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Il Quirinale mette in vendita i cinghiali di Castelporziano, protestano gli animalisti: “Basta aste”

Oipa: "Gli esemplari ‘in sovrannumero’ possono essere contenuti con adeguate campagne di sterilizzazione"

Saranno venduti all’incanto i cinghiali catturati nella Tenuta presidenziale di Castelporziano. Con un apposito avviso pubblico il Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica ha indicato quali sono le modalità per acquistare, vivi, gli ungulati in esubero.

Sì alle sterilizzazioni

L’iniziativa ha suscitato le proteste degli animalisti. “Chiediamo che il presidente Sergio Mattarella ponga fine a queste aste”, ha dichiarato la delegata dell’Oipa di Roma, Rita Corboli. Secondo l’organizzazione “Una gestione del genere è molto lontana dal recepire il Trattato di Lisbona del 2007, che tutela gli animali in quanto ‘esseri senzienti’. Gli esemplari ‘in sovrannumero’ possono essere contenuti con adeguate campagne di sterilizzazione”.

I cinghiali presenti nella riserva

La vendita degli ungulati, per i quali è stato fissato un prezzo base di 110 euro per gli adulti, 60 per gli esemplari di un anno e 8 euro per i cuccioli, è stata motivata dalla necessità di contenere la diffusione della specie. Nel corso delle ultime sei stagioni, infatti, sono stati 852 l’anno i capi catturati all'interno della sola Tenuta di Castelporziano.  Un numero che testimonia, anche a livello intuitivo, quale sia l’impatto di questa specie sugli equilibri ecologici della riserva naturale statale. Ed anche sulle aree limitrofe dove, occasionalmente, i cinghiali sconfinano.

Il ricorso alle aste

Il ricorso della vendita all’incanto, non è una pratica nuova. E' anzi una soluzione, nata dalla necessità di contenimento della spieca "a scopo di riequilibrio ambientale" che risulta piuttosto frequente. Del resto analoga iniziativa è già stata assunta dal Parco di Veio e dalle riserve gestite dall’ente regionale RomaNatura.

L'appello al Presidente Mattarella

“Chiediamo alla Presidenza della Repubblica, come abbiamo chiesto alla Regione Lazio e agli enti di gestione delle riserve, che non si ricorra più a queste procedure - ha ribadito Corboli - e che si passi a una gestione etica della fauna poiché questa è di proprietà indisponibile dello Stato, cioè di tutti i cittadini, la stragrande maggioranza dei quali è contraria alla caccia e, immaginiamo, anche alla cattura di animali vivi destinati ad andare all’incanto”.

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