Piano di zona Colle Fiorito, dal sogno di una casa allo sfratto: il Comune revoca la convenzione

La delibera, già approvata dalla Giunta capitolina, approderà in Aula la prossima settimana

Gli immobili del piano di zona Colle Fiorito

Prima la soddisfazione di aver iniziato a pagare una casa dove metter su famiglia. Poi i continui rinvii nella consegna, i lavori inconclusi, i procedimenti giudiziari e i picchetti per evitare occupazioni fino ad arrivare al paradosso di ritrovarsi a occupare le abitazioni ‘prenotate’ con in mano assegni già versati per quasi 100mila euro. Infine, al culmine di un’odissea durata quasi dieci anni, sono arrivati gli sfratti, come i tre avvenuti il 23 luglio scorso con i blindati della polizia ad allontanare con la forza famiglie con bambini. Siamo a Colle Fiorito, uno dei tanti piani di zona della capitale, quartieri realizzati con agevolazioni pubbliche proprio per favorire l’accesso a prezzi ridotti a famiglie con redditi non sufficienti ad accedere al libero mercato. 

Viaggio nel piano di zona Colle Fiorito

A Colle Fiorito ci si arriva da via di Boccea quando la strada, dopo essersi arrampicata a Primavalle, scende oltre il Grande Raccordo Anulare e si addentra in un pezzo di città rarefatta dove nel verde sorgono interi quartieri di palazzine ben tenute e comprensori tranquilli. Al limitare di questo mondo, all’altezza di via della Storta, la città lascia quasi defintivamente spazio alla campagna. Qui si inerpica su per una collina via Federico Filippini. Ci accoglie un grande cartello che pubblicizza la vendita di appartamenti. Lungo la strada si affaccia una quindicina di edifici realizzati di recente da diverse società costruttrici. Alcuni appartamenti sono abitati ma intere porzioni di palazzine sono vuote. Due cantieri si sono fermati allo scheletro. La fermata dell’autobus più vicina è a circa 300 metri di distanza da percorrere lungo una strada senza marciapiede.

La decadenza della convenzione

Due degli immobili di questo agglomerato sono finiti in una delibera approvata mercoledì 31 luglio con la quale la giunta capitolina ha fatto decadere la concessione del diritto di superficie accordata nel 2009 dal Comune di Roma alla società che li ha realizzati, la I.C.V. srl. Quei terreni di proprietà comunale sono stati assegnati proprio perché si tratta di un intervento di edilizia sociale. La I.C.V srl risulta anche assegnataria di finanziamenti pubblici da parte della Regione Lazio nell'ambito del bando '20.000 abitazioni in affitto' emesso nel 2003. In totale si tratta di 32 appartamenti dislocati su due stabili. In cambio delle agevolazioni pubbliche la società avrebbe dovuto rispettare una serie di vincoli contenuti in una convenzione che, dopo l’approvazione definitiva del provvedimento in Aula attesa per la prossima settimana, sarà parzialmente nulla. Decaduto il diritto di superficie, le aree assegnate verranno acquisite al patrimonio capitolino insieme a tutto ciò che nel frattempo vi è stato costruito sopra. Il Campidoglio provvederà a concludere i lavori e ad assegnare gli alloggi.

La storia

Come si è arrivati a questa delibera è stato spiegato nel corso della commissione capitolina Urbanistica, convocata per esprimere un parere sul documento, dall’assessore Luca Montuori: “La I.C.V. srl ha avuto accesso a fondi regionali che la vincolavano a una serie di obblighi tra cui quello di concedere questi immobili in affitto. Invece ha passato questo diritto a due cooperative (la Sera Prima e la Sera Seconda, ndr) le quali invece di affittare hanno promesso in vendita queste case a persone che hanno sborsato somme fino a 100 mila euro a testa”. Era stato anche sottoscritto un preliminare di compravendita che fissava un prezzo provvisorio e metteva nero su bianco la disponibilità della società a cedere in blocco le costruzioni alle due cooperative. Il tutto, si legge nella delibera, avvalendosi dei servizi di un’agenzia immobiliare che ha incassato somme di denaro “a fronte di una promessa di acquisto di immobili in realtà destinati alla locazione […] non inferiore a 25 anni”. La compravendita, però, non è mai stata portata a termine e le case non sono mai state assegnate. 

