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Foto d'archivio

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RomaNatura mette all'asta i cinghiali catturati nelle riserve, protestano gli animalisti: "Non sono oggetti"

Proteste per la vendita dei cinghiali catturati con le gabbie. OIPA: “Invitiamo la Regione ad avere maggiore rispetto per gli animali”

I cinghiali catturati nelle riserve della Marcigliana e dell’Insugherata sono stati messi all’asta. RomaNatura, l’ente regionale che gestisce le due aree protette, ha indetto un bando per la vendita di questi animali vivi. Una decisione che non è piaciuta all’OIPA.

“Nella gestione della fauna della capitale e della Regione Lazio ancora siamo molto lontani dal recepimento del Trattato di Lisbona del 2007, che tutela gli animali in quanto esseri senzienti”ha protestato Rita Corboli, delegata romana della’Organizzazione internazionale di protezione degli animali. 

Il piano di contenimento dei cinghiali

“Cedere all’asta cinghiali vivi  catturati in parchi protetti per farne carne da macello in aziende venatorie o  allevamenti a scopo alimentare è quanto meno discutibile”, ha sottolineato l’Oipa di Roma. La pratica è tuttavia prevista dai piani di gestione faunistica degli animali selvatici. Per quanto riguarda i cinghiali, peraltro, nel 2019 il Comune, la Città Metropolitana e la Regione hanno sottoscritto un protocollo d’intesa che prevede il ricorso a “recinti o gabbie trappola con successivo abbattimento degli animali sul sito o trasporto degli animali vivi verso macelli autorizzati, o istituti faunistici opportunamente recintati o allevamenti di cinghiale a scopo animale”.

I cinghiali già macellati

Nei successivi 18 mesi RomaNatura ha dichiarato di aver catturato 400 cinghiali, in quel caso nelle riserve di Decima Malafede e della Marcigliana,  che sono stati avviati alle aziende di trasformazione della carne. Ad un analogo destino vanno incontro gli ungulati che sono stati catturati ancora una volta alla Marcigliana ed all’Insugherata.  Il prezzo dell’ “per la cessione di esemplari vivi di cinghiale catturati” all’interno delle due riserve, si legge nel bando, è stato fissato  ad una base d’asta di euro 1,00 (uno/00) al Kg di peso vivo”.

L'appello alla Regione

“Chiediamo alla Regione Lazio e agli enti di gestione delle riserve che non si ricorra più a queste procedure e che si passi a una gestione etica della fauna della nostra Regione perché questa è di proprietà indisponibile dello Stato, cioè di tutti i cittadini, la stragrande maggioranza dei quali - ha commentato la delegata dell’OIPA di Roma - è contraria alla caccia e, immaginiamo, anche alla cattura di animali vivi destinati ad andare all’incanto”. Le buste sono già state aperte il 9 marzo.

L'assenza di oasi per ungulati

L’appello dell’organizzazione animalista, eventualmente, può essere preso in considerazione per le prossime catture. Fermo restando che, per ora, non c’è un’alternativa reale alla vendita di questi esemplari perchè, come più volte è stato rilevato, non sono state individuate “oasi per cinghiali”, nel territorio regionale, dove poterli trasferire.
 

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