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Il flop alle amministrative agita i riformisti del Pd anche a Roma. Attacco a Schlein

Il capitolino Angelucci sfida Leodori nel Lazio e sottolinea le sconfitte ai ballottaggi in provincia di Roma: "Un disastro. L'isolamento non paga". Intanto cerca l'appoggio dei Giovani Dem

I riformisti nel Pd ad oggi non se la passano benissimo. A livello nazionale e locale. Hanno appoggiato la mozione Bonaccini, il governatore dell'Emilia Romagna sconfitto dalla sua ex vice Elly Schlein, ma a differenza di altri sono rimasti molto più ai margini del partito. Alcuni così tanto da uscirne proprio. Nel Lazio il capitolino Mariano Angelucci ha deciso di ufficializzare la sua candidatura per guidare la federazione regionale, sfidando il favoritissimo Daniele Leodori. Nel farlo, tira bordate all'attuale segreteria e sfrutta l'occasione delle ultime amministrative. 

Mariano Angelucci candidato al congresso regionale del Pd 

Le sconfitte ai ballottaggi, che in provincia hanno visto primeggiare la coalizione di centrodestra a Velletri e Rocca di Papa, dopo le pesanti batoste al primo turno a Fiumicino e Pomezia, stanno agitando le acque. Le ripercussioni a livello nazionale sono già in corso, con Schlein che ha annullato la trasferta a Bruxelles per confrontarsi con i suoi e fare ciò che nell'ultimo anno sta diventando un'abitudine nel centrosinistra: l'analisi della sconfitta. A livello locale, Mariano Angelucci ci sta costruendo la campagna elettorale per il congresso laziale: "Una volta vincevamo i ballottaggi, ora prendiamo batoste". 

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La bordata a Elly Schlein

Il consigliere capitolino del Pd, presidente della commissione turismo, il 26 maggio ha firmato la sua candidatura, lanciandola con un video su Facebook. Ma quello che ha dichiarato in una nota all'indomani della sconfitta nei comuni dell'area metropolitana di Roma e nelle province del Lazio è molto più interessante: "La linea dell'isolamento, di ergersi sopra gli altri partiti, la denigrazione nei confronti dei riformisti, dei moderati - ha attaccato - e la rincorsa di quei partiti che non arrivano al 4%, ha portato a tutto questo". Insomma, la colpa è della nuova linea del Pd, della poca attenzione di Elly Schlein nei confronti di chi "il Pd l'ha fondato". Uno dei suoi mentori, Giuseppe Fioroni, se n'è andato un minuto dopo la proclamazione della nuova segretaria. 

"Dignità a chi ha fondato questo partito"

"L'unitarietà di facciata ha portato a questo - prosegue Angelucci - . La mancanza di rapporto con la vita reale e con i problemi dei cittadini ha determinato questo risultato. È un peccato. Bisognerebbe ammettere le responsabilità senza continuare a scaricarle sugli altri, servirebbe portare avanti quel rinnovamento che fino ad oggi non c'è stato, bisognerebbe restituire la dignità a chi il Pd l'ha fondato ritornando allo spirito originario che ha portato alla sua nascita". Insomma, Angelucci a Roma e nel Lazio starebbe forse replicando, all'apparenza, quello che sembra si stia muovendo nelle retrovie parlamentari? Cioè una nuova corrente tra Graziano Delrio, Lorenzo Guerini, Alessandro Alfieri, Stefano Fassino, un mix tra Base Riformista e cattolici. 

La "fine" di Base Riformista a Roma

Angelucci, fino a qualche tempo fa, poteva essere considerato senza ombra di dubbio un esponente di Base Riformista, corrente che aveva un riferimento romano in Parlamento, cioè Patrizia Prestipino. Dalle elezioni politiche di settembre in poi, però, si è creata una spaccatura: Prestipino non è stata candidata in un collegio facile, anzi, quindi lo ha perso e lo ha fatto notare  pubblicamente. Ha attaccato l'ex segretario laziale Bruno Astorre per come erano state create le liste e mostrato vicinanza al deputato Claudio Mancini. Successivamente la prof del Torrino nord è stata chiamata a collaborare con la Città Metropolitana di Roma Capitale. Ad oggi Base Riformista è come se non esistesse dentro il Raccordo, perché chi la rappresentava è entrato nel "cerchio magico" del Campidoglio e anche Angelucci ha più volte dimostrato "attaccamento alla maglia", schierandosi con il sindaco Gualtieri senza se e senza ma. Attaccando già una volta la segreteria Schlein sul tema della conversione ecologica e del termovalorizzatore di Roma

"Sono autonomo, mia candidatura è indipendente"

Se però si chiede al consigliere capitolino chi lo appoggia nella difficile corsa contro Leodori, la risposta è questa: "Nessuno in particolare - dice a RomaToday - sono un candidato autonomo e indipendente, fuori da ogni corrente. Naturalmente è aperta e accogliente verso chiunque si senta messo da parte". Mancini, d'altronde, sul Lazio ha messo le sue fiches su Leodori. Gli zingarettiani sono per forza di cose sull'ex vice governatore, che a sua volta con AreaDem porterà voti a Enzo Foschi per conquistare la segreteria romana. Anche per questo Angelucci si considera un "autonomo" e tende la mano ai Giovani Democratici. 

La strizzata d'occhio ai GD

"I GD hanno lanciato un appello ultimamente - ha detto - e credo ci si possa sedere per capire se c'è sostegno nei miei confronti. Condivido le loro preoccupazioni sul partito". Preoccupazioni che si trasformano, in alcuni passaggi, in rabbia: "Basta all'umiliazione delle iscritte e degli iscritti che continuano ad aprire le sezioni - aggiunge  - bisogna ridargli centralità nel progetto. Il Pd Lazio necessita rinnovamento radicale della dirigenza, bisogna aprire le finestre e le porte, dare spazio a forze fresche. Con tutto il rispetto di Leodori". 

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