Città metropolitana, il Pd si spacca sul 'vice' da affiancare a Marino

Dal Campidoglio il nome di Paris mentre nel partito laziale preferirebbero Montino. Sulle barricate i comuni dell'hinterland, capeggiati dal senatore Astorre, che spingono per un loro esponente

I sindaci della provincia di Roma in Campidoglio insieme al sindaco Marino e al vicepresidente regionale Smeriglio

Lavori in corso sulla creazione della Città metropolitana. Se il centrodestra non ha ancora esplicitato una linea in vista delle elezioni del prossimo 5 ottobre e per l'opinione pubblica, soprattutto nella Capitale, il tema rimane semi sconosciuto, nel Partito democratico è attivo ormai da qualche settimana un intenso lavoro politico che vede in campo correnti contrapposte. Per ora nel mirino c'è soprattutto la poltrona di 'vicesindaco' che dovrà affiancare il primo cittadino capitolino Ignazio Marino, di diritto al vertice della nuova Città Metropolitana. Se all'apertura delle urne manca poco più di un mese, per la presentazione delle liste invece restano circa due settimane: dead line 14 settembre. Eleggibili saranno sindaci e consiglieri eletti dei 121 comuni dell'Area metropolitana anche se per ora un 'posto' in lista non sembra essere così ambito.

Diverso invece il 'cima' attorno alla figura di 'vice'. Una poltrona 'chiave' per molti dal momento che, quasi un 'delegato' del primo cittadino capitolino, si ritroverà a gestire competenze che prima spettavano alla Provincia quali rifiuti, viabilità, edilizia scolastica e verde pubblico. L'unico a puntare ai posti di comando del nuovo ente che chiuderà per sempre la stagione delle province per ora sembra essere il Partito democratico che oltre ad essere rappresentato dal sindaco metropolitano esprime anche molti comuni importanti dell'hinterland per un totale di 55 comuni.

Dal Campidoglio è emerso il nome del consigliere capitolino Gianni Paris. Un nome che piace al sindaco capitolino ma che non è visto di buon occhio da molti amministratori dell'hinterland in trincea contro una struttura troppo 'romanocentrica' della Città Metropolitana. Dei 24 nuovi consiglieri infatti, ben 11 saranno espressione della Capitale. Dal Pd del Lazio invece preferirebbero l'ex vicepresidente regionale, attualmente sindaco di Fiumicino, Esterino Montino che proprio all'inizio di agosto ha partecipato un incontro con il primo cittadino capitolino sul tema.

Nei comuni della provincia, e in particolare sui Castelli, la fronda che vorrebbe limitare il peso di Roma Capitale nel nuovo ente punta invece a candidare un primo cittadino dell'hinterland. La prima avvisaglia risale a luglio quando 55 sindaci supportati da un gruppo di senatori, deputati e consiglieri regionali democratici ha scritto una lettera al segretario del Pd regionale Fabio Melilli e al vicesegretario nazionale Lorenzo Guerini: “Ci preoccupa un ente strutturato in modo tale da non garantire i giusti equilibri nella rappresentanza e nelle deleghe delle funzioni di governo fra Roma e gli altri 120 comuni” si legge nella lettera.  Tradotto in proposta politica: puntare a un assetto che “preveda all'individuazione di un vicesindaco che sia espressione di uno dei comuni non capoluogo dell'area”.

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A spingere per questa ipotesi soprattutto il senatore democratico Bruno Astorre che coltiva proprio nei Castelli il suo bacino elettorale. Come dichiarato in un'intervista a un quotidiano locale (ilmamilio) si è sbilanciato: "Per questo incarico vedo bene il sindaco di un Comune importante della Provincia, però al secondo mandato in modo da potersi dedicare con più tranquillità a questo impegno". Possibili nomi? Mauro Alessandri, sindaco di Monterotondo, Crescenzo Palliotta, primo cittadino di Ladispoli o Fausto Servadio di Velletri, Emilio Cianfanelli, Ariccia. Il braccio di ferro sta per entrare nella sua fase finale.

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