alla presenza, tra gli altri, dell'assessore all'Urbanistica di Roma Capitale, Luca Montuori, dell'assessore a Roma Semplice, Flavia Marzano, dell'assessore allo Sport e alle Politiche Giovanili, Daniele Frongia e del presidente di Ispra, Stefano Laporta, e saranno disponibili in modalità Open Data sul portale di Roma Capitale e sul sito di Ispra. Frutto dello studio, realizzato nel 2018 grazie all'Uo di Statistica-Open Data di Roma Capitale e Ispra, una mappatura molto dettagliata realizzata grazie all'interpretazione di immagini satellitari, con informazioni per municipio e zona urbanistica. Obiettivo: utilizzare informazioni e condividere dati per definire strategie mirate a promuovere uno sviluppo urbano sostenibile tutelando il territorio e migliorandone la vivibilità.

I municipi a maggiore percentuale di territorio impermeabilizzato sono il I (74.38%), il II (68,42%) e il V (63,11%), mentre il XIV municipio con il 12,78%, registra la percentuale minore. Le aree artificiali sono occupate per il 28% da edifici, per il 21% da strade e per il 40% da parcheggi, piazzali e altre aree impermeabilizzate. 

Degli oltre 6mila ettari caratterizzati dalla massima pericolosità idraulica, aree di esondazione con un tempo di ritorno di 50 anni, più di 800 risultano consumati, di cui l'82% irreversibilmente. Nelle zone soggette a esondazione con tempi di ritorno maggiori di 50 anni, il 26% del suolo è consumato da edifici, il 20% da strade asfaltate e il restante da piazzali, parcheggi, campi sportivi ed altre aree artificiali. Le aree di massima pericolosità idraulica legate ai canali di bonifica sono localizzate, invece, nei municipio X e XI, nelle zone di Ostia, Acilia, Infernetto, Ponte Galeria e Malafede, estendendosi in queste zone su una superficie di quasi 3mila ettari. Coinvolti quasi 58mila abitanti, per un suolo consumato che supera i 700 ettari, il 90% in modo permanente.

"Si tratta di uno studio sperimentale, il primo fatto in maniera così approfondita da un'amministrazione locale" dichiara in apertura l'assessore Marzano. "È un lavoro che potrà supportare il piano regolatore e sarà disponibile per tutti i cittadini, ma anche per chi vorrà fare business creando applicazioni". Dati che Marzano "mette a disposizione degli altri assessorati" per "procedere lungo la direzione, indicata anche dall'Europa, di consumo zero". 

"Il territorio va pensato come un'ecosistema" afferma l'assessore Montuori. "Questi dati ci permettono di aggiungere nuovi tasselli per la descrizione del territorio", affiancandosi alla "mappa navigabile del piano regolatore" (disponibile grazie al "sistema informativo territoriale"), che ha registrato "oltre 3600 accessi in un solo mese. Sono passati dieci anni dal piano regolatore- aggiunge l'assessore all'Urbanistica- Alcune parti di città hanno bisogno di grandi ripensamenti, perchè non possono più avere la stessa funzione con cui sono nate". 

Uno studio con cui, chiarisce il presidente Ispra Laporta, "non vogliamo lanciare allarmi o segnali negativi ma produrre una carta di dettaglio a disposizione di altre statistiche sulle aree di suolo consumato a Roma". Il progetto è definito da Laporta "una best practice da esportare" che potrà essere, auspica, "di effettivo supporto per politiche di rigenerazione delle aree del tessuto urbano e di riqualificazione di ciò che già esiste". 

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