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Giovedì, 22 Febbraio 2024
Politica

Via le croci e i nomi delle donne dal "cimitero dei feti"

L'assemblea capitolina ha approvato la modifica al regolamento di polizia cimiteriale del 1979 per tutelare la privacy e la riservatezza delle donne che hanno abortito

I feti sepolti nei cimiteri capitolini non riporteranno più il nome della madre sul luogo di sepoltura, ma un codice alfanumerico che ne tuteli la riservatezza. Lo ha stabilito l’assemblea capitolina approvando in aula una modifica al regolamento di polizia cimiteriale emanato ormai nel lontano 1979 che detta le regole in materia di “inumazioni di feti, nati morti e prodotti abortivi”.

La modifica, proposta dall’assessora Sabrina Alfonsi, arriva a un anno dal caso scoppiato dopo la scoperta che nel cimitero Flaminio, al Lotto 108, esiste un “cimitero dei feti”, una distesa di croci su cui venivano riportati i nomi delle donne che avevano abortito. Un’aperta violazione della privacy e della riservatezza che aveva scatenato una valanga di polemiche, con decine di donne che avevano presentato esposti per chiedere che i nomi venissero rimossi.

L’assemblea capitolina ha quindi approvato finalmente la modifica al regolamento, risalente a ormai oltre 40 anni fa, concentrandosi sugli articoli 4 e 28 e disponendo che la donna (o gli eventuali aventi diritto) possa optare anche per la cremazione, e che nel Lotto 108 le croci vengano sostituite con cippi funerari, su cui sarà riportato soltanto un codice alfanumerico associato al numero di protocollo della richiesta. È prevista anche la possibilità di apporre sul cippo un nome anche di fantasia, un vezzeggiativo, un simbolo o una data. L’elenco dei protocolli viene custodito nel cimitero, e il suo accesso è consentito esclusivamente alla donna o agli aventi diritto nel caso di decesso della donna interessata.

“Con l’approvazione di questa proposta viene modificato un Regolamento ormai datato, così come oggi risulta obsoleto il quadro legislativo nazionale di riferimento, cioè il DPR n.285 del 1990 - ha detto Alfonsi - Una battaglia di civiltà, che abbiamo portato avanti in difesa del diritto di scelta delle donne che interrompono la gravidanza di dare sepoltura o richiedere l'incenerimento dei prodotti abortivi o dei feti, con la più ampia possibilità di decidere e in totale riservatezza. Un provvedimento che è il frutto di un processo di interlocuzione e di ascolto condotto insieme all’assessora alle Pari opportunità Monica Lucarelli con l’obiettivo di tutelare la privacy delle donne e di impedire il ripetersi di fatti drammatici come quello accaduto al Cimitero Flaminio due anni fa, quando una donna ha visto il proprio nome indicato sulla croce dove il suo feto era stato sepolto”.

“Oggi si è chiusa una fase fondamentale per i diritti delle donne. Per la tutela della loro privacy e del rispetto delle loro scelte - ha aggiunto Lucarelli - Dopo mesi di confronto con l’assessora Alfonsi e le associazioni siamo arrivati all’approvazione in aula della modifica al regolamento cimiteriale. Oggi Roma ha aggiunto un tassello fondamentale nel mosaico della civiltà e dei diritti. Ringrazio l’Aula, i presidenti delle commissioni Ambiente e Pari Opportunità e la presidente Celli per il lavoro svolto durante tutto l’iter che ha portato al voto di oggi”.

Anche Michela Cicculli, presidente della commissione Pari opportunità di Roma Capitale e consigliera di Sinistra civica ecologista, è intervenuta sull’approvazione: “Vogliamo l'applicazione della 194 e molto di più - ha detto Cicculli - È stata approvata la modifica al regolamento di polizia cimiteriale che introduce importanti passi in avanti, per quanto di competenza dei cimiteri comunali sul seppellimento dei prodotti abortivi tra la ventesima e la ventottesima settimana di gestazione, verso la corretta applicazione della 194, per l'aborto legale, anonimo e sicuro nel nostro paese. In molte città i passi fatti sono ancora più avanzati grazie alla normativa regionale che permette all'amministrazione di agire a monte in collaborazione con le Asl affinché si proceda senza ricorrere al seppellimento dei prodotti abortivi, laddove non ci sia espressa richiesta della persona interessata. Un lavoro importante per cui ringrazio l'assessora Alfonsi, ma che inizia fuori dalle istituzioni con la coraggiosa denuncia di Marta Loi che con il collettivo ‘Una volta per tutte’ si è fatta portavoce di una lotta di civiltà da continuare nelle aule e ovunque ci sia bisogno di rivendicare il diritto di scegliere sui nostri corpi e sulle nostre vite”.

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