Le motivazioni del Campidoglio

Tra le motivazioni che hanno portato alla decadenza del diritto di superficie, come si legge nella delibera, la violazione del divieto di cedere a terzi “salvo preventiva autorizzazione dell’amministrazione comunale” il diritto di superficie. Secondo gli uffici capitolini, quindi, le due cooperative erano “prive di titolarità”. Infine, si legge ancora nel documento, “l’essersi avvalsa delle società promissarie acquirenti per reperire i conduttori e/o assegnatari acquirenti degli alloggi” è in “violazione dell’impegno assunto nella domanda di partecipazione al bando” emesso dalla Regione Lazio. Anche quest’ultima, come comunicato lo scorso 24 luglio, ha avviato un procedimento di revoca del finanziamento concesso nel 2003. Come emerso nel corso della commissione presieduta da Donatella Iorio, la I.C.V srl ha già impugnato il procedimento di revoca emesso dal Comune. Mentre oggi è stato annunciato un ulteriore passo: “Gli uffici hanno avviato anche la procedura per l’annullamento della convenzione”, ha spiegato Montuori. Sono questi gli ultimi atti di una vicenda iniziata ormai quasi dieci anni fa. 

Storia di una promessa acquirente

“Una eccezionale opportunità per acquistare casa a un prezzo molto interessante”, riporta un volantino di dieci anni fa. “La zona, molto tranquilla, è servita da mezzi pubblici (autobus Atac 031 che collega direttamente alla stazione metro leggera FR3) e negozi di ogni genere”. I prezzi: da 190mila a 210 mila euro. In calce il nome di un’agenzia immobiliare e i contatti telefonici. “Siamo stati tutti attirati da questa pubblicità. Era il 2010”. Martina Pardo era ‘solo’ una ragazza di poco più di vent’anni. Oggi è la presidente dell’associazione Giusta Casa e mamma di un bambino di pochi mesi. “Sono di Casalotti e per me era un modo per acquistare casa vicino ai miei genitori. Così abbiamo deciso di prenotare un appartamento e di versare alla cooperativa Sera Prima l’anticipo richiesto: 85mila euro. Il totale era di circa 200 mila euro. Sapevamo che si trattava di edilzia agevolata ma fino a che non sono sorti i problemi non ci siamo chiesti cosa questo aspetto comportasse”. 

Il contratto di prenotazione

Da un plico di documenti sfila il contratto di prenotazione intestato a sua madre nel quale si riconosce che la cooperativa Sera Prima ha ricevuto il 30 luglio 2009 la disponibilità all’acquisto in blocco di tutti i 16 alloggi della palazzina in questione. Sarebbe dovuto funzionare così: il costruttore intestatario della convenzione, una volta terminati gli alloggi, li avrebbe venduti in blocco alla cooperativa che a sua volta avrebbe concluso l’assegnazione degli appartamenti oggetto di prenotazione. 16 alloggi per la cooperativa Sera Prima, altri 16 per la Sera Seconda. 

Un meccanismo simile a quanto avvenuto nel piano di zona di Borghesiana con un altro costruttore e con le cooperative Diba Prima e Diba Seconda i cui legali rappresentanti corrispondono a quelli di Sera Prima e Sera Seconda. In quel caso, la vendita dei 38 appartamenti è stata portata a termine. Sui fatti è stata aperta un'indagine per truffa per mancata sottrazione dei contributi pubblici. Sei persone, tra cui anche gli ex vertici delle cooperative Diba Prima e Diba Seconda, sono state rinviate a giudizio. Va specificato però che nel caso di Colle Fiorito, nonostante sia stato avanzato un esposto alla Procura della Repubblica, non si ha alcuna notizia in merito ad eventuali indagini. 

Il sogno di una casa si allontana

Nel caso di Colle Fiorito il primo intoppo emerge nel 2012. “La consegna, prevista per quell’anno, continuava a slittare. Davano la colpa al Comune che non procedeva con i lavori per allacciare le palazzine alle fogne. Così restavamo in attesa. Poi hanno iniziato a dirci che c’erano stati problemi nell’accordo tra il costruttore e la cooperativa. Il 1 maggio del 2013 scatta l’allerta occupazioni. Qualcuno aveva notato delle persone tentare di entrare negli appartamenti”. Così molti dei soci della cooperativa si sono radunati nei cortili di quelle case deserte. “È in quell’occasione che abbiamo iniziato a conoscerci. Per un anno e mezzo, chi un giorno chi un altro, abbiamo dovuto presidiare le case che avevamo già iniziato a pagare. Mettevamo anche delle tende in giardino per poterci riposare la notte”. 

