Cinghiali uccisi a Roma, fiori e candele sul cancello del giardino. Il caso arriva anche sulla BBC

L'area giochi di via della Cava Aurelia è divenuta meta di un pellegrinaggio. La vicenda dell'uccisione del branco dei cinghiali intanto ha attirato l'attenzione anche dei media stranieri

Frame video dal gruppo facebook Comitato Gregorio Settimo Roma

Fiori, candele e disegni. In via della Cava Aurelia c’è un cancello che è diventato un altare votivo. E’ quello che dà accesso all’area giochi Mario Moderni. Quella in cui, nella giornata di venerdì 16 ottobre, è stato abbattuto un branco di cinghiali.

Il caso trattato dalla BBC

L’uccisione degli ungulati ha avuto eco anche sulla stampa estera. La BBC ha dedicato alla vicenda un intero articolo, intitolato “Wild boar family killed by police in Rome children's playground”, letteralmente una famiglia di cinghiali uccisi dalla polizia in una area giochi di Roma”. Il media britannico, oltre a riportare le dichiarazioni dei vari protagonisti della vicenda, dall’assessora al verde Laura FIorini a Michela Brambilla, ha descritto quanto è accaduto quando “la polizia ha sparato dei tranquillanti”. Con la conseguente esplosione della “rabbia dei residenti e dei gruppi che difendono i diritti degli animali”.

I cinghiali nell'area giochi

L’area giochi dell’Aurelio, dalla giornata di giovedì 15 ottobre, era stata chiusa. Nel giardino, molto frequentato dai bambini del quartiere, si erano introdotti sei cuccioli di cinghiale con la relativa madre. Le immagini degli animali all’interno dell’area sono state riprese in più occasioni ed hanno spinto l’amministrazione a prendere provvedimenti.

Cosa prevede il protocollo

Il protocollo che Regione Comune e Città Metropolitana hanno firmato nell’ottobre del 2019, sancisce che la via maestra nel gestire gli ungulati sia quello di ricorrere alle gabbie. A Roma sono presenti, attualmente, solo in due riserve naturali. Il protocollo prevede tuttavia che si possa ricorrere anche alle teleanestesia. In tal caso gli agenti della polizia provinciale, con le loro carabine, sparano dei sonniferi ai cinghiali che, una volta addormentati, vengono soppressi con un’iniezione letale somministrata da un veterinario della Asl. Ed è quanto è accaduto nel parco di via della Cava Aurelia.

La soluzione adottata, secondo l’amministrazione capitolina, era divenuta inevitabile. “ Voglio chiarire che la scelta privilegiata è la cattura con apposite gabbie ma poiché Regione Lazio e Roma Natura non le hanno predisposte - ha dichiarato l’assessora capitolina Laura Fiorini -  il tavolo tecnico ha ritenuto che, essendo impossibile ricorrere alla prima modalità, fosse necessario procedere con la teleanestesia”.

Che fine fanno i cinghiali

Le gabbie però non portano alla liberazione degli animali. Se vengono catturati in un'azienda agricola,  in base ad un accordo sottoscritto tra Coldiretti Legambiente e Federparchi, i produttori agricoli possono decidere come disporne. Ma finora, a Roma, ne hanno presi solo una decina. Sono invece quattrocento quelli che sono stati catturati con le gabbie di RomaNatura, ha dichiarato il presidente dell’ente regionale. E tutti questi esemplari sono finiti nelle aziende di trasformazione della loro carne.

Ignorata la richiesta di adozione

Il destino dei cinghiali dell’Aurelio però poteva essere differente. Michela Brambilla, con la sua associazione Leidaa, aveva dichiarato l’interesse ad ottenerne l’affidamento. In passato, a Roma, alcuni esemplari catturati (senza gabbie) nel Municipio iX, sono stati assegnati alla Lega AntiCaccia che li ha trasferiti in un parco della Toscana. Si poteva seguire quella strada, evitando la morte dei sei cuccioli e della madre. Ed è quello che i cittadini e le associazioni animaliste continuano a ripetere. Nel frattempo, il cancello del parco Mario Maderni, è diventato meta di un pellegrinaggio. Gli animalisti portano i fiori. Le famiglie, invece, appendono i disegni dei loro bambini. 
 

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