rotate-mobile
Venerdì, 14 Giugno 2024
Politica

Centri anziani, il Tar non spegne le polemiche: “Il nuovo regolamento va rivisto”

Attesa in primavera la decisione del Tar sul nuovo regolamento che continua ad essere contestato da 49 associazioni

Niente sospensiva. Il regolamento che l’assemblea capitolina ha approvato lo scorso  maggio, e che comporta la trasformazione dei centri anziani in “case sociali degli anziani e del quartiere”(Csaq),  non è stato fermato dal TAR. Però il giudice amministrativo si è riservato di decidere, sulla bontà del nuovo regolamento, entro la prossima primavera. Ed è per questo che, i ricorrenti, 49 associazioni di promozione sociale (Aps), non vogliono sentir parlare di sconfitta.

Un bicchiere mezzo pieno

“Abbiamo ottenuto una sorta di pareggio. Intanto perché il giudice ha riconosciuto la legittimità di noi ricorrenti, che era stata messa in discussione dal Campidoglio” ha spiegato Enzo Annichiarico, il coordinatore dei centri anziani del municipio VII. Sono 15 le realtà presenti in quel territorio e, molte di loro, hanno deciso di sottoscrivere l’iniziativa legale. Perché, ha spiegato Annichiarico “c’è un’ingerenza dell’amministrazione in ciò che le Aps possono e non possono fare. Noi protestiamo per la natura direttiva di questo regolamento che non si ispira, come invece dovrebbe alla legge regionale”.

Perché non piace il nuovo regolamento

Quello che i presidenti dei centri anziani stanno contestando, è la mancata applicazione di un principio costituzionale, quello della “sussidiarietà orizzontale” che ha ispirato anche una delibera di giunta regionale, la 568 del 2021. Quest’ultimo provvedimento, hanno sottolineato i ricorrenti, concede una certa autonomia alle associazioni di promozione sociale. Autonomia che verrebbe messa in discussione dal nuovo regolamento cittadino.

“Viene chiesto di consegnare i verbali dell’assemblea dei soci, quelli del consiglio direttivo, una copia del bilancio, ma tutti questi documenti -ha obiettato il coordinatore dei centri anziani in VII – noi già li mettiamo a disposizione al registro unico a cui le nostre associazioni di promozione sociali, sono tenute ad iscriversi. A che titolo li vuole anche il comune?”

Ma perché in sostanza ci sono tante associazioni sul piede di guerra. Perché, ad esempio, il regolamento capitolino fissa dei paletti come il limite di età per iscriversi ad un Csaq, stabilito in 60 anni, come per la quota massima di 15 euro da versare all’atto di iscrizione. Sono questioni finora stabilite dagli organi interni alle varie associazioni che, evidentemente, non vorrebbero piegarsi a quello che viene vissuto come un “diktat” del Campidoglio.

L'ingerenza contestata al Campidoglio

“Abbiamo ragione da vendere – ha commentato l’avvocato Eugenio Scrocca che sta seguendo il ricorso legale delle 49 associazioni – la regione aveva fissato delle linee guida che il comune sta disattendendo. Tra l’altro non si capisce come sia possibile voler incentivare la fruizione inter generazionale se poi si fissa un paletto di 60 anni all’iscrizione. Il tema è l’ingerenza del Campidoglio a cui chiediamo invece di rispettare l’autonomia del terzo settore. Invece, con il nuovo regolamento, si deve chiedere l’autorizzazione al municipio anche solo per organizzare un semplice corso”. Per questo le associazioni attendono con fiducia la data decisa dal giudice amministrativo, l’8 maggio, per la sentenza di merito. Entro la prossima estate la questione dovrà tornare ad essere affrontata. 
 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Centri anziani, il Tar non spegne le polemiche: “Il nuovo regolamento va rivisto”

RomaToday è in caricamento