Marino batte Alemanno ma non su tutti i fronti: arriva il confronto sui primi dieci mesi

Lo dice la ricerca 'Marino e Alemanno a confronto' condotta dalla Uil di Roma e del Lazio in collaborazione con l'Eures e presentata al Centro congressi Cavour

Foto Agenzia Dire

Una promozione per il sindaco Marino rispetto al predecessore Alemanno ma non senza qualche riserva. È quanto sostenuto dalla ricerca 'Marino e Alemanno a confronto. Bilancio di un anno di attività' condotta dalla Uil di Roma e del Lazio in collaborazione con l'Eures e presentata questa mattina al Centro congressi Cavour. Nei primi dieci mesi del suo mandato l'ex chirurgo genovese ha risparmiato di più (900mila euro), ha incrementato la presenza femminile in Giunta e Consiglio e sono aumentati anche i contratti stabili rispetto ai primi dieci mesi di Alemanno.

I COSTI2,3 milioni di euro per i rappresentanti politici, 1,1 milioni per la Giunta, 1,2 per il Consiglio, nell'era Marino contro i 3,2 milioni del primo anno di Alemanno. Un risparmio significativo dovuto soprattutto alla spending review del Governo Monti che ha sancito il taglio di consiglieri e assessori. A questo va aggiunto anche l'ulteriore auto-riduzione dei compensi della Giunta Marino, pari a circa il 10%, decisa negli ultimi mesi.

IL CONSIGLIO – Risparmi anche per quanto riguarda le sedute del Consiglio comunale convocate fino ad oggi. L'Aula Giulio Cesare che sosteneva Alemanno ne aveva convocate 67 contro le 48 collezionate dall'inizio dell'era Marino. A questo dato fa però da contraltare la partecipazione dei consiglieri alle sedute: 93,2% di presenza degli attuali consiglieri contro l'88,2% di quelli dell'amministrazione Alemanno. A tal proposito il record di presenze è dei consiglieri del Movimento cinque stelle, con il 100% di presenze. Seguono Fratelli d''Italia e Udc, che però hanno rispettivamente un solo rappresentante. Grandi assenti invece Alfio Marchini e lo stesso Gianni Alemanno i quali hanno preso parte ad appena il 62% delle riunioni dell'assemblea capitolina.

DELIBERE – Nel dossier arrivano però anche le 'riserve' per Marino. Tra queste il numero di delibere approvate. 570 atti approvati dall'attuale amministrazione contro i 771 di quella Alemanno. Anche l'importanza e l'incisività dei provvedimenti è a sfavore di Marino. Circa il 27% dei 570 atti approvati dalla Giunta Marino, infatti, riguarda incarichi di lavoro, seguono le delibere sulla finanza locale (14%), sulle società partecipate (9,8%) e sull'urbanistica (7% circa).

ASSESSORI - Infine, una minore capacità normativa emerge anche dagli assessori di Marino rispetto a quelli alemanniani. Ciascun assessore dell'attuale Giunta ha approvato in media 22,2 delibere a fronte delle 28,8 della Giunta precedente.

IL COMMENTO - "In questo primo anno di amministrazione, Ignazio Marino ha fatto registrare una riduzione dei costi della politica” il commento del segretario Uil Roma e Lazio, Pierpaolo Bombardieri. “Si spende di meno in generale ma si spende ancora troppo per i consulenti esterni". Poi, ha sottolineato Bombardieri: "Abbiamo la fotografia delle delibere approvate che in qualche modo rispecchia il periodo che sta attraversando la città. Un maggior numero di delibere riguarda la nomina di consulenti e personale, un minor numero di delibere riguarda invece i provvedimenti per la città e i suoi cittadini. Marino ha quindi molto da lavorare ancora perché i problemi sono molti, vedi Atac, bilancio e personale, e perché Roma non ha una sua dimensione".

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IL CAMBIO DI PASSO - Bombardieri si è poi anche espresso in merito alla situazione politica romana: "Credo che Marino debba fare presto, non si può perdere tempo sul rimpasto dei nomi di Giunta" ha affermato a margine della conferenza stampa. "Ognuno si assuma le proprie responsabilità però la città chiede di fare presto, di decidere e di cambiare i problemi sotto gli occhi di tutti". Poi ha spiegato: "Avevamo già detto dieci giorni fa che la scelta fatta da Marino sul bilancio non ci convinceva. La prossima settimana terremo una conferenza stampa unitaria con tutte le sigle sindacali, Cgil, Cisl e Uil, per ribadire che è un errore dividere il piano di rientro dal bilancio e dal deficit che in qualche modo va recuperato".

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