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Domenica, 2 Ottobre 2022
Politica

Emergenza cinghiali: servono più guardiaparco e meno rifiuti, ma tra Comune e Regione resta lo scarica barile

Le responsabilità disattese di Comune e Regione dietro alla massiccia presenza degli ungulati. Ma le soluzioni a portata di mano

Girano per le strade, passeggiano sui marciapiedi, grufolano nei giardini pubblici. La presenza dei cinghiali, nel territorio capitolino, rappresenta una costante. I primi avvistamenti risalgono agli anni dell’amministrazione Marino ma è soprattutto durante l’ultimo lustro che sono considerevolmente aumentati. Anche perché la razza in circolazione, introdotta in Italia per scopi venatori, è particolarmente prolifica.

L'esposto del Campidoglio

Chi deve tenere lontani gli ungulati dai giardini, i marciapiedi, le aree pubbliche della città? Il tema è diventato oggetto di un nuovo contenzioso tra l’amministrazione cittadina e quella regionale. Con la prima che, attraverso la sua sindaca Virginia Raggi, ha presentato un esposto in Procura ai danni della seconda. Perché, secondo chi governa il Campidoglio, “la presenza massiccia e incontrollata dei cinghiali” nelle aree urbane sarebbe “conseguenza della mancata previsione e/o attuazione da parte della Regione Lazio di efficaci piani di gestione”.

Il Comune in sostanza considera la Regione “inadempiente nella predisposizione di piani di gestione” e pertanto l’addita come principale responsabile del proliferare di questi animali. L’ente governato da Zingaretti ha però ricordato che “i piani di abbattimento sono attuati dalle guardie dipendenti delle provincie e della città metropolitana di Roma Capitale”.  E la Città Metropolitana, vale la pena ricordarlo, è un’istituzione presieduta sempre dalla Sindaca Raggi. 

Però c’è anche un altro aspetto che il Campidoglio rimprovera alla Regione, citando il Protocollo d’intesa che i tre enti, anche l’ex provincia, avevano firmato.  Roma Capitale infatti ha ricordato che è l’istituzione presieduta da Zingaretti a dover “individuare strutture regionali in grado di ricevere gli animali vivi, catturati nell’ambito delle attività di controllo numerico”. E di queste strutture, nella narrazione pentastellata destinata a realizzare le cosiddette “oasi per ungulati, non sembra esservi traccia. Nel complesso, nella contesa tra i due enti locali, chi è che ha maggiori responsabilità?

La gestione dei cinghiali: cosa devono fare Comune Regione ed ex Provincia

I compiti del Comune

“Se da un lato è vero che la fauna selvatica è competenza regionale, e che spetta ai Parchi elaborare i Piani di contenimento quando c’è un surplus di una specie nei confronti di un’altra, è anche vero – ha spiegato Maurizio Gubbiotti, presidente di RomaNatura  - che la presenza di animali selvatici fuori dai parchi comporta l’intervento diretto del Comune”.

Gubbiotti, che è a capo dell’ente regionale che gestisce una quindicina di aree verdi pubbliche, tra parchi e riserve, ha dichiarato che “i piani di contenimento che oggi sono operativi” garantiscono “con catture in gabbie e recinti” il conferimento di “un numero consistente di capi”. In realtà gli strumenti a disposizione dell’ente regionale, non appaiono adeguati. Né dal punto di vista della strumentazione - le gabbie sono poche -  né tantomeno da quello delle risorse umane visto che, i guardiaparco rimasti a RomaNatura sono soltanto una ventina. Motivo per cui diventa complicato, anche a fronte di alcuni atti vandalici subiti da gabbie e recinti, riuscire a contenere la pressione demografica dei cinghiali. Però perché questi animali non restano nel loro habitat naturale e continuiamo a trovarli nelle strade di Roma?

Attratti dai rifiuti in città

“Sicuramente tenere la città pulita rappresenterebbe un deterrente valido per combattere la presenza dei cinghiali in cerca di cibo nelle strade della Capitale, perché – ha ricordato Gubbiotti -  il vero motivo per cui la fauna selvatica esce dal proprio habitat è la ricerca di cibo”. E non lo sostiene soltanto il presidente dell’ente regionale. Che i cinghiali, come altre specie selvatiche, siano arrivati in città perché attratti dall’immondizia presente, è una considerazione condivisa anche da naturalisti e divulgatori scientifici, come il biologo Francesco Petretti. Bisogna quindi affrontare questo tema. Il protocollo d’intesa sottoscritto tra i vari enti che è stato citato nell’esposto del Campidoglio, prevede che sia proprio compito del Comune “porre in atto tutte le misure possibili per evitare la presenza di rifiuti” nelle strade ed anche nelle aree verdi “nelle quali – si legge nel protocollo - l'eventuale eccessiva crescita della vegetazione può fornire ai suidi un  nascondiglio”.

Cosa fare per ridurre la presenza dei cinghiali

Al di fuori del classico rimpallo di competenze, i cinghiali continuano a imperversare nella città per una serie di ragioni. Perché l’ente regionale non ha sufficienti gabbie né uomini per garantire la cattura degli ungulati. E perché la città, alle prese con cicliche emergenze rifiuti, è sporca. E tra i sacchetti d’immondizia è facile trovare il cibo di cui gli ungulati, in forte espansione, hanno disperato bisogno.

Cosa fare quindi? Il Comune potrebbe tenere le strade più pulite. La Regione invece dovrebbe aumentare la dotazione di gabbie e guardiaparco agli enti che devono garantire il contenimento della specie. Le due iniziative, insieme, contribuirebbero a ridurre il numero dei cinghiali in circolazione nella Capitale. Diversamente, dopo ogni segnalazione, riprenderà la tediosa contrapposizione tra Campidoglio e Regione. Per la gioia degli ungulati a spasso per la città.
 

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