"No al parmigiano canadese": la protesta contro il trattato di libero scambio approda a Montecitorio

Anche la Regione scende in campo contro la ratifica da parte del Senato dell’accordo di libero scambio. “Rischia di colpire profondamente il modello agricolo locale, i diritti dei lavoratori, i consumatori e l’ambiente”. In piazza Montecitorio la protesta

Non ci sono soltanto i produttori della Coldiretti. La contestazione al Ceta, l'accordo commerciale tra Europa e Canada,  è sostenuta da un ampio schieramento politico, che va dalla Sinistra Italiana di Fratoianni al Movimento Cinque Stelle. E che vede schierarsi Enti locali che, come la Regione Lazio, si dicono preoccupati e contrari alla ratifica dell’accordo di libero scambio.

Uno scambio non è mai libero

La Giunta Zingaretti ha ha approvato all'unanimità una memoria contraria al Ceta, invitando il Parlamento a non votare a favore della ratifica, cosa che di fatto ne impedirebbe a  l'entrata in vigore in via provvisoria. Al riguardo, la Regione, ha ricordato che questo trattato di libero scambio “Rischia di colpire profondamente il modello agricolo locale, i diritti dei lavoratori, il sistema sanitario e le norme a protezione dei consumatori e dell'ambiente”. Critico anche il Movimento Cinque stelle. “Il libero scambio non e' mai libero. Favorisce i forti, favorisce le multinazionali dell'agro-business e colpisce i piccoli produttori – scrive su facebook il deputato Alessandro Di Battista - Gli effetti del 'libero-scambismo' tra paesi dai modelli completamente diversi io l'ho visto in Guatemala con i miei occhi. E produce povertà, accentramento di ricchezza e potere, ingiustizie sociali, abbassamento della qualità dei cibi”.

La difesa del made in Italy

Per il segretario di Sinistra Italiana “L'accordo Ceta e' un ingiustificato colpo mortale alla produzione agricola di qualita' del nostro Paese” dichiara Nicola Fratoianni, in piazza con i produttori della Coldiretti -  non tiene conto della fatica, dell'impegno, della ricerca, dell'attenzione con cui gli agricoltori italiani producono il meglio del Made in Italy. L'accordo Ceta e' un colpo durissimo al lavoro e ai diritti del mondo del lavoro. E dietro ci sono gli interessi delle grandi multinazionali Non capiamo perche' vogliano, il Pd e il governo, far passare in tutta fretta la ratifica dell'accordo al Senato”.

La posizione del partito democratico

La replica del PD non si fa attendere: “Rivendichiamo 5 anni di lavoro in cui l'agricoltura ha vissuto una sorta di 'risorgimento' – scrivono i deputati dem Berlinghieri, Oliverio e Falcone - sono cresciuti il Pil agricolo, l'esportazione, l'occupazione in agricoltura soprattutto dei giovani. Tutto questo grazie al lavoro sinergico e alla concertazione con le associazioni di categoria e in particolare con la Coldiretti. Affronteremo in sede parlamentare i contenuti e i temi del Trattato (1.144 pagine di cui tutti parlano, ma che forse in pochi hanno letto). Apriremo un confronto con le organizzazioni di categoria (Coldiretti in primis), perche' nel trattato possa essere valorizzato il Made in Italy e tutelate le nostre produzioni”.

LA PREOCCUPAZIONE DEI PRODUTTORI

La condanna di Coldiretti al Ceta è però totale. PEr il direttore regionale Aldo Mattia “E’ una minaccia” perché tra l’altro  “autorizzerebbe l’importazione di carne trattata con ormoni, da noi vietati, ma non in Canada e l’importazione di grano duro trattato con il glifosato, una sostanza vietata in Italia perché sospettata di essere cancerogena”. Per questo e per tutte le ragioni espresse in piazza, Coldiretti chiede al Parlamento italiano di non ratificare l’accordo di libero scambio con il Canada.


 

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