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Aree ex abusive, i consorzi del VI municipio protestano contro il Comune: "Opere e fondi bloccati"

La mobilitazione davanti all'assessorato all'Urbanistica all'Eur. Tra le denunce: "Due centri polifunzionali costruiti da 5 anni e mai aperti"

Una decina di associazioni consortili di recupero urbano, soprattutto del VI municipio, ha protestato questa mattina davanti all’assessorato all’Urbanistica all’Eur. Diverse le motivazioni. Prima tra tutte la mancata apertura di due centri polifunzionali costruiti dai consorzi a Villa Verde e a Prato Fiorito, “la cui realizzazione è terminata ormai cinque anni fa ma che il Comune continua a tenere chiusi”, dice a Romatoday Doriana Mastropietro, presidente dell’Acru Ponte Di Nona-Prato Fiorito e organizzatrice della protesta.

Le Associazioni consortili per il recupero urbano sono nate circa quarant’anni fa per portare opere primarie come fogne e illuminazione nei quartieri della città nati abusivamente. “I due centri polifunzionali sono stati realizzati con gli oneri a scomputo versati dai residenti, pari a circa 3 milioni di euro in totale. I progetti sono passati nel 2013 in conferenza dei servizi e sono stati quindi approvati dall’amministrazione capitolina che oggi ha deciso di non aprirli sostenendo che ci sono irregolarità”, continua Mastropietro. “In particolare, ci viene contestato che con gli oneri versati è possibile realizzare solo opere primarie, e non centri polifunzionali. Ma i progetti sono stati approvati dalle amministrazioni competenti e comunque anche la legge permette di realizzare sia opere primarie sia secondarie, come in questo caso. Siamo esasperati, perché si tratta di strutture importanti per favorire l’aggregazione del quartiere”.

A manifestare sono state una decina di persone in rappresentanza delle associazioni consortili del VI municipio, “anche se, in nostro sostegno, si è presentato anche qualche rappresentante del X e del XV”. La delegazione ha appeso davanti all’ingresso degli uffici di via del Turismo una serie di cartelli con scritte bianche su sfondo nero con numerose richieste. Nel corso della mattinata i manifestanti sono stati ricevuti dalla capo staff di Luca Montuori, l’architetto Gabriella Raggi.

“Oltre a risolvere la situazione dei due centri polifunzionali, chiediamo che l’ufficio condoni riprenda le lavorazioni”, continua Mastropietro. “Ci sono 180mila pratiche inevase, con il risultato che i proprietari di queste abitazioni non possono venderle, prendere mutui per ristrutturarle, donarle ai figli e, da ultimo, accedere all’ecobonus al 110 per cento”. E ancora: “Chiediamo che vengano sbloccati i 50 milioni di euro fermi per la realizzazione delle opere di urbanizzazione nei quartieri e che il Comune sblocchi le fideiussioni ai consorzi. Siamo contrari anche alla proposta di delibera che vuole trasformare le Acru in stazioni appaltanti perché non ne abbiamo i mezzi”.

Solidarietà ai consorzi è arrivata dal capogruppo Pd Giulio Pelonzi e dal presidente della commissione capitolina Trasparenza, Marco Palumbo: i cittadini dei consorzi "oggi giustamente protestano contro le inerzie di Roma Capitale e contro il degrado e l'assenza di servizi delle periferie romane”, hanno scritto in una nota. “Sbloccare quei fondi è una priorità soprattutto in una fase come quella attuale che ha estremo bisogno di rilancio nei settori economici e produttivi. Questi interventi primari, tutti a carico delle Acru, sono una risposta ai cittadini che chiedono la realizzazione di servizi essenziali. Dopo 5 anni sarebbe necessario sbloccare rapidamente situazioni non più tollerabili e che si trascinano da anni in aree ex abusive. I cittadini non possono più attendere”.

Dario Nanni, consigliere del VI municipio, scrive in una nota: “È vergognoso quello che è accaduto in questi anni nei confronti dei consorzi di autorecupero criminalizzati e bloccati dall'attuale amministrazione”. Poi denuncia: “La vicenda dei due centri polivalenti è una delle tante questioni che hanno visto coinvolti i consorzi che in questi anni hanno visto bloccare progetti con decine di milioni bloccati nei conti correnti delle banche. Per non parlare dei toponimi, strumento urbanistico che consentirebbe di riqualificare intere zone della periferia oggi totalmente dimenticati. Questa vicenda” conclude Nanni “dà la cifra del fallimento totale dell'amministrazione 5 stelle nelle periferie”.

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