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Cinghiali fuori controllo a Roma: i compiti di Regione, Comune ed ex Provincia

Mancano le "oasi per ungulati" e quindi gli esemplari catturati hanno il destino segnato

La donna “rapinata” da un branco di ungulati nel parcheggio del centro commerciale Le Rughe, a Formello, non può essere considerato più un campanello d’allarme. Rappresenta infatti l’ennesimo capitolo del tormentato rapporto tra gli ungulati ed i residenti della Capitale. Una saga infinita.

Cinque anni di complicata convivenza

Nel corso degli ultimi cinque anni le segnalazioni dei cinghiali, a spasso nel territorio cittadino, continuano a succedersi con impressionante regolarità. Sono stati fotografati nei cortili dei palazzi, nei parcheggi e nei giardini pubblici. Tanti casi, testimoniati nel quadrante meridionale della città come in quello di Roma Nord, dimostrano che il fenomeno non è affatto sotto controllo. Il protocollo d’intesa sottoscritto nel settembre del 2019 tra Regione, Comune e Città Metropolitana, è stato variamente interpretato dalle istituzioni coinvolte. Ed ha finito per alimentare una sorta di “scarica barile” che non ha certo risolto il problema.

Lo scarica barile

Il Comune, spesso chiamato in causa dai cittadini per la temuta presenza degli ungulati, ha cercato in tutti i modi di smarcarsi. E così recentemente Virginia Raggi, commentando l’episodio avvenuto nel centro commerciale di Formello, oltre a sottolineare che si tratta di  “un comune amministrato da un sindaco della Lega” ha dichiarato che “la legge prevede siano le Regioni con le loro amministrazioni a gestire la fauna selvatica”.  Una sottolineatura che viene spesso fatta dal Campidoglio.

A novembre l’assessora all’Ambiente Laura Fiorini aveva dichiarato che “l’ente competente per la gestione della presenza dei cinghiali nel territorio di Roma è Regione Lazio. Non il Comune, non i Municipi, solo ed esclusivamente la Regione Lazio” aveva commentato Fiorini, aggiungendo che “Roma non è inerte ma subisce l’inerzia della Regione”. Il Campidoglio, in quel periodo, era finito sul banco degli imputati per la gestione dei cinghiali abbattuti nel giardino Maderno. Un episodio che aveva suscitato molto clamore, anche a livello internazionale.

I compiti del Comune: tenere pulito

Quali sono i compiti che il protocollo sottoscritto con i tre enti locali assegna al Comune? Sicuramente c’è quello di “porre in atto  tutte le misure possibili volte a evitare la presenza di rifiuti organici e non in tutto il territorio di competenza”. Perchè i cinghiali sono attratti dal cibo che è presente nei cassonetti della spazzatura. E se vengono svuotati in ritardo, diventano un potente elemento di attrazione degli ungulati. Oltre a "porre in atto tutte le misure possibili peor evigare la presenza di rifiuti" il Comune ha il compito di provvedere alla pulizia delle aree verdi, "nelle queli l'eventuale eccessiva crescita della vegetazione- si legge nel protocollo - può fornire ai suidi un  nascondiglio". Tra i compiti dell'amministrazione comunale rientra anche la "promozione ed il sostegno delle iniziative volte a individuare metodi alternativi agli abbattimenti selettivi" per il contenimento della specie.

Cosa fa la Regione: piani di gestione e supporto veterinario

Il protocollo è chiaro anche nell'indicare quali sono i compito della Regione e degli enti che, come RomaNatura, ne fanno parte. Alla Regione spetta principalmente l'onere di“predisporre e attuare piani di gestione del cinghiale che prevedano anche l'utilizzo del controllo numerico”. Oltre ad elaborare questi "piani di gestione" l'ente presieduto da Zingaretti ha il compito di garantire il supporto dei servizi veterinari della ASL per provvedere all'anestesia ed all'eutanasia degli animali catturati.

L'ex Provincia: il braccio operativo

Alla città metropolitana il protocollo assegna invece i ruoli più operativi. L'ex provincia deve garantre gli "interventi di cattura in teleanestesia", ed anche "eventuali abbattimenti selettivi". Inoltre, cosa non secondaria, deve "Collaborare con Roma capitale ed eventuali altri soggetti alla gestione degli interventi di cattura tramite recinti o gabbie trappola al di fuori delle aree protette regionali". Gabbie che, nel territorio cittadino, si sono viste molto raramente.

Cattura e destino dei cinghiali

Sul piano della gestione della fauna, il procotollo punta invece soprattutto sulla cattura, da effettuare “tramite recinti o gabbie trappola con successivo abbattimento degli animali sul sito o trasporto degli animali vivi verso macelli autorizzati, o istituti faunistici opportunamente recintati o allevamenti di cinghiale a scopo animale”. Le opzioni sono tante. 

Niente oasi, finiscono al macello

Le gabbie vanno sistemate nelle riserve naturali, come già avviene in quella di Decima Malafede a Roma Sud, e nella riserva della Marcigliana nel quadrante nord. L’ente che gestisce queste aree, Roma Natura, provvede poi ad indire i bandi per avviare gli animali catturati alla macellazione. Anche perchè, “istituti faunistici opportunamente recintati”, le famose “oasi per cinghiali” spesso vagheggiate dal Comune, non sono mai state individuate. Chi avrebbe dovuto farlo? Il Campidoglio è sempre stato il principale testimonial di questa soluzione. Salvo poi non avanzare alcuna proposta al riguarda. Nel frattempo il problema rimane. Pochissime sono stati gli animali, trasferiti in aree private fuori regione.  E l’unica soluzione, per i pochi ungulati catturati con le gabbie, resta per ora la macellazione.

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