Opel, prima la fuga da Roma poi i licenziamenti a Fiumicino: la rivolta dei lavoratori blocca i tir dei ricambi

Nel centro distribuzione e ricambi di Fiumicino 62 licenziamenti: in mobilitazione magazzinieri e impiegati. La UilTucs: "Azienda li ricollochi in altri siti"

"Da un anno i lavoratori di Opel vivono un vero e proprio calvario". Sono tangibili tensione altissima e morale basso alla Opel di Fiumicino: il Centro Distribuzione Ricambi che l'azienda automobilistica, da un anno e mezzo acquisita dal gruppo PSA (Peugeot-Citroën), ha deciso di chiudere. 

Chiude la Opel di Fiumicino: 62 licenziamenti

Un sito storico. Li dagli anni '80 capannoni e magazzini custodiscono i ricambi di Opel destinati a tutta Italia. In base a quanto si apprende la chiusura sarebbe dovuta ad un piano di riorganizzazione aziendale che, dopo la fusione tra i gruppi, esternalizzerà l'attività del magazzino con un servizio di outsourcing: non più un unico deposito ma tanti piccoli che fanno capo ai concessionari.

Una chiusura che per 62 dipendenti significa licenziamento

Le lettere sono già state recapitate così nel CDR Opel di Fiumicino è iniziata la mobilitazione dei lavoratori. Ieri un'intera giornata di sciopero, oggi, a dieci giorni dalla cessazione dell'attività in programma venerdì 5 dicembre, le assemblee. Intorno il caos: decine i tir carichi di ricambi a sostare, in coda, fuori dai cancelli.

Opel Fiumicino: "Sessantadue famiglie con futuro incerto"

Non si arrendono ad un destino da disoccupati i lavoratori della Opel di Fiumicino. "Qui ci sono sessantadue persone e dunque sessantadue famiglie su cui pende totale incertezza, così come non si sa che fine farà quest'area industriale. Nella procedutra di mobilità - denuncia Marcello Gregorio, segretario regionale della Uiltucs - non c'è margine di lavoro per nessuno. Per questi 62 lavoratori secondo Opel non c'è spazio". 

"La procedura di licenziamento collettivo ha una natura strutturale e tali esuberi devono considerarsi definitivi. La società - ha sottolineato Carlo Bravi della Fisascat Cisl Roma - non farà alcun ricorso agli ammortizzatori sociali, che possono essere chiesti solo in caso di difficoltà aziendale temporanea, così come non è possibile il ricorso ai part-time trattandosi di esuberi dichiarati in seguito a una modifica strutturale della società. Ancora una volta l'azienda non tiene in alcun modo conto dei lavoratori, dei livelli occupazionali, dei disagi che si apporteranno alle 62 famiglie". 

Magazzinieri e impiegati per i quali il sindacato chiede una ricollocazione nel perimetro aziendale. "La cosa ottimale è che Opel ripensi alla chiusura dello stabilimento di Fiumicino o che, in alternativa, ridistribuisca i lavoratori nei siti esistenti: quelli di Tiburtina e Collatina. Non si possono lasciare altre sessantadue famiglie per strada". 

Il calvario dei lavoratori di Opel in fuga da Roma

Un anno difficile per i lavoratori di Opel con l'azienda automobilistica tra quelle più prestigiose che hanno deciso di lasciare Roma. Il 30 ottobre scorso la chiusura degli uffici nella Capitale e il trasferimento a Milano: "Su 88 lavoratori - ricorda Gregorio - solo 23 hanno accettato, per gli altri, impossibilitati allo spostamento e senza alternative, si è aperta la strada della mobilità. Non si può ripetere lo stesso errore anche a Fiumicino. Chiederemo aiuto a Comune e Regione". 

Tir Opel bloccati Fiumicino 1-2

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