"Occupanti pur avendo pagato"

Poi la sera del 27 dicembre 2015 Martina Pardo e sua madre trovano il vetro di una finestra sfondato e decidono di entrare nell’appartamento. “Ero sola con lei e avevamo paura che dentro ci fosse qualcuno. Il quartiere era disabitato e completamente al buio”. Inizia così l’occupazione. “Siamo stati subito denunciati dal costruttore. Avevamo paura che venissero a murarci la porta, così ci siamo organizzati in turni di 24 ore per non lasciare mai vuoto l’appartamento. Non avevamo la luce e ci servivamo di una batteria dell’auto, anche solo per avere una lampadina e ricaricare il cellulare. Niente frigorifero, niente televisione. All’inizio portavamo la batteria dall’elettrauto per ricaricarla, poi abbiamo comprato dei pannelli solari. Non c’era nemmeno l’acqua che trasportavamo in grandi damigiane. Con i documenti che avevamo abbiamo ottenuto la residenza così nel tempo siamo riusciti ad avere l’allaccio alla corrente e all’acqua che oggi paghiamo regolarmente”. I lavori però non sono ancora finiti. “L’allaccio in fogna dovrebbe esserci, ma non sappiamo dove finiscono le acque chiare".

La sentenza di condanna e gli sfratti

Come Martina Pardo, una quindicina di persone ha deciso di occupare i propri alloggi ‘prenotati’. Molti altri, invece, sono stati occupati da persone terze. “Siamo stati denunciati dal costruttore che rivuole i suoi appartamenti”. Sfila un altro documento dal plico di carte. È la sentenza del Tribunale civile di Roma che il 2 ottobre del 2018 ha riconosciuto che la società I.C.V. srl è la legittima proprietaria e ha condannato Martina a rilasciare l’appartamento. Il 23 luglio scorso tre famiglie sono state sfrattate. Due di queste avevano versato i soldi alle cooperative. “Una delle tre l’abbiamo ospitata noi per qualche giorno perché non sapevano dove andare. Era una madre di circa 40 anni con due bambini di 4 e 7 anni che hanno assistito all’arrivo della polizia che li ha obbligati ad andarsene. Suo marito in quel momento lavorava fuori dall’Italia e non era presente”. 

Gli sfratti di settembre

Per il prossimo 26 settembre sono in programma altri sette sfratti. Tra cui anche quello di Martina. “Siamo tutte famiglie di nuova formazione. Ci sono molti bambini. Io ne ho uno di cinque mesi, il vicino due di 9 e 10 anni. Una famiglia nell’altra palazzina ne ha tre: uno di quache mese, uno di 3 e uno di 6 anni. Ora siamo tranquilli perché pensiamo che la revoca del Comune blocchi tutto. Nessuno di noi vuole speculare su questa storia. Se mi avessero ridato i soldi me ne sarei andata subito”. 

"A tutela dell'edilizia sociale"

In relazione alla revoca della concessione l’assessore all’Urbanistica Luca Montuori ha dichiarato: 
“L’edilizia sociale è un servizio a tutela dei cittadini. Questa amministrazione prosegue in questa direzione con determinazione, in particolare sulla complessa questione dei piani di zona, verificando i casi in cui è venuto meno il rispetto dei patti e degli obblighi convenzionali nei confronti della cosa pubblica anche grazie alla commissione speciale capitolina di indagine amministrativa sui piani di zona e agli stessi cittadini”. Aggiungono Donatella Iorio, presidente della commissione capitolina Urbanistica e il consigliere Pietro Calabrese: “Un passo avanti fondamentale per scongiurare gli sgomberi previsti a settembre e salvaguardare i diritti di tanti cittadini che hanno investito i loro soldi e i loro risparmi corrispondendo ingenti somme di denaro per acquisire delle case finanziate anche con stanziamenti pubblici. A Colle Fiorito tutto ciò è finito, ora avanti con gli altri”.

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • La sala è piena di pubblico senza mascherina: la “bolla” del Costanzo Show fa infuriare i social

  • Coronavirus Roma, tamponi rapidi a 22 euro: l'elenco dei laboratori privati dove farlo

  • Drive in dove fare i tamponi a Roma: gli indirizzi. L'elenco completo

  • La marcia 'nera' su Roma, l'ultra destra sfida il coprifuoco. La Questura: "Nessun preavviso per il corteo"

  • Ristorante romano consegna le chiavi a Virginia Raggi: "Roma muore e con sé la ristorazione e il turismo"

  • Centro commerciale Maximo, salta l'inaugurazione: le insegne sono coperte e sull'apertura cala il silenzio

Torna su
Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...
RomaToday è in caricamento