Rida Ambiente: a Roma crisi dei rifiuti è voluta. Nella realtà non esiste

Una non-emergenza, gestita come un’emergenza, ma senza dichiarare l’emergenza.
Pare uno scherzo, ma è questa la grottesca situazione in cui versa il settore dei rifiuti laziale e romano in particolare descritta sulla stampa di questi ultimi giorni.
Da un lato, le strade di Roma invase dalla spazzatura non raccolta e i primi roghi in stile “terra dei fuochi”; polemiche e ripicche tra Campidoglio a cinque stelle e le altre Regioni a guida PD che polemizzano sulle richieste di soccorso della Capitale.
Dall’altro lato, la SAF di Frosinone, che addirittura rischia il collasso economico perché l’impianto è praticamente… vuoto per mancanza dei rifiuti romani (!), e la RIDA Ambiente avrebbe diverse centinaia di tonnellate di capacità giornaliera disponibile per soccorrere la Capitale, da tempo messe formalmente a disposizione alla sola condizione che sia garantito uno sbocco in discarica per i rifiuti del trattamento. 
Nel mezzo, il perenne “ombelico del mondo” dei rifiuti: la Regione Lazio, a guida dell’ineffabile Presidente Zingaretti, anche lui del PD, e le discariche, quelle dei soliti oligopolisti, che secondo la stessa delibera regionale n. 199/2016 – la quale intende autorizzare altri dieci milioni di metri cubi (per un controvalore di 850 milioni  Euro) – risultano ancora dotate di centinaia di migliaia di metri cubi immediatamente disponibili.
A questo punto, il lettore più attento si chiederà: ma se gli impianti di trattamento ci sono e hanno capienza, e se anche le discariche ne hanno ampiamente per ricevere fin da subito i rifiuti del trattamento, dove sta l’emergenza? Perché impianti come quelli di SAF e RIDA, entrambi di trattamento meccanico-biologico (quello prescritto dalla normativa europea), non riescono a lavorare a pieno regime, a differenza dei tritovagliatori autorizzati in massa dalla Regione Lazio, nonostante ci siano costati una procedura di infrazione e una sentenza di condanna della Corte di giustizia? Perché si inviano i rifiuti romani fuori regione e, fino a poco fa, addirittura all’estero, con costi stratosferici a carico dei cittadini? E come mai il Governo si preoccupa di rimuovere i vincoli ambientali per impianti come quello di Guidonia, per di più oggetto di provvedimenti della magistratura penale, ma non fa nulla per consentire il pieno utilizzo degli impianti a norma? E perché l’attuale Ministro dell’Ambiente, invece di impartire tramite stampa stucchevoli lezioni di buona gestione all’amministrazione capitolina, non prende i provvedimenti che aveva adottato nel 2013, in circostanze analoghe, il suo predecessore e diffida la Regione a far lavorare al massimo della capacità e in sinergia tutti gli impianti presenti in ambito regionale, mettendo a immediata disposizione le volumetrie di discarica già esistenti?
Forse la risposta è che, facendo così, la non-emergenza, gestita come un’emergenza, ma senza dichiarare l’emergenza, si rivelerebbe per quello che è? E magari i cittadini-utenti-contribuenti-elettori inizierebbero a chiedersi a chi giova tutto questo teatrino? E magari, senza l’ “emergenza-non-emergenza”, non si può più giustificare politicamente, in questo singolare e incerto finale di legislatura, con le elezioni nazionali e regionali alle porte, l’approvazione della delibera n. 199/2016 e i suoi dieci milioni di metri cubi alle discariche esistenti dei soliti oligopolisti
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