Il Nuovo Cinema Palazzo presenta il bilancio sociale: "In 9 anni 867mila euro di valore a costo zero le casse pubbliche”

Mentre proseguono tavoli tra Regione, municipio e proprietà per stabilire il futuro dello spazio, gli attivisti presentano il bilancio

Le attività di nove anni di vita messe nero su bianco per esprimere il valore non solo sociale e culturale ma anche economico prodotto da una realtà informale come uno spazio occupato e autogestito. Il Nuovo Cinema Palazzo di piazza dei Sanniti, a San Lorenzo, ha presentato sabato scorso il suo ‘bilancio sociale’. Una quarantina di pagine in cui tutti i numeri relativi a concerti e festival, spettacoli teatrali e presentazioni di libri, sale prove ed attività per bambini vengono illustrati prendendo in considerazione i valori economici di riferimento per servizi simili in città, con il relativo calcolo economico ma anche inquadrati nel contesto sociale, urbanistico e culturale del quartiere e della città in cui si inseriscono.

“Come si può rappresentare con i numeri un’esperienza di discontinuità netta all’interno di un quadro fatto di interessi economici [...] impoverimento culturale e alienazione sociale? Come si racconta una comunità, nel senso più ampio del termine, che si riconosce in un luogo divenuto baluardo di un modello alternativo?”, scrivono gli attivisti del Nuovo Cinema Palazzo nel documento. “Intorno a queste domande si articola tutta la difficoltà di raccontare più di nove anni di sperimentazioni, tentativi, fughe in avanti, ripensamenti, deviazioni, riflessioni”.

L’ex cinema di piazza dei Sanniti è stato occupato da artisti e cittadini nell’aprile del 2011 con l’intento di opporsi alla realizzazione al suo interno di una sala bingo con annessa sala per le slot machine. La struttura è di proprietà privata e il progetto sarebbe dovuto essere realizzato da una società, la Camene spa, che aveva preso in affitto lo stabile.

Negli ultimi mesi i proprietari hanno iniziato a muoversi affinché lo stabile, che nel frattempo è diventato uno spazio culturale molto attivo, punto di riferimento per il quartiere e per l’intera città, venga sgomberato. Il 15 ottobre 2019 l’ufficiale giudiziario, accompagnato da vigilantes privati e da un fabbro, aveva sigillato alcuni ingressi. Da questo evento, che ha mostrato la possibilità di uno sgombero, sono state coinvolte le istituzioni cittadine con Regione Lazio e II municipio che hanno avviato una serie di tavoli con la proprietà per individuare soluzioni a tutela dell’esperienza del Nuovo Cinema Palazzo. Un tavolo a cui non sta partecipando il Comune che sta invece valutando la possibilità di porre un vincolo di destinazione allo stabile.  

Intanto il ‘bilancio sociale’ punta a misurare, per quanto possibile, il valore dell’esperienza culturale, sociale e politica maturata nell’ex cinema in questi nove anni. La presentazione è avvenuta nel corso dell’evento Storie di un cinema in città. Prospettive per il cinema palazzo durante il quale hanno preso parola non solo molte realtà sociali cittadine e del quartiere ma anche alcuni amministratori ed esponenti politici, dall’assessore comunale all’Urbanistica, Luca Montuori, alla presidente del II municipio, Francesca Del Bello, passando per le consigliere regionali Marta Leonori e Marta Bonafoni e all’assessore alla Cultura del III municipio, Christian Raimo.

Quanto accaduto in questi anni all’interno del Nuovo Cinema Palazzo è dato anche dai numeri: 260 proiezioni; 340 concerti; 135 prove per concerti; 100 festival; 142 eventi per l’infanzia. E ancora: 195 spettacoli teatrali; 460 corsi; 103 presentazioni di libri; 105 laboratori e workshop. “In otto anni gli eventi sono stati 1500”, scrivono. “In media, ogni evento ha richiesto 10 persone”. Dato che “in termini economici” equivale a 768mila euro per lavoratori generici più 99.840 euro per tecnici pari a 867mila euro “di valore produttivo generato a costo zero per la finanza pubblica”.

Il risparmio è stato anche per gli artisti. Solo per fare un esempio, 102.400 sono gli euro risparmiati dalle compagnie teatrali che hanno avuto la possibilità di provare al Nuovo cinema palazzo; per 80 giorni di prove per gruppi musicali, orchestre e singoli artisti sono stati risparmiati 4800 euro, per l’affitto della sala 16.640 euro. “Se si considera un biglietto minimo di 10 euro al giorno, ogni frequentatore dei festival avrebbe pagato più di mille euro per assistere alle iniziative presentate”. I calcoli “sono basati sulla media del mercato dei vari servizi in circuiti che potrebbero essere considerati affini”.

Il tutto in un contesto particolare. Dal lato degli artisti “si costruisce insieme, si condivide, si lotta per la possibilità di far emergere dinamiche organizzative inedite” che spesso hanno dato vita a “collaborazioni durature oltre l’idea iniziale”. Dal lato del pubblico, “ogni iniziativa, tranne alcune specifiche che comunque si sono attestate ben al di sotto della media di mercato, attraverso il meccanismo della sottoscrizione libera o consigliata all’ingresso”. Il che significa che nessuno “ha trovato una barriera economica per la fruizione di un evento”.

Infine c’è “l’impronta sociale”, dai dibattiti alle assemblee pubbliche passando per “percorsi che vogliamo citare in modo particolare” e che hanno avuto nel Nuovo cinema palazzo una loro sede: la Libera Repubblica di San Lorenzo, rete di cittadini e associazioni “che si pone come obiettivo lo studio delle trasformazioni metropolitane”, associazioni di genitori, la polisportiva Atletico San Lorenzo, Radio Sonar.

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Come qualsiasi procedura di valutazione, nel documento non manca una analisi controfattuale. Cosa sarebbe accaduto senza l’occupazione? Si ipotizzano tre scenari. Il primo: sarebbe stata aperta la sala slot. Nel cuore di San Lorenzo sarebbe stata avviata “una nuova filiera del gioco d’azzardo, che non solo ammala chi gioca e i suoi familiari, ma avrebbe anche contribuito all’impoverimento di molti attraverso fenomeni di usura e indebitamento patologico, incidendo sulle spese sanitarie e muovendo un giro d’affari di miliardi di euro senza produrre crescita economica”. Lo scenaro numero due, “il meno probabile”, porta all’apertura di una sala teatrale o di un teatro-cinema che “avrebbe comportato l’assunzione di un elevato rischio economico in assenza di strategie innovative”. Terzo e ultimo scenario: la chiusura dello spazio che avrebbe creato “una piazza semideserta facilmente preda di altri usi e fruizioni dello spazio urbano, putroppo abbastanza diffuse nel quartiere di San Lorenzo”.

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