Alzetta, lotta per la casa: il Cinema America fa parte del nostro popolo, nessuno lo tocchi

Lo storico militante di Action e fondatore di Spin Time Labs: “Sono infastidito dall’aggressione a Carocci. Ritroviamo un’unità per liberare Roma da Raggi, destre e poteri forti”

Alzetta, lei è un protagonista dei movimenti sociali romani degli ultimi decenni, in particolare di quelli di lotta per la casa e ora di Spin Time Labs. Come commenta le aggressioni verbali e fisiche ricevute da Valerio Carocci, presidente dell'associazione Piccolo America?

Quello che è successo a Valerio mi ha molto infastidito, perché davanti a ragazzi ventenni che danno vita a tre arene all’aperto ricostruendo comunità in territori complessi, di cui Trastevere rischia la gentrificazione e Ostia e Tor Sapienza sono abbandonati a loro stessi, credo ci sia solo da essere riconoscenti. Portare avanti una presenza attiva e viva nei quartieri, anche attraverso il cinema gratuito, è uno degli elementi per ricostruire delle comunità aperte, solidali e accoglienti. L’idea che il mondo dei centri sociali sia qualcosa di diverso da quello che portano avanti i ragazzi dell’America mi pare alquanto bizzarra, pertanto credo che il gesto dell’aggressione sia frutto di una scelta individuale di qualcuno che male interpreta sia il mondo dei centri sociali e che la militanza dell’antifascismo.

Qual è il ruolo dei centri sociali e dell’antifascismo oggi?

Credo che l’antifascismo non sia solo un elemento fondante della nostra Costituzione, nata dalla Resistenza, ma un qualcosa che va sempre ricontestualizzato. Io provengo da un’idea forse vecchia di antifascismo militante, ma erano anni anni in cui era forte la rappresentanza politica, era forte il movimento mentre i neofascisti erano una piccolissima minoranza che svolgeva una funzione anti-operaia e anti-popolare con attacchi violento e un legame stretto con lo stragismo. Era, a quel tempo, più che giusto e legittimo svolgere un ruolo di autodifesa anche attivo. Quegli anni sono finiti e sono finiti con una sconfitta che ha riguardato tutti. Oggi ricostruire una comunità e un’identità vuol dire riattualizzare nel contesto odierno quello che è l’antifascismo. Siamo in una condizione dove la minoranza siamo noi e la sinistra tutta: non dobbiamo trovare nemici a sinistra, ma strade innovative per ricostruire i legami con gli ultimi, con tutti gli sfruttati, con i migranti per produrre delle ipotesi di cambiamento che non siano autoreferenziali.

In questo scenario che descrive come si colloca il Piccolo America?

L’America appunto riesce attraverso l’esperienza del cinema a ricostruire un’idea democratica e antifascista, non minoritaria, ma aperta a tutti, a un pensiero forte in grado di fare egemonia. Per questo io credo che siano nostri fratellini, anche più bravi di noi, che siamo vecchietti che spesso e volentieri sappiamo solo produrre divisioni.

I ragazzi dell'America sostengono che la persona denunciata per l'aggressione violenta non svolga più attività politica nei centri sociali, ma alcuni giornali hanno scritto il contrario. Se fosse davvero un'aggressione proveniente "da sinistra", cosa rappresenterebbe?

Io non sono per prestare il fianco a chi vuole dividerci tra buoni e cattivi. Spesso l’impegno politico produce un meccanismo di attività chiuse e autoreferenziali, che sa autoalimentarsi solo trovando nemici nel proprio stesso campo, che siano forze politiche o esperienze sociali che non la pensano esattamente come te.  Quasi mai in questo meccanismo sbagliato si è in grado di definire i nemici veri, cioè la destra. In ogni caso ognuno è responsabile individualmente di quello che fa, a prescindere dall’eventuale provenienza.

Nonostante il Piccolo America abbia escluso fratture con i centri sociali e loro responsabilità, alcune pagine Facebook di spazi autogestiti romani hanno invece rincarato la dose contro la realtà trasteverina. C'è anche una parte di “movimento” che è al fianco dell’America?

Certamente, ma secondo me in realtà non si può parlare di movimento in generale, vista la scomposizione che viviamo in questi tempi. Ci sono realtà che spesso non riescono a parlare agli altri e per questo vivono una sorta di subalternità rispetto ad esperienze giovani e dinamiche come l’America o anche Leggi Scomodo, che invece riescono a parlare a tutti. Questo fa parte di quel pensiero debole che dovremmo scrollarci di dosso per riconquistare un qualche peso politico in questa città, ma anche più in generale. Non credo che nessuno possa parlare per il movimento, a partire da me, anche perché siamo un po' troppo fermi, ma confermo che i ragazzi del Cinema America sono nostri fratellini e in tanti siamo con loro, la maggior parte. Non c’è motivo di essere “contro”.

Come mai tutto questo odio trasversale, da destra a sinistra, nei confronti di una persona, Carocci, che ha subito minacce e una violenza fisica?

Perché chiunque svolge un ruolo importante, credo in piccola parte sia successo anche a me, suscita in molti ammirazione, ma in tanti anche una sorta di invidia di fronte alla propria inconsistenza politica.

Le ha mai denunciato qualcuno?

Io non ho mai denunciato nessuno in vita mia, vengo dalla vecchia scuola, un po' abituata a farsi giustizia da sé, con l’unica eccezione di un quotidiano che ho denunciato quando ha scritto che ero pagato da Carminati. Credo però che questo meccanismo di alterità rispetto alla Polizia o è sostenuto da un conflitto e movimento forte, oppure in tempi come questi che non garantiscono neanche un’autodifesa effettiva a livello di movimento, ognuno è libero di tutelarsi nelle sedi opportune.

Il Cinema America nasce come occupazione culturale e “gentile”, sicuramente atipica, a partire dal dialogo con le istituzioni: questo percorso ha avuto effetti negativi o positivi sul lavoro degli altri spazi sociali e/o occupati secondo lei?

Secondo me la gentilezza non guasta mai. Spesso sono le risposte delle istituzioni che trasformano la gentilezza stessa in conflitto e rabbia, ma questo dipende dalla politica, se è capace di dare delle risposte. La bellezza dovrebbe far parte della nostra idea di società e guardando le piazze dell’America non ci trovo nulla di brutto.

Roma si appresta a vivere delle elezioni che si preannunciano molto aperte. Lei, che è stato consigliere comunale, di cosa pensa abbia bisogno questa città per rinascere?

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Di Liberare Roma… dalla Raggi, dalle destre e dai potere forti. Ma soprattutto di ritrovare una capacità di sentirci popolo, non tante micro tribù, e in questo popolo c’è anche l’America.

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