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Ostia, il Consiglio di Stato riapre la partita sulle concessioni delle spiagge

Accolto il ricorso di un privato: aveva vinto il bando del 2021 per la concessione di uno stabilimento di Ostia.

La gara con cui era stato messo a bando lo stabilimento era corretta. E quindi anche il vincitore del bando aveva diritto a gestire la struttura balneare. Lo ha stabilito il Consiglio di Stato con una sentenza, emessa a metà giugno, relativa alla gestione d’uno degli impianti più appetibili del litorale. Una sentenza che rischia di rimettere in discussione, la gestione della costa romana.

Il contenzioso legale

I giudici di Palazzo Spada si sono espressi su un ricorso presentato da un privato, la GB srl, che grazie al bando sulle spiagge che era stato fatto durante l’amministrazione Raggi, avrebbe dovuto gestire uno stabilimento di Ostia. Nel merito si era già espresso il TAR, dando torno al ricorrente perché, il bando di Raggi, avrebbe dovuto tener conto del Piano di utilizzazione degli arenili comunali. Questo Piano, ancora oggi è in fase di elaborazione. Però esiste un Pua regionale e, per il Consiglio di Stato, è sufficiente per mettere a gara le concessioni.

Cosa dice la sentenza

"All'indomani dell'approvazione del PUA regionale e nelle more dell'approvazione di quelli comunali il legislatore ha ammesso il riavvio da parte dei comuni dell'attività concessoria, limitatamente a una stagione balneare Quindi, il legislatore regionale ha ritenuto che l’approvazione del PUA regionale costituisse il presupposto - per così dire - necessario e sufficiente per ammettere quantomeno il riavvio dell'attività concessoria, sia pure a termine e con procedura comparativa, nel rispetto delle previsioni di piano regionale" si legge nella sentenza del Consiglio di Stato. Ed è questo un principio che potrebbe comportare un ennesimo ripensamento nella gestione delle spiagge attrezzate del litorale romano.

Le concessioni balneari

Ad oggi l’esito della gara che era stata indetta dall’amministrazione Raggi per 37 stabilimenti e 9 chioschi, era stata sospesa “in autotutela” dall’attuale sindaco. L’esito di quella gara aveva lasciato senza offerte 13 stabilimenti e 2 chioschi. Davanti al rischio di non riuscire a tenere aperte tante strutture balneari l’amministrazione municipale aveva optato per una proroga delle concessioni fino al termine del 2023. Opzione contestata da chi, però, quel bando lo aveva vinto, come la GB srl. Perché quel bando, hanno ora ribadito da Palazzo Spada, era regolare. 

Il futuro degli stabilimenti

La sentenza del Consiglio di Stato, arrivata a stagione in corso, potrebbe non comportare un effettivo avvicendamento alla gestione del singolo stabilimento su cui era stato effettuato il ricorso. Riaccende però i riflettori su un tema, che è quello della gestione delle spiagge attrezzate nel litorale capitolino che nel 2024 dovrà necessariamente trovare uno sbocco, se non si vuole incorrere nell'ennesima proroga agli storici concessionari. Perché diciotto chilometri di costa che fanno gola a tanti. Ai privati che vorrebbero gestirli ma anche agli utenti, i tanti i romani insoddisfatti dalle performance del pubblico, che puntano sugli stabilimenti per avere quei servizi che altrove, nelle spiagge libere, si faticano ad ottenere.
 

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