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Uffici (in smartworking) a rilento e pochi seppellitori: cimiteri capitolini “al collasso”

La denuncia degli operatori delle agenzie funebri: "Pratiche ferme per settimane, non si può aggiungere a dolore famiglie anche il disservizio". Ama: "Decessi aumentati in modo esponenziale, lavoriamo per colmare gap"

Sepolture a rilento, salme che restano per lungo tempo nei depositi in attesa di un loculo disponibile o dell’autorizzazione alla cremazione, pratiche bloccate “alle quali nessuno risponde, nemmeno per confermarne la ricezione”. E’ ancora caos nei cimiteri di Roma

Cimiteri, l'ira delle agenzie funebri: "Pratiche a rilento, non possiamo lavorare così"

Le famiglie dei defunti aspettano, gli operatori delle agenzie funebri denunciano un sistema al collasso. “Ama si nasconde dietro l’emergenza Covid. Ma noi non possiamo portare avanti un servizio in questo modo: è mesi che brancoliamo nel buio, abbiamo bisogno di risposte” - ha denunciato Damiano Paternò, dei Servizi Funebri Tranchina. “La situazione è talmente grave che anche gli altri cimiteri ai quali ci rivolgiamo per le cremazioni ci attaccano in faccia quando sanno che veniamo da Roma. Le pratiche non vengono smaltite: manca il personale ma Ama non ha fatto nulla per sopperire a questa situazione”. 

La chiusura al pubblico e il passaggio alla modalità telematica degli uffici di via del Verano 74, quelli dove vengono istruite tutte le pratiche cimiteriali, non aiuta. “Le pratiche non vengono lavorate, I telefoni degli impiegati squillano a vuoto. Le nostre email non vengono lette bensì deliberatamente ignorate” - attacca Paternò. “Tutti i forni crematori, da Civitavecchia a Grosseto, ci stanno con il fiato sul collo per capire quando potanno cremare le salme. Una è li dal 25 gennaio” - aggiunge Iacovella, un altro operatore delle onoranze funebri. “Ricordiamoci che dietro questo c’è qualcuno che non c’è più, non è possibile aggiungere anche i disagi al dolore di centinaia di famiglie”. 

Nei cimiteri mancano i seppellitori

Non solo uffici ingolfati. Anche le sepolture vanno a rilento, manca il personale per sostenere il carico e un numero di decessi più alto rispetto al passato. Il contratto dei dieci operai interinali che negli ultimi tre mesi a Prima Porta hanno supportato il personale di Ama come seppellitori interratori è scaduto sabato. “Il cimitero è di nuovo al collasso”. I 14 cimiteriali rimasti al Flaminio non bastano. “Tra inumazioni ed esumazioni, tumulazioni ed estumulazioni, si era svuotata la camera mortuaria, la chiesa e il garage, strapieni di bare. Oggi invece - denuncia un addetto ai lavori - sono tornati pieni, le agenzie tutti i giorni sono costrette ad aspettare ore per una funzione. Il cimitero è in una situazione da terzo mondo: mezzi scadenti ed inadeguati, guasti continui e personale insoddisfatto, oltre alle strutture fatiscenti. A Roma anche il rito per l’ultimo  saluto è un calvario”. 

Ama si difende: "Morti in aumento, stiamo facendo il possibile"

Ma Ama, numeri alla mano, si difende. "Da ottobre a febbraio ci sono stati 4.330 decessi in più (rispetto allo stesso periodo del 2019/2020, ndr). Se continueremo così arriveremo a 38mila decessi a fine anno. Sono numeri spaventosi riconducibili piu' o meno direttamente al Covid" - ha detto il direttore dei Cimiteri di Ama, Fabrizio Ippolito, illustrando in commissione capitolina Trasparenza l'aggiornamento a marzo 2021 della situazione Cimiteri. "Nel 2020 abbiamo fatto 15mila cremazioni, l'obiettivo del 2021 e' arrivare a 17mila. Il problema è anche quello di lavorare le pratiche, che non sono solo quelle del cimitero Flaminio ma anche quelle fuori impianto. Nei primi due mesi del 2021 ne abbiamo istruite oltre 830, quest'anno arriveremo a lavorarne quasi 19mila. A fronte dell'aumento dei decessi, i posti nella camera mortuaria del cimitero Flaminio sono saliti a 2.160, allestendo celle frigo e altre sale. Al Verano, invece, è utilizzata una galleria con una capienza di 300 post. A fine dicembre al Flaminio c'erano 1.800 salme in giacenza, ora sono scese a 1.320, di cui 1.085 per la cremazione, ma solo il 70% di queste è in regola con le pratiche autorizzative. Dall'1 febbraio il limite di cremazioni è aumentato a 400 unitè e - ha sottolineato Ippolito - non mi risulta che alcuna salma sia stata respinta. Al Verano sono solo 50 le salme in attesa di autorizzazione per cremazione in altri impianti". 

“Ama è consapevole delle difficoltà, sta cercando di risolverle. La propensione è quella del dialogo, abbiamo già istituito un tavolo con gli operatori. Soffriamo un ritardo nell’ultimo periodo, ma puntiamo di recuperare il gap”. Il dirigente della municipalizzata ha poi ricordato che a fine 2020 Ama ha ricevuto dal Comune un investimento da 2 milioni di euro, risorse che serviranno anche a riaprire il cimitero Lautentino, "dove saranno realizzati due campi inumazione", e "a far passare da sei a nove linee il forno crematorio del Flaminio".

"Sono pochissime - rileva il direttore - le cremazioni fuori impianto rimaste non autorizzate e quindi contiamo di smaltire il pregresso e contiamo di strutturare un canale informativo, tramite l'urp, per dare informazioni di carattere generale ai cittadini"

Sui cimiteri il Comune è in ritardo di 3 anni

Ma sui cimiteri capitolini il Comune è in ritardo di almeno 3 anni: nulla è accaduto dalla memoria di Giunta del 2017 in cui si indicava come prioritaria la necessità di nuovi impianti per la cremazione e di nuove aree per le sepolture.

“A pagare le spese di questa inerzia e forte disorganizzazione sono i cittadini, costretti oggi ad attese lunghe e indecorose, umanamente insostenibili davanti a lutti per la perdita di una persona cara” - hanno attaccato la capogruppo in Campidoglio della Lista Civica Roma Torna Roma, Svetlana Celli, e il presidente della commissione capitolina Trasparenza, Marco Palumbo. “Gli operatori sono costretti a lavorare nel caos, senza organizzazione e programmazione, sono saltate completamente l'ordinaria amministrazione e la normale gestione delle sepolture. In questo stato di cose appaiono del tutto insufficienti le risorse destinate dalla Giunta Raggi per i cimiteri, che da ormai cinque anni soffrono incuria e abbandono: appena 2 milioni di euro, di gran lunga inferiori a quelli stimati nella vecchia memoria di Giunta. La responsabilità politica per inerzia e scelte sbagliate è gravissima e purtroppo - hanno concluso - l'attuale collasso di cui è responsabile la Giunta Raggi ricade tutto sui romani". 
 

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