Venerdì, 19 Luglio 2024
Il marchio storico / Casal Monastero / Via Fondi di Monastero

Roma si riprende la Centrale del Latte

Parmalat (gruppo Lactalis), dopo la sentenza della Corte d'Appello, restituisce le quote a Roma Capitale che così torna ad essere socio di maggioranza della SpA con oltre l'80%. Il sindaco Gualtieri: "Difendiamo marchio storico"

Le quote della Centrale del Latte di Roma di Parmalat tornano al Comune. Dopo la sentenza della Corte di Appello e nelle more del giudizio ancora pendente in Cassazione, la società del gruppo Lactalis riconsegna la sua quota di maggioranza. Si tratta del 75% che il Comune aggiunge al 6,7 già detenuto. 

La Centrale del Latte torna a Roma

Roma si riprende così la sua Centrale del Latte. "Parmalat ringrazia tutto il personale di Centrale del Latte di Roma, che ha contribuito in tutti questi anni con passione ed entusiasmo al piano di rilancio e poi allo sviluppo dell'azienda", si legge in una nota del gruppo industriale.

“Gli oltre 30 milioni di investimenti distribuiti nel corso di questi 20 anni hanno contribuito, con il lavoro delle persone ed il supporto delle organizzazioni del territorio, a portare Centrale del Latte di Roma ad avere bilanci sempre in utile, garantendo lavoro nella regione Lazio e supporto alla filiera”, afferma Maurizio Bassani, General Manager di Parmalat. "Restituiamo le azioni a Roma Capitale in adempimento spontaneo della sentenza della Corte d'appello, ma continueremo a coltivare i contenziosi pendenti e confidiamo che la Corte di Cassazione accolga le nostre ragioni". 

La restituzione delle quote da parte di Parmalat

Nei giorni scorsi la Giunta Capitolina aveva approvato una Memoria con la quale avviava l'iter per la riconsegna, dopo la sentenza del 2022. Un modo, aveva fatto sapere il Campidoglio, per mettere in atto le attività tecniche e gestionali indispensabili a garantire la continuità industriale e la stabilità economico-patrimoniale. A cominciare dai 162 lavoratori che da più di un anno vivono in bilico in attesa di certezze sul futuro dello stabilimento. Roma Capitale dovrà adesso individuare il nuovo organo di amministrazione, tenendo conto della composizione azionaria. “Una volta definito il quadro giuridico grazie alla sentenza della Cassazione, resta l’obiettivo di costruire una forte partnership con un affermato gruppo industriale che possa garantire lo sviluppo a lungo termine della Società”. 

Perché la Centrale del Latte di Roma ha rischiato di scomparire

Il sindaco Gualtieri: "Difendiamo marchio storico"

“Ora possiamo difendere un marchio storico e individuare la strada migliore per farlo, a seguito delle note sentenze che hanno dato ragione all’Amministrazione” - ha spiegato il sindaco Roberto Gualtieri a margine dell’approvazione della memoria di Giunta. “È il nostro impegno per le garanzie e il rispetto dovuti a milioni di consumatori, a centinaia di allevatori del territorio e agli oltre 160 lavoratori dell’azienda. Manca ancora la sentenza della Cassazione ma, dopo anni di contenziosi - ha proseguito il primo cittadino - Roma Capitale non intende certo perdere tempo ma, anzi, contribuire al rafforzamento della Società anche individuando rapidamente un management di altissima qualità”.

Coldiretti chiede utilizzo latte fresco di Roma e del Lazio

Intanto Coldiretti Lazio ha chiesto un’audizione alla Commissione Trasparenza.“Apprendiamo della riconsegna delle quote da parte di Parmalat, ci sorprende che non sia stata accompagnata anche dal deposito. La produzione di prodotti di alta qualità è preziosa per il nostro territorio e va potenziata, tra questi il latte fresco, di cui Roma e il Lazio sono tra i maggiori consumatori in Italia”, spiega il presidente David Granieri. Il comparto zootecnico del Lazio, offre lavoro a più di 20 mila dipendenti, conta oltre un milione di capi che rappresentano circa il 5% del dato nazionale, con una presenza dell’86% di ovini, caprini, bovini e oltre il 5% di bufalini e il 4% di suini.

“Dobbiamo valorizzare i nostri prodotti Made in Lazio - prosegue Granieri - non è accettabile l’importazione dai paesi del nord Europa, di latte e suoi derivati. Prodotti non soggetti ad alcun controllo in ingresso in Italia, che creano grandi problemi alla nostra economia, a partire da una concorrenza diretta sui costi di produzione. Importazioni che vanno ad incidere anche sui prezzi del mercato”. Coldiretti sottolinea come quello importato non sia mai latte fresco, che in modo intrinseco, contiene il massimo degli elementi nutritivi di alto valore.

“Il latte fresco di Roma e del Lazio rappresenta una distintività della nostra regione e dobbiamo tutelarlo, attraverso strategie di intervento, che ne consentano la valorizzazione. E’ in quest’ambito - conclude Granieri - che rientra la riqualificazione del marchio Centrale del Latte di Roma, che ha un valore riconosciuto da tutti i cittadini della nostra Regione. Occorre avviare un processo di riqualificazione e di restituzione al territorio, che deve vedere gli agricoltori in prima linea in questo percorso, per non perdere l’elemento di traino tra produzione e consumo”. Attualmente sono presenti nel Lazio circa 17 mila aziende zootecniche di cui 1300 ad orientamento latte con oltre 48 mila capi di mucche da latte, oltre 191 mila capi di bovini e 81 mila capi bufalini. Il latte vaccino rappresenta l’88% della quantità totale di latte raccolto nel Lazio.